“Il Coronavirus ha stravolto la vita delle nostre parrocchie”

Sono stati mesi duri, quelli del lockdown, per la comunità pastorale di Samarate, ma i volontari sono stati preziosi nel far sentire che le parrocchie erano vicine ai fedeli. Ne abbiamo parlato con don Nicola Ippolito

don nicola Ippolito

«Il Coronavirus è stato un fulmine a ciel sereno: domenica 23 febbraio avevamo celebrato tranquillamente la messa del mattino, mentre quella della sera è stata annullata improvvisamente. Regnava un clima di spaesamento», racconta don Nicola Ippolito della Comunità pastorale di Samarate mentre ripercorre questi tre mesi di quarantena tra le messe in streaming, il valore dei volontari e le incertezze sul futuro.

IL LOCKDOWN

«La vita della nostra comunità cristiana è stata sconvolta nei suoi ritmi naturali: l’oratorio e la catechesi sono stati sospesi, noi preti non potevamo far più visita ai malati», continua il parroco, mentre sottolinea che, più di tutti gli aspetti, è venuta meno la relazione, così importante nella vita cristiana. «Abbiamo cercato di recuperare con gli strumenti digitali: le catechiste si sono impegnate molto nel raggiungere i bambini e i ragazzi, mentre noi abbiamo avviato le messe in streaming, che però rimangono una soluzione d’emergenza. La messa in presenza non può essere sostituita, perché viene a mancare la relazione umana».

«L’aspetto più pesante è stato sicuramente quello dei funerali, il non poter accompagnare le famiglie dei defunti nel percorso del lutto: potevamo solo fare una benedizione veloce al cimitero. In quei momenti hanno vissuto davvero la solitudine in tutta la sua essenza», spiega don Ippolito. «Per me è stata una sofferenza. Ricordo il funerale di una persona malata di Covid-19: tutta la famiglia era a casa in quarantena, c’eravamo io, quelli delle pompe funebri e un amico che filmava la cerimonia per i famigliari».

Che impatto può avere, per un credente, un funerale così? «Allargo la prospettiva a tutti gli uomini, perché si tratta proprio di un problema antropologico. Il funerale è un momento di passaggio che serve alle persone per mettersi di fronte alla morte e condividere il dolore per la persona defunta».

IL VOLONTARIATO

I volontari delle quattro parrocchie della comunità, però, non si sono arresi e hanno fatto la loro parte per aiutare i più deboli. «L’aiuto alle famiglie bisognose non solo non si è fermato, ma è anche aumentato: alcune famiglie erano in difficoltà e i nostri volontari si sono uniti alla Protezione Civile nella distribuzione dei pacchi alimentari. Abbiamo aiutato circa 240 persone tra tutte le frazioni: hanno vissuto un vero e proprio disagio, tra chi non ha un reddito fisso e chi ha accesso agli ammortizzatori sociali ma non ha ancora ricevuto nulla di concreto».

Un servizio importante che ha continuato in questi mesi è stato il doposcuola. «Nelle nostre parrocchie è attivo già da un anno: molti volontari si sono attivati e hanno aiutato i ragazzi via Zoom», spiega don Nicola.

Proprio in questo frangente si sono scoperte alcune criticità: «Abbiamo cercato di fare da punto di raccordo tra gli studenti e la scuola – continua il parroco – ma era difficile se loro erano sprovvisti di pc o di stampanti per eseguire i compiti che venivano loro assegnati. Così prima di tutto ci siamo attivati per il servizio fotocopie, supportati dai volontari della Protezione Civile, che si occupavano delle consegne». Quanto alle famiglie sprovviste della “materia prima” per la didattica a distanza, «Abbiamo acquistato, attingendo ai fondi della parrocchia o tramite le donazioni, dei tablet da dare ai ragazzi, circa 23, in comodato d’uso perché potessero studiare e misurarsi con la didattica a distanza allo stesso livelli dei compagni di scuola».

«Ero a casa e avevo poco lavoro, così ho deciso di aderire al doposcuola», racconta Stefanie Vismara, «visto che Rama Ottini, che gestisce tutto il servizio parrocchiale, era un po’ in difficoltà». Così Stefanie ha seguito, a distanza, due sorelle di quinta e terza elementare (Bineta e Daba): «Sono stata accolta proprio da una bella famigliola senegalese e ho aiutato le due sorelle nei compiti, che le maestre assegnavano in gran quantità». Per Vismara questo servizio si è rivelato molto strategico, visto il periodo difficile sia per le famiglie sia per le insegnanti: «L’esperienza è sicuramente positiva. Negli anni passati ho dato ripetizioni di matematica ai ragazzini delle medie, ma non ero mai stata volontaria del servizio doposcuola, è stata la mia prima volta. Continuerò di sicuro ad aiutarle perché ormai mi sono affezionata».

LA RIPRESA

Da una settimana, ormai, sono ripartite le messe e i funerali nella normalità. «I primi a riprendere sono stati i funerali, senza la restrizione del numero dei partecipanti». «Da lunedì 18 maggio abbiamo ripreso le messe attuando le regole del Dpcm: risistemazione delle panche ben distanziate e il numero massimo dei fedeli che possono stare in chiesa». Delle quattro parrocchie, i parroci hanno deciso di tener chiuse le due chiese più piccole, quella di San Giuseppe a San Macario e quella di Cascina Costa.

«Nei giorni feriali la gente era poca e rispettosa delle norme. Questo weekend sarà il vero test: abbiamo i volontari e la Protezione Civile perché l’afflusso avvenga in maniera sicura. Invito comunque le persone anziane o malate a continuare a seguire le messe in streaming».

Tra questi volontari c’è Rocco Violi, impegnato nell’aiuto della gestione del flusso durante i riti religiosi: «Lo scorso weekend abbiamo disposto le panche e abbiamo segnato i posti in cui si può sedere: le famiglie potranno occupare una panca; se sono sconosciuti dovranno sedersi ai due estremi. Abbiamo eliminato all’incirca la metà dei posti».

Ci saranno dei volontari all’ingresso – non controlleranno, però, la temperatura -, mentre altri accompagneranno i fedeli alle panche per garantire la corretta occupazione dei posti. «In tutto saremo venti volontari distribuiti sulle messe del weekend, una del sabato e quattro nella giornata di domenica». «Sono sicuro che la gente collaborerà. Forse sarà difficile all’inizio per qualche anziano, che già durante il lockdown erano tra i più indisciplinati».

Il vero punto di domanda, spiega don Nicola, sarà l’oratorio feriale. «Le indicazioni da parte della Regione devono ancora arrivare; certamente non si potrà replicare quanto fatto l’anno scoro ma è ancora prematuro pensare a una modalità concreta. Alcune soluzioni, però, non aiuterebbero del tutto le famiglie con i genitori che lavorano a tempo pieno in settimana». C’è anche la questione della responsabilità, molto delicata: «Bisognerà chiarire anche riguardo agli animatori adolescenti: non sappiamo se possiamo tenerli o se dovranno essere solo utenti». Dipende, spiega il prete, dalla responsabilità «cui li esponiamo».

 

 

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 23 Maggio 2020
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