Cemento e azione di responsabilità di Amsc, i due “nodi” dell’inchiesta a Gallarate

Nel nuovo filone dell'inchiesta ci sono anche il sindaco Cassani e del suo vice di allora, Moreno Carù: sono chiamati in causa su due punti specifici

La nuova giunta di Andrea Cassani

Cemento ed ex municipalizzata, intorno a questi due elementi ruota la “fase due” dell’inchiesta Mensa dei Poveri, messa nero su bianco con l’avviso di conclusione indagini che fa il punto e inserisce, tra  gli indagati, anche nuove figure, tra cui il sindaco Andrea Cassani e l’ex vicesindaco Moreno Carù (Forza Italia, poi sostituito da Francesca Caruso, a seguito del rimpasto-bis di Cassani).

La notizia che Cassani fosse indagato risale al novembre del 2019, e già allora era emerso che l’ipotesi era di turbativa d’asta e legata alla grande partita di Amsc, la società partecipata comunale: l’obbiettivo strategico del “gruppo Caianiello” era quello di fermare l’azione di responsabilità avviata dall’amministrazione Guenzani nei confronti dei vecchi vertici di Amsc, capitanati appunto da Nino Caianiello.

Secondo gli elementi raccolti dalla Procura, “tramite collusioni ed altri mezzi fraudolenti” i vari indagati – tra cui appunto Caianiello e il sindaco Cassani – puntavano a “predeterminare l’esito della procedura negoziata, bandita dal comune di Gallarate, per l’affidamento dell’incarico di redazione di uno studio giuridico-legale e di un parere pro-veritate in favore degli avvocati Strampelli e Cerami. Era il parere pro veritate di cui si discuteva già nel 2016, appena insediata l’amministazione Cassani.

Una vicenda che si concluse con un violento attacco di Forza Italia al Pd (poche settimane prima dalla discovery dell’inchiesta “Mensa dei poveri”) ai protagonisti dell’amministrazione guidata da Guenzani, accusati di aver creato il problema con l’azione di responsabilità del Comune nei confronti degli ex-amministratori di Amsc dell’era Caianiello.

I magistrati inquirenti scrivono che “mediante accordi previamente intervenuti tra Caianiello, Bilardo, Cassani, Besani e Carù tesi a condizionare l’esito della gara, per il tramite del dirigente Colombo, allo scopo di ottenere un parere legale compiacente che potesse supportare la revoca dell’azione di responsabilità intentata dalla precedente giuntadel comune di Gallarate nei confronti degli ex amministratori della società partecipate Amsc e di Seprio Real Estate, tra cui Caianiello, Besani e Bellora, quest’ultimo suocero del sindaco Cassani” (Bellora non è indagato, va precisato).

Cassani aveva già sostenuto che si trattava di una gara pubblica e in effetti i magistrati sottolineano appunto che l’operazione sia stata portata a termine tramite il condizionamento del dirigente comunale: fu infine accolta l’offerta di Cerami-Strampelli che pure era secondo i magistrati “la più onerosa per l’amministrazione”.

Inchiesta mensa dei poveri, le manovre sul Pgt di Gallarate

L’altro capitolo è invece il cemento. Cioè la procedura per la Variante al Pgt, attraverso cui mettere mano alla precedente Variante (adottata dal centrosinistra) che in particolare tutelava la zona Sud della città.

Anche in questo caso l’interesse preminente era quello del “gruppo Caianiello”, che operava attraverso Forza Italia ma che – è sempre la tesi dei magistrati inquirenti – avrebbe trovato sponda in Cassani.

L’obbiettivo restava, “a prescindere dal formale ed apparente espletamento della gara”, quello di assicurarsi “l’aggiudicazione sarebbe comunque avvenuta in favore di un soggetto scelto in quota del partito di Forza Italia”. Un obbiettivo raggiunto mediante l’affidamento della redazione della Variante al “raggruppamento di professionisti facente capo a Giuliani Massimo”.

L’operazione secondo i magistrati avrebbe coinvolto Caianiello, Petrone, Bilardo ma anche lo stesso Cassani: l’elemento a sostegno – anche questo già emerso e contestato dal sindaco – restano le parole di Alberto Bilardo, secondo cui il primo cittadino avrebbe ammesso con una frase di essere a conoscenza dell’operazione (Cassani e il suo legale considerano la dichiarazione una calunnia, vale a dire una accusa falsa davanti all’autorità giudiziaria).

La scelta “pilotata” del gruppo di professionisti incaricati della redazione del Pgt sarebbe la “madre” di altre manovre finite nell’inchiesta, dai progetti edilizi su via Mazzini all’operazione per un nuovo supermercato in via Torino.

Il sindaco Cassani, scrivono i magistrati inquirenti, non avrebbe avuto in questo caso un vantaggio economico immediato nella partita (a differenza di altri indagati) ma “avrebbe maturato un credito per l’ottenimento di un successivo incarico in favore del partito della Lega”.

Nel frattempo la maggioranza di Cassani è rimasta compatta e il percorso del Pgt è arrivato quasi a conclusione: venne infatti approvato nel primo passaggio in consiglio comunale, la prima ondata di arresti arrivò – maggio 2019 – alla vigilia del secondo passaggio in consiglio comunale e dell’entrata in vigore del Piano. Che invece poi fu ritirato, essendo da subito apparso come frutto di manovre poco limpide.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 Giugno 2020
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