La lunga vita di Maria lungo il Ticino: la prima abitante di Castelnovate a compiere 100 anni

La storia di una donna che ha attraversato tutti gli avvenimenti epocali del Novecento in un paesino affacciato sulla valle del Ticino

Maria 100 anni

La storia d’Italia vissuta in un piccolo paese affacciato sul Ticino. Due guerre mondiali, il fascismo, l’apprensione per il compagno partito a Rodi per combattere. Con uno sguardo pieno di amore per l’amato “fiume azzurro”.

Il 26 giugno Maria ha compiuto 100 anni. È la prima castelnovatese a raggiungere questo importante traguardo. Anche se non abita più qui, è dove risiede il suo cuore, dove «forse tornerò a riposare in eterno». Perché «quando nasci a Castelnovate, appartieni a “Castelnüa” per sempre».

Roberto Nerviani, sindaco di Vizzola Ticino – comune di cui fa parte Castelnovate – ha voluto fare i suoi sentiti auguri per la donna, portatrice di memorie ormai presenti sui libri di scuola.

Memorie preziosissime, che il nipote ha voluto trascrivere e inviare al nostro giornale.

«Mi chiamo Maria – si legge nel racconto scritto dal nipote -. Sono nata a Castelnovate di Vizzola Ticino il 26 giugno del 1920 in una famiglia speciale, la mia. Oggi sono la prima donna castelnovatese ad aver compiuto 100 anni. Sono la prima della mia storica famiglia, che con i Gorlini e i Vanoni hanno sempre convissuto qui».

«L’Italia era nel bel mezzo del tumultuoso periodo che seguì la prima guerra mondiale e che avrebbe fatto da preludio al fascismo. Mio padre, Daniele Garatti, gestiva la trattoria-bar del paese, il “Regina”, a cui era associata anche una rivendita di alimentari. Tutti lo conoscevano, perché era solito andare a caccia con il suo amato barboncino Dedé».

«Mia mamma, Lucia Bolamperti, gli era subentrata negli anni della “Grande guerra”, quando lui era al fronte, con l’aiuto dei miei fratelli, Aldo e Regina (detta “Ginetta”), nati rispettivamente nel 1905 e nel 1908. Mio nonno, Stefano Garatti, lo conoscevano tutti: era stato il sindaco del paese. La mia infanzia è stata serena e felice, tra una mattina a scuola e un pomeriggio in bicicletta su e giù per la scarpata della valle del Ticino. Il mio amato “Fiume azzurro” mi sarà amico e compagno per tutta la prima parte della mia vita, al punto che dal 1955 al 1976 ho vissuto sulle sue sponde a Porto della Torre».

«Avevo 20 anni, quando è scoppiata la seconda guerra mondiale. La vita cambiò da un giorno all’altro: tutto si fece più complicato e difficile. Il mio amato Marino partì per la guerra, alla volta dell’isola di Rodi: sarebbe rientrato solo nel ‘44, a guerra quasi finita. All’epoca, il nostro piccolo paese era spesso meta di tedeschi, partigiani, fascisti e inglesi, che passavano per l’osteria di mio padre, mentre scendevano al porto di Castelnovate, uno dei pochi passaggi sicuri sul Ticino che portavano in Piemonte».

«Furono anni fatti di istanti: la quotidianità era spesso interrotta dagli episodi tragici del conflitto. Si passava da una cena serena e tranquilla in famiglia alle brutalità dei bombardamenti e delle esecuzioni sommarie. Una volta terminata la guerra, nel ‘47 mi sposai con il mio amato Marino nella chiesa di Castelnovate, proprio a fianco dell’antica corte dove ero nata 26 anni prima. In quel momento mi ripromisi che sarei tornata a godere della tranquillità di quel piccolo borgo, che sa di storia e che tanto ho amato».

«Non sono più tornata a vivere tra quelle strade strette e scoscese, dove è rimasto il mio cuore, forse ci tornerò per riposarvi in eterno, se il destino me lo permetterà, perché, in fondo, quando nasci a Castelnovate, appartieni a “Castelnüa” per sempre».

di caccianiga.marco@yahoo.it
Pubblicato il 08 Luglio 2020
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