Omotransfobia, Giovanni Boschini (Arcigay): “In Italia c’è una visione arcaica di società”

Sabato si riuniranno a Busto Arsizio gli oppositori del ddl Zan che equipara l'omotransfobia ad altre forme di discriminazione. Il presidente di Arcigay Varese smonta alcune bufale

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Sabato a Busto Arsizio e in altre piazze d’Italia si terrà una manifestazione dal titolo “Restiamo Liberi”, organizzata da diverse sigle pro-vita e vicine al Popolo della Famiglia contro il disegno di legge Zan per equiparare i reati di omotransfobia a quelli commessi per discriminazione razziale, etnica o religiosa.

Abbiamo voluto far commentare la manifestazione a Giovanni Boschini, presidente dell’Arcigay di Varese, che proprio con il sindaco di Busto Arsizio, in passato, ha polemizzato per il mancato patrocinio gratuito del Comune al Gay Pride di Varese.

Presidente Boschini i fautori della manifestazione si chiedono se, dopo l’approvazione di questo disegno di legge, sarà possibile per chi gestisce una palestra vietare, ad un uomo che si “si sente donna”, l’ingresso nello spogliatoio delle donne? Sarà ancora possibile per un sacerdote insegnare la visione cristiana del matrimonio? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell’utero in affitto è un abominio o dirsi contrari alla legge sulle unioni civili? Loro dicono di no.

«E io dico di sì. Si tratta di bufale colossali. Il disegno di legge in questione non comprime nessuna libertà di opinione mentre invece mira a tutelare le vittime di discriminazioni. Certamente non si potrà più pensare di insultare liberamente un omosessuale. Siamo tra i pochi paesi in Europa a non avere una legge di questo tipo. Potranno continuare a dire che le unioni civili sono il male, che l’unica unione possibile è quella tra uomo e donna, nessun gay entrerà nello spogliatoio delle donne e viceversa e i sacerdoti potranno continuare ad insegnare la loro visione cristiana del matrimonio. Esempi ridicoli come quello del bagno delle donne servono solo a mistificare e a creare allarmismo ingiustificato».

Perchè in Italia c’è bisogno di una tutela maggiore delle persone lgbtq?

«Negli ultimi anni c’è stato un aumento delle segnalazioni di casi di violenza. Soprattutto dopo l’approvazione delle unioni civili abbiamo assistito ad una recrudescenza delle violenze fisiche. A livello generale questo istituto è stato accettato ma chi è contro si è un po’ incattivito. Anche in provincia di Varese abbiamo accompagnato ragazzi e ragazze in questura per denunciare e non mancano atti di omofobia anche in ospedale, come è successo a Cittiglio nelle scorse settimane. Nel lavoro, nello sport, un po’ in tutti i settori c’è grande pressione sulla comunità Lgbtq».

Perchè in Italia c’è questa forte resistenza, soprattutto nella destra, ad accettare l’esistenza del problema? E come ragionano le destre in Europa?

«La destra italiana non è come molte altre in Europa. Boris Jhonson, ad esempio, festeggia il Pride, per dirne una. In Italia l’omosessualità è ancora considerata immorale e aberrante, una condizione che deve essere vissuta nelle mura di casa in modo che nessuno possa vedere. Non c’è nulla di moderno e liberale in questo modo di vedere la questione. Basti pensare che sono anni che il sindaco di Busto Arsizio e presidente della Provincia, Emanuele Antonelli nega il patrocinio gratuito alla giornata contro l’omofobia».

Perchè questo disegno di legge è importante?

Perchè contiene anche alcune pratiche positive. Nel ddl Zan sono previsti anche fondi per creare dei rifugi per chi viene ripudiato da genitori o parenti e posso assicurarvi che i casi non sono pochi. Alcuni li abbiamo seguiti come Arcigay anche in provincia di Varese».

Ci sarà una vostra contro-iniziativa?

«Non in questo caso specifico. Come Arcigay siamo impegnati in una campagna di iniziative per sensibilizzare sul ddl e per spiegare che non c’è nessun bavaglio».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 07 Luglio 2020
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