“Giovinette”: quando il calcio femminile sfidò il fascismo

Libri di sport - Il volume della giornalista Federica Seneghini raccolta la storia di un gruppo di ragazze che nel '33 crearono una squadra di calcio femminile "clandestina"

copertina libro giovinette speciale uisp

Un gruppo di ragazze e i loro sogni, in un’epoca in cui era difficile sognare ed essere donne libere. Un’impresa sportiva e due simulacri da violare, il fascismo e il calcio. “Giovinette – le ragazze che sfidarono il duce” della giornalista Federica Seneghini (ed. Solferino, 2020) racconta in forma romanzata l’avventura di alcune ragazze milanesi che decisero di formare una squadra di calcio femminile e andare controcorrente per una scelta di libertá.

Quasi novant’anni dopo stiamo per assistere alla prima partita di calcio femminile giocata a San Siro, sì proprio a Milano, dove nacque e si sviluppò il primo esperimento di calcio femminile, raccontato dal libro di Seneghini. Infatti, lunedì 5 ottobre il posticipo della quarta giornata di Serie A femminile tra Milan e Juventus si giocherà allo stadio Giuseppe Meazza di Milano, che ospiterà così la sua prima partita femminile in 94 anni di storia. Dopo lo stadio Artemio Franchi di Firenze e l’Allianz Stadium di Torino, il Meazza sarà il terzo grande stadio italiano a ospitare una partita di Serie A, il cui campionato 2020/2021 è iniziato lo scorso 22 agosto. Dopo tre giornate disputate Milan, Juventus e Fiorentina si trovano in testa alla classifica a punteggio pieno, seguite a due punti di distanza dal Sassuolo.

Vedere le donne al centro di uno dei templi del calcio mondiale è una buona occasione per andare a cercare le radici di questo movimento e di questa passione. Le sfide dell’autrice sono molte, per diversi motivi. Il primo: sceglie lo sport, un genere narrativo non fortunato, almeno in Italia, capace però di imprevedibili chiaroscuri sociali. E la Seneghini ce lo dimostra. Secondo: le sue eroine sono invisibili, per il regime, per lo sport, per la società del tempo e per la Chiesa. Terzo: non c’è il lieto fine.

La vicenda si svolge nel 1933, l’anno delle ultime elezioni libere in Germania e del rogo nazista dei libri nella BabelPlatz di Berlino, XI dell’era fascista in Italia. Le donne sono relegate dal regime ad un ruolo subalterno, procreazione e cura domestica. Ma un gruppo di ragazze dell’Istituto magistrale milanese “Rosa Molteni Mussolini” non ci stanno, e arrivano ad un passo dalla prima vera partita contro un’altra squadra clandestina, l’Alessandria.
Prima snobbate dal regime, poi tollerate ed infine bloccate dal divieto “perentorio” del Coni di Starace di tenere esibizioni pubbliche di calcio femminile. Alla fine dell’anno l’avventura terminò così e il calcio femminile tornò nell’oblio per trent’anni.

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Pubblicato il 30 Settembre 2020
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