“Nessuno può prevedere cosa succederà per il Covid. La scuola è un punto interrogativo”

Il professor Paolo Grossi, primario di malattie infettive all'ospedale di Varese, non ha mai pensato che il Covid fosse scomparso. Ribadisce la sua ricetta semplice per affrontare la vita con serenità

coronavirus

I numeri sono tornati a salire. Così come i ricoveri. Ma non si dovrà più rivivere l’incubo della primavera scorsa e, per scongiurarlo, bastano tre semplici attenzioni: distanziamento, mascherina e igiene delle mani.

A ribadire l’unica e certa ricetta per la prevenzione è il professor Paolo Grossi, primario della clinica di malattie infettive all’ospedale di Varese e membro del Comitato tecnico scientifico di Regione Lombardia : « Stiamo registrando diversi focolai. Si tratta per lo più di vacanzieri di rientro da località dove il virus è circolato molto. La gran parte sono pazienti “paucisintomatici” ma cominciamo a vedere un rialzo della curva di ricoveri nelle terapie intensive. Insomma, malgrado qualche collega per scopi a me ignoti abbia affermato che il virus era morto, devo ricordare che questo coronavirus è presente e continua a provocare infezioni che sono nell’85% dei casi di lieve entità ma, nella restante parte, di gravità crescente».

Il professor Grossi, che segue l’andamento della pandemia a livello mondiale e gli sviluppi scientifici della ricerca, ammette che è tutto molto nebuloso : « È difficile fare previsioni e individuare l’andamento dei contagi. Ancora oggi non sappiamo perchè il Covid scateni una reazione grave e molto grave in alcuni soggetti mentre in altri si presenti in modo innocuo. Così, non possiamo che invitare tutti a tenere comportamenti responsabili e rispettare le regole che sono semplici e di buon senso. Non dobbiamo smettere di vivere, non dobbiamo isolarci e chiuderci in casa. La nostra socialità deve continuare normalmente. Ma teniamo le distanze, oltre il metro, indossiamo la mascherina, quando non è possibile questo distanziamento o in luoghi chiusi, laviamoci frequentemente le mani».

Paolo grossi

Evitare di contrarre il virus, quindi, è possibile e non è complicato: « La riapertura delle scuole è un grosso punto interrogativo. Chiedere ai bambini di stare distanti non è per nulla semplice. Gli adolescenti, poi, sono portati a essere un po’ spavaldi. Ma qui si gioca una partita importante: i giovani non si ammalano gravemente ma sono veicoli di infezione verso famigliari o amici più a rischio. Io invito il mondo della scuola a fare la propria parte con grande senso di responsabilità, lo stesso che devono avere gli studenti».

L’esperienza accumulata, la grande attività di indagine e di tracciamento per individuare e contenere i focolai, la disponibilità di strumenti di protezione inducono a ritenere che il passato non ritornerà: « Tempo, però, che con i primi freddi e l’arrivo dei virus endemici del raffreddore o delle para influenze si scateni il panico. Temo un assalto al pronto soccorso di gente preoccupata per un raffreddore. L’arrivo dell’influenza è spostato più avanti, solitamente verso gennaio: ma è importante e strategico fare la vaccinazione. Noi abbiamo un tasso di adesione molto basso tra le fasce a rischio a cui il vaccino è riconosciuto gratuitamente. Quest’anno il mio invito è quello di aderire il più possibile alla campagna vaccinale, per evitare situazioni di ansia ma anche per evitare una malattia di per sé fastidiosa, anche se non grave».

Il Covid c’è, continua a circolare e non è meno virulento del passato: dalla nostra abbiamo le mascherine e la capacità di distanziarci e curare l’igiene personale: « Non viviamo con l’incubo: la mascherina va usata se si è tra la folla: se sono solo e cammino all’aria aperta è inutile. Serve a proteggere gli altri ed è uno strumento di tutela sociale. Devo riconoscere che i varesini si stanno comportando con grande senso di responsabilità e mi auguro che continuino a farlo. Ci vuole davvero poco per tornare a vivere senza affanno».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 09 Settembre 2020
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