All’ospedale di Varese si raccoglie e sperimenta il plasma iperimmune contro il Covid

Il centro trasfusionale dell'Asst Sette Laghi è stato individuato dalla Commissione europea per coordinare l'attività di raccolta, trasformazione e stoccaggio. Il professor Grossi fa parte del gruppo di ricerca chiamato a verificare l'efficacia del trattamento con gli anticorpi

Una banca del sangue importante, incaricata di fornire ogni tipo di emoderivato. È nel centro trasfusionale dell’ospedale di Varese la regia italiana della raccolta di plasma iperimmune sostenuta dalla Commissione europea. Bruxelles ha affidato proprio alla dottoressa Rosa Chianese la raccolta, la lavorazione e lo stoccaggio di sacche ricche di anticorpi al SarsCoV2.

ALL’OSPEDALE DI VARESE LA CABINA DI REGIA DELLA RACCOLTA IN ITALIA
«Siamo il centro di coordinamento della rete italiana – spiega la d.ssa Chianese responsabile del Centro – per i progetti a breve, medio e lungo termine: dall’utilizzo immediato sino all’eventuale estrazione di immunoglobuline per la realizzazione di farmaci specifici. Il punto fondamentale , però, è che la scienza non ha ancora validato alcun impiego di questo emoderivato nel percorso terapeutico del COVID-19. Gli studi sono in corso e c’è bisogno di tempo, approfondimenti, verifiche, sperimentazioni. E attualmente non esiste alcun protocollo validato. Diciamo che l’uso del plasma iperimmune non è un’invenzione di questa pandemia. Esistono precedenti per la cura di altri virus che ci fanno propendere per una possibile efficacia, ma il caso specifico legato al SarsCoV2 è ancora tutto da definire. Quindi noi stiamo lavorando “come se” ci fosse già un percorso, proprio perché, quando saranno conclusi gli studi, saremo pronti a dare ciò che serve».

I TEMPI LUNGHI DELLA SCIENZA
Il progresso scientifico ha bisogno di un processo lungo, esami e validazioni, un percorso complesso che non si concilia con l’urgenza dell’emergenza pandemica, che è emergenza proprio perché affronta uno scenario nuovo e mai accaduto prima.

LA SPERIMENTAZIONE TSUNAMI A CUI PARTECIPA IL PROF. GROSSI
L’ospedale di Varese partecipa a una di queste indagini scientifiche “randomizzate” ( metodo classico usato scientificamente) con il professor Paolo Grossi, primario di malattie infettive all’ospedale di Varese, che è nel comitato nazionale promotore della sperimentazione denominata “Tsunami”, sotto la direzione dell’istituto superiore di sanità e approvata dal Comitato etico nazionale dello Spallanzani: «Fino a oggi, sono stati sottoposti a trattamenti con il plasma iperimmune 378 pazienti – spiega il primario varesino – L’obiettivo è di 480, quindi siamo quasi in dirittura d’arrivo. Al Circolo, al momento, non siamo ancora partiti perchè il Comitato etico aziendale ha rallentato il processo di adesione. Spero di poter partecipare a questo progetto anche come clinico, oltre che come scienziato».

La ricerca sul Plasma Iperimmune a Varese

IL PLASMA NON E’ EFFICACE QUANDO LA SITUAZIONE E’ MOLTO GRAVE
Una volta completata la sperimentazione clinica, gli specialisti analizzeranno i risultati per capirne l’effettivo valore terapeutico: «Sappiamo che il plasma non ha effetto quando il corpo ha già messo in atto la sua reazione immunitaria e le condizioni de paziente sono compromesse. Lo studio quindi si concentra sulla fase iniziale della replicazione virale. I pazienti a cui chiediamo di aderire al progetto sono allo stadio iniziale della polmonite interstiziale. Non ci sono altre condizioni previste se non la fase della malattia».

COME FUNZIONA LA SPERIMENTAZIONE TSUNAMI
Il plasma che viene somministrato è particolarmente ricco di anticorpi e la sua composizione viene analizzata attraverso un sofisticato percorso di indagine svolto solo in due laboratori in Lombardia. Quando i pazienti del professor Grossi aderiranno al progetto tsunami riceveranno campioni di plasma iperimmune stoccati a Varese e validati da uno dei due laboratori autorizzati: «cerchiamo un grado di presenza anticorpale elevato per avere risposte certe e indicative, dati i tempi molto stretti in cui ci troviamo a lavorare» spiega il professor Grossi.

IL RECLUTAMENTO DEI DONATORI VOLONTARI
La dottoressa Chianese e la sua equipe, dunque, stanno invitando tutti gli ex ammalati, ormai guariti, disposti a donare il sangue. Non tutti sono donatori perché sono richieste determinate caratteristiche che emergono inizialmente da un colloquio e poi da test ematici: solo chi ha il tampone negativo e una concentrazione anticorpale superiore a 160 rientra nelle linee guida che il laboratorio segue.

La ricerca sul Plasma Iperimmune a Varese

CENTINAIA LE CANDIDATURE A CUI SI DARA’ RISPOSTA
In questa seconda fase pandemica il territorio varesino è stato molto colpito: centinaia sono le candidature da parte di volontari desiderosi di donare il plasma: « una bella dimostrazione di generosità a cui noi risponderemo. Chiameremo tutti ma abbiamo tempi dilatati perché la procedura è lunga e possiamo invitare in laboratorio per il prelievo non più di 6/8 pazienti al giorno». La dottoressa Chianese però assicura che tutti i candidati verranno contattati: questo è il momento per raccogliere e stoccare quel plasma ricco di anticorpi che, comunque, non è facile da trovare: non basta aver avuto la malattia, ma occorre che il proprio corpo abbia reagito in una determinata maniera.

QUANTO DURA LA CARICA ANTICORPALE?
Ed è proprio questa reazione che fa la differenza: « Non sappiamo quanto durino gli anticorpi e da cosa dipenda la concentrazione – racconta la dottoressa – fa tutto parte degli studi in corso. Da parte nostra abbiamo degli standard definiti dai protocolli e la ricerca è dettata da quelle indicazioni».

Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma il presente si muove per non farsi trovare impreparato domani.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 28 Novembre 2020
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