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Focolaio nel carcere di Busto Arsizio, già 22 detenuti positivi. Gli agenti chiedono più tamponi

La denuncia del sindacato Sappe che chiede più attenzione da parte delle autorità sanitarie alla casa circondariale, ai detenuti ma anche agli agenti della Polizia Penitenziaria

Focolaio nella Casa Circondariale di Busto Arsizio. Gli agenti chiedono più test ANTICOVID e formazione per prevenire il rischio di contagio

Pasquale Consentino e Seby Mangiafico, delegati del sindacato Sappe di Busto Arsizio, lanciano l’allarme il giorno dopo l’inizio dello sciopero della fame di alcuni detenuti e dopo l’audizione del responsabile regionale del Dap: «Anche il carcere di Busto Arsizio è diventato un focolaio. Ad oggi sono 22 i detenuti positivi al tampone e si attendono altri esiti. Il Sappe, sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, da diverso tempo denuncia la mancanza di screening sul Personale di Polizia Penitenziaria».

L’unico controllo effettuato – raccontano i due sindacalisti – risale al mese di luglio in piene ferie estive e che quindi gran parte degli agenti non si è potuto sottoporre ai test. Da luglio in poi nessun controllo se non sporadici tamponi a seguito di contatti esterni: «Oggi finalmente è iniziato lo screening agli agenti ma si è dovuto aspettare che il Sars cov2 saltasse la cinta di via per Cassano. La nostra organizzazione è a conoscenza della battaglia portata avanti dal direttore e dal Comandante affinché fossero effettuati i test sugli agenti ma nessuno dall’area sanitaria interna, tantomeno l’ente sanitario territoriale hanno mosso un solo tampone. Oggi nella speranza che il focolaio possa spegnersi, chiediamo a gran voce che vengano effettuati controlli periodici sugli agenti operanti come sui detenuti» – proseguono.

I sindacalisti proseguono nel descrivere la situazione di difficoltà che si sta vivendo nel carcere di Busto Arsizio: «Forse il fato o la negligenza hanno fatto anticipare i tempi dell’apertura di una sezione covid già prevista dal provveditorato regionale perché il virus ha fatto il suo ingresso non come da programma. Per una sezione dedicata ad alto rischio contagio serve personale formato e preparato. Ad oggi nessun corso di prevenzione è stato istituito per preparare la Polizia Penitenziaria e oggi ci troviamo a indossare e togliere DPI senza saper come vanno indossati, come vanno tolti e soprattutto come svolgere la propria funzione davanti ad un detenuto affetto da Covid».

In conclusione i membri del Sappe sottolineano: «Non è il momento di fare polemica o cercare colpevoli. Questa è una guerra che va combattuta con dovere e collaborazione. L’unica cosa che chiediamo sono i controlli e la formazione del personale. Sicuramente non saranno totalmente efficaci ma serviranno a rallentare e contenere il rischio di contagio in un ambiente dove la sola distanza e una mascherina non basta».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 Novembre 2020
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