Varese News

Il pilone

di Giangiacomo Furù

Il racconto della domenica

Franz aveva il fisico del pilone, ma a rugby non aveva mai giocato, le gambe corte, l’epa straripante, più largo che alto come si dice, era come un pilone degli anni cinquanta, o di quelli che ancora si vedono sui campi di periferia e sembrano negati a qualsiasi tipo di sport, e invece il rugby, nella sua onniscienza, tira fuori da questi uomini il meglio che lo spirito può esprimere, perché il rugby è grande, e anche questi uomini lo sono, e la loro anima è semplice… e il percorso di tutti è di passare dalla condizione di bambino a quella di adolescente, e poi di giovane, di adulto e di vecchio, per tornare alla fine, nella totale realizzazione, bambino, e invece questi esseri straordinari la condizione primaria non l’hanno mai lasciata, e solo quelli che della vita non hanno afferrato l’essenza, i materialisti intendo, li deridono per la loro ingenuità, e certo che ingenui lo sono proprio e ti fanno ridere per questo, ma per uno che scrive e si muove nella fantasia e cerca personaggi come il pescatore il pesce o l’aguzzino la vittima, è formidabile ritrovarseli lì davanti, e sono loro la realtà, e non quelli che pensano di esserlo per la boria, i vestiti perfetti, le frasi imparate a uno stage di relazioni interpersonali e postate su instagram… e Franz, il nostro vecchio Franz, del giocatore di rugby, oltre che il fisico, nutriva l’amore per la birra, era un pilone di periferia, e non so, fra una bella donna e un boccale di birra, cosa avrebbe scelto, io penso la birra, anche se lui diceva sempre di no, e alla fine avrebbe afferrato a due mani quel boccale, con tutta quella schiuma, quel colore e quel sapore, quella freschezza che scende e rende umida l’anima, umida ma calda, come l’acqua e il fuoco… che buona, Dio, come è buona la birra.

Racconto di Giangiacomo Furù, disegno di Renato Pegoraro

TUTTI I RACCONTI DELLA DOMENICA

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Pubblicato il 29 Novembre 2020
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