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Lockdown, a Busto Arsizio i commercianti sperano: “Soffrire oggi per un Natale tranquillo”

Tra rassegnazione e speranza i negozianti si preparano a stringere i denti per le prossime due settimane. Chi spinge sull'e-commerce e chi sta per alzare bandiera bianca, bar e ristoranti sperano di tamponare con l'asporto

centro busto arsizio 5 novembre 2020

Gli operai dell’impresa che sta montando le luminarie natalizie proseguono nel loro lavoro in piazza Santa Maria, gli alberelli di Natale sono stati posizionati vicino agli ingressi dei negozi, il sole scalda la passeggiata di centinaia di bustocchi che affollano il centro e i tavolini dei bar sono occupati da capannelli di sorseggiatori di caffè ma l’aria non è quella della festa che si avvicina. Tutti sembrano essere consapevoli che il sacrificio richiesto in questo momento possa servire ad avere un Natale senza troppe restrizioni.

Nei negozi poche persone e tra i commercianti c’è chi si organizza per affrontare una nuova chiusura di almeno 15 giorni come può e c’è chi pensa di sventolare bandiera bianca. Abbiamo fatto un breve tour degli esercizi commerciali per capire quale sia l’umore di chi si trova nuovamente costretto ad affrontare un periodo difficile, proprio quando pensava di aver messo fuori la testa dalle sabbie mobili della crisi: «Questo secondo lockdown potrebbe essere il colpo mortale che mette fine a 40 anni di lavoro – ci racconta un commerciante di abbigliamento del centro, molto noto in città – il commercio on line ci sta mangiando un pezzo alla volta e questo nonostante abbiamo anche noi un e-commerce che ha iniziato a lavorare nel 2007. Col passare degli anni i vari Amazon e Zalando ci hanno superato e la concorrenza è oggettivamente impossibile».

Non per tutti funziona allo stesso modo. Simona è la proprietaria di due negozi di abbigliamento, uno di questi è a Busto Arsizio. Quando entriamo è impegnata, insieme alla commessa, a fotografare i capi di abbigliamento presenti in negozio: «Stiamo aggiornando il nostro sito di e-commerce che, durante il primo lockdown, ci ha dato qualche soddisfazione. Certamente nulla di paragonabile al tenere i negozi aperti ma sappiamo che c’è un mercato di nicchia del made in Italy di qualità che funziona e noi ci siamo dentro – racconta -. Lavoriamo anche tramite un profilo instagram collegato al nostro sito e ci crediamo». Tradizione e modernità si fondono in questo negozio e così, tra i capi di alta qualità esposti in vetrina, spunta un maxischermo che riproduce un qr code: «Stiamo facendo questo esperimento da un mese. Le nostre clienti in attesa fuori dal negozio, quando si raggiunge il limite massimo di clienti all’interno, possono collegarsi tramite il loro smartphone e iniziare a visionare i capi che troveranno all’interno».

Passando da piazza Santa Maria entriamo in una profumeria e la commessa ci accoglie raccontandoci che gli affari stavano riprendendo ritmi pre-coronavirus: «Ci stavamo rialzando e invece eccoci qui di nuovo con lo stesso problema. Questa volta la nostra categoria merceologica non è soggetta a chiusura ma il calo di clienti si farà sentire – racconta Sonia che poi aggiunge – certo è che chiudere adesso potrebbe permetterci di avere un mese di dicembre più sereno. Se tutti facciamo la nostra parte». Infine passiamo in una pasticceria dove sono pronti ad affrontare lo switch: «Rimarremo aperti per l’asporto di pasticcini e caffè – spiegano i proprietari Fabio e Giovanna -. Abbiamo preparato dei cartelli per evitare che i clienti consumino davanti al nostro locale come da dpcm. Anche noi pensiamo che sia meglio chiudere adesso per poi riaprire prima di Natale».

Tra i passanti delle vie centrali il tema del giorno non può essere altro che il lockdown ma anche le innumerevoli polemiche che si sono generate per i tentennamenti della politica di fronte alla nuova ondata: un’ultima sana chiacchierata tra amici e conoscenti prima di ritrovarsi nuovamente costretti a stare in casa. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 Novembre 2020
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