Nasce la rete dei musei industriali del Varesotto: “Tutti insieme per non perdere le nostre radici”

Si chiama Miva la rete che unisce otto importanti realtà museali che raccontano la storia dell'industria del Varesotto. Maffioli: "Uniti per essere più forti e per crescere"

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In un momento di grande difficoltà come quello che stanno attraversando tutte le istituzioni culturali, fare rete è una delle vie d’uscita possibili per non disperdere patrimoni che sono alla base di intere comunità. In provincia di Varese la cultura industriale è quella che ha permesso ad intere generazioni di emanciparsi dalla povertà grazie allo spirito di imprenditori che sono stati anche il motore sociale per far crescere intere comunità attraverso il lavoro.

Per questo, con i nuovi provvedimenti restrittivi per fermare il contagio da coronavirus che chiuderanno anche i musei, quelli dedicati all’industria del territorio della provincia di Varese si mettono in rete. Su impulso dell’Amministrazione comunale di Busto Arsizio è stato redatto un “Accordo di rete per la valorizzazione e l’integrazione dei Musei industriali della provincia di Varese” che vede come capofila il Museo del Tessile e della Tradizione Industriale come partner per altre sette realtà sparse per la provincia.

C’è il parco e museo del Volo di Volandia: fondato nel 2010, è il più grande museo aeronautico italiano, nonché uno dei maggiori a livello europeo e raccoglie oltre 100 velivoli all’interno delle ex officine Caproni. C’è il museo Agusta: fondato nel 2002, raccoglie nella sede di Cascina Costa centinaia di cimeli, documenti, disegni, fotografie di personaggi, eventi e prodotti, prototipi, modelli e riproduzioni in scala ridotta di aerei, elicotteri, moto e componenti, che ripercorrono quasi un secolo di storia dell’azienda Agusta. Ne fa parte anche il museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese: fondato nel 1998, illustra la storia industriale del territorio di Saronno e il suo stretto legame con la Ferrovia.

Non poteva mancare il museo della Motocicletta Frera: fondato a Tradate nel 2005, espone moto Frera delle prime e delle ultime produzioni. Vi si trovano complessivamente oltre 50 moto, sono altresì esposte foto e documenti della storia della Frera. Sempre in tema motoristico c’è il Museo Fisogni della Stazione di Servizio: fondato a Tradate nel 1966, si compone di più di 5000 oggetti tra pompe di benzina, targhe, grafiche, latte d’olio, oliatori, aerometri, compressori, estintori e un notevole numero di cartoline d’epoca e gadgets, ognuno raffigurante un logo di una società petrolifera dall’inizio del secolo scorso.

Sempre in ambito di tradizione industriale c’è il museo della Pipa di Brebbia: fondato nel 1979, raccoglie non solo svariate migliaia di pipe ma anche le pubblicazioni effettuate in tutto il mondo sulle pipe e uno studio accurato sul design diviso per vari periodi; Ancora iun tema motoristico c’è il museo Flaminio Bertoni: fondato nel 2007, ha sede presso il parco e Museo del volo di Volandia e celebra la figura del grande designer di automobili;

L’accordo è stato approvato dagli organi direttivi di tutti i musei e dalla giunta comunale di Busto: l’Amministrazione comunale bustocca è l’unica presente nella rete visto che il Museo del tessile è di proprietà comunale e che nessun altro museo appartiene ad enti pubblici. L’acronimo che identifica la rete è MIVA.

«Oggi trova compimento un progetto a lungo coltivato e per il quale abbiamo lavorato con grande determinazione, anche nella direzione tracciata dalle politiche museali della Regione Lombardia – commenta la vicesindaco e assessore a Identità e Cultura Manuela Maffioli -. Con la realizzazione della rete provinciale dei Musei industriali otteniamo due importanti risultati: diamo più forza a ciascuna realtà museale, espressione preziosa di un saper fare del nostro territorio, e, nel contempo, offriamo alla nostra provincia e a uno dei suoi valori fondamentali, il lavoro, una ancora più alta dignità culturale: è un onore che il nostro amatissimo Museo del Tessile, affascinante narratore della grandezza bustocca, ne sia il capofila”. “Il nostro territorio – prosegue Maffioli – si è sempre distinto e ancora si distingue per la sua operosità e i musei industriali ne sono la testimonianza, scrigni, contemporaneamente, di sapere e saper fare, che, da oggi, acquisiscono una voce ancora più forte, per effetto della Rete».

L’accordo di rete tra i Musei industriali è finalizzato alla valorizzazione dei beni culturali legati alla tradizione industriale della Provincia di Varese; la razionalizzazione delle risorse strumentali, finanziarie e umane; la valorizzazione del rapporto tra Musei e territorio e l’incremento della fruizione delle collezioni; la condivisione di informazioni, “best practices” e attrezzature tra gli enti della Rete per la realizzazione di progetti comuni; la gestione coordinata delle attività di comunicazione e la visibilità dei singoli Musei le attività di foundraising; i servizi di didattica museale; l’aggiornamento del personale; le politiche e le iniziative di studio e ricerca sulla tradizione e la storia del lavoro dell’artigianato e dell’industria, nel territorio di competenza.

La rete non intende sovrapporsi all’autonoma programmazione dei singoli musei ma ha l’obiettivo di potenziarne l’attività anche attraverso la comunicazione coordinata delle iniziative e l’ideazione di progetti comuni.

«Uno degli elementi storici che caratterizza il territorio della provincia di Varese è lo sviluppo dell’industria manifatturiera, che ha influenzato la trasformazione del paesaggio, della società, dell’economia e della cultura dei nostri territori e ha costruito le comunità. – sottolinea il presidente della Provincia di Varese e sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli – Quelle stesse comunità, riconoscendo nella tradizione industriale uno dei tratti fondamentali della propria identità, hanno dato origine ai Musei dell’industria e del lavoro che oggi sono chiamati non solo a testimoniare un glorioso passato, ma anche ad essere luoghi di innovazione e di formazione al servizio delle nuove generazioni. E sono particolarmente orgoglioso che proprio da Busto e dal Museo del tessile sia partita questa nuova realtà: la sinergia è la carta vincente su cui puntare per valorizzare ulteriormente questi tesori e di conseguenza la nostra identità».

«L’impresa non è solo uno scrigno di conoscenza, di competenze, di produzione di valore e di benessere – afferma Roberto Grassi, presidente Unione degli Industriali della Provincia di Varese -. Ogni azienda, a suo modo, è anche patrimonio culturale e portatrice di valori sociali, oltre che economici. Soprattutto in un territorio come quello del Varesotto la cui storia e il cui presente, con tutte le sue dinamiche di sviluppo, sono così intrinsecamente legati all’industria. Per questo la rete dei musei industriali e aziendali della nostra provincia sono così importanti. Non perché raccontano semplicemente una storia, ma perché rappresentano la chiave di lettura di ciò che siamo come comunità. Ogni volta in cui entriamo in uno di questi musei è come se ci specchiassimo in noi stessi, in quello che siamo e in ciò che diventeremo. Pensiamo a cosa si cela dietro ad ogni prodotto o macchinario messo in mostra: sogni, fatica, dedizione, passione, riscatto, delusioni, successi, studio, sacrificio. La provincia di Varese è l’impresa, è l’industria. Ben venga dunque un accordo che metta insieme tutte queste esperienze, creando sinergie e una massa critica di risorse e idee per valorizzarle. Un compito che è delle istituzioni e delle imprese, ma anche di ogni cittadino. Entriamo in questi fantastici musei, visitiamoli, portiamoci i nostri figli. Riscopriamo attraverso questi scrigni la cultura del fare, che in maniera così marcata ci contraddistingue».

Alla presentazione dell’iniziativa oggi al museo del Tessile hanno partecipato, oltre alla vicesindaco Maffioli, Marco Reguzzoni, presidente di Volandia, con Delia Durione in rappresentanza del museo Bertoni, e Marco Mocchetti per il museo Fisogni. «La nostra presenza è ancor più significativa per il momento che stiamo vivendo – ha affermato Reguzzoni -. Le aziende di cui questi musei sono espressione non si sono mai fermate, neanche durante la guerra, e così anche i nostri musei non si fermano, continuiamo a lavorare per superare insieme questa situazione e ripartire più forti di prima». «Il museo Fisogni conserva la più grande collezione al mondo sul tema delle stazioni di servizio – ha osservato Mocchetti -. Siamo una realtà piccola, per noi è importante fare rete per riuscire a farci conoscere e per non rischiare di rimanere senza pubblico, la rete può far sì che il nostro patrimonio non si perda».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 02 Novembre 2020
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