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Favoriva detenuti in cambio di soldi, in manette agente della penitenziaria di Busto Arsizio

Coinvolta anche una cooperativa che impiegava persone in carcere e che l'agente gestiva in maniera occulta. Agli arresti anche l'amministratrice e il marito

finanza conferenza stampa

Grazie alla sua rete di relazioni tessuta nei suoi tanti anni all’interno del carcere di Busto Arsizio era riuscito a mettere in piedi un sistema ben oliato che gli permetteva di incassare 3 mila euro per ogni detenuto a cui riusciva a far ottenere permessi premio, semilibertà, impieghi all’esterno del carcere bustocco.

L’agente di Polizia Pentitenziaria Dino Lo Presti è stato arrestato questa mattina, a seguito di ordinanza di custodia cautelare in carcere, per corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, detenzione di armi da guerra, furti e ricettazione di merce di provenienza furtiva insieme alla responsabile di una cooperativa che impiegava detenuti (La mia voce ovunque), al marito di questa e ad altri 4 ex-carcerati che avevano ottenuto benefici dentro e fuori dalla casa circondariale.

Gli arresti sono stati eseguiti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Varese, in collaborazione con la Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di bustese. Cinque i soggetti finiti in carcere e 2 ai domiciliari su disposizione del Tribunale di Busto Arsizio su richiesta del Procuratore Capo di Busto Arsizio, Giuseppe D’Amico.

Le indagini sono partite su segnalazione della stessa Polizia Penitenziaria da alcuni telefonini trovati all’interno delle celle. Subito è statai interessati gli uffici di largo Giardino che, a loro volta, hanno coinvolto la Guardia di Finanza i Varese. Da alcune relazioni di sintesi sospette, che favorivano alcuni detenuti, si è risaliti al meccanismo a monte.

Lo Presti, infatti, forte della sua conoscenza in ambito di Area Trattamentale (quella in cui si valuta e si gestisce il reinserimento del detenuto), si adoperava nei confronti di una o più educatrici che fanno parte dell’equipe (non ancora identificate in questa fase dell’indagine) per “migliorare” i giudizi nei confronti di detenuti che potevano permettersi di pagare la cifra di 3 mila euro che finivano sui conti di Lo Presti. Grazie a queste relazioni i detenuti ottenevano benefici quali l’assegnazione di lavori all’interno ed all’esterno dell’istituto penitenziario nonché permessi premio da trascorrere in famiglia.

varie

L’assistente – come emerso da diverse intercettazioni – era il gestore di fatto di una cooperativa che impiegava detenuti per lavori all’esterno della struttura di via per Cassano. Si tratta de “La mia voce ovunque”, realtà attiva da alcuni anni sul fronte del disagio sociale e che negli ultimi anni operava a stretto contatto con le carceri della zona. Tra le ordinanze eseguite, infatti, ci sono anche quelle che riguardano l’amministratrice, finita ai domiciliari, e suo marito, finito in carcere.

Oltre ai reati commessi in carcere, Lo Presti non avrebbe disdegnato anche attività illecite commesse al di fuori delle mura della casa circondariale. Grazie ai rapporti con gli ex-detenuti si adoperava in un caso per procurare un caricatore per una mitraglietta Uzi (considerata arma da guerra) illegalmente detenuta da uno degli arrestati. Durante le indagini è emerso anche il furto di un escavatore da un vivaio della provincia di Monza e Brianza, la ricettazione di gioielli, la rivendita di gasolio di contrabbando.

La rivelazione di segreti d’ufficio, sempre a carico di Lo Presti, si sarebbe consumata informando persone estranee del trasferimento di un detenuto dal carcere di Busto Arsizio a quello di Rovigo, un comportamento che lo stesso procuratore capo di Busto, Giuseppe D’Amico, ha definito gravissimo perchè ha messo a repentaglio la sicurezza dei colleghi che lo stavano trasportando e anche lo stesso detenuto.

Un boccone amaro da digerire per la comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Busto Arsizio Rossella Panaro: «Il nostro primo dovere è quello di essere corretti e trasparenti, prima di tutto tra di noi e proprio per questo abbiamo collaborato sin dall’inizio alle indagini, garantendo supporto alla Guardia di Finanza – spiega la dirigente – cercando di mantenere il massimo riserbo per evitare fughe di notizie che potessero insospettire il collega infedele. Attraverso vari stratagemmi siamo riusciti ad ottenere informazioni preziose dalla postazione dell’arrestato e fornirle alla Procura».

La Guardia di Finanza, invece, ha operato tramite il Nucleo di Polizia Economica Finanziaria diretto dal comandante Antonello Sebaste che – attraverso intercettazioni, appostamenti, controlli incrociati sui movimenti di danaro sul conto di Lo Presti – è riuscita a ricostruire i passaggi di danaro, arrivando anche a sequestrare 30 mila euro, probabile provento illecito.

L’indagine, dunque, prosegue e dagli interrogatori di garanzia che si svolgeranno a partire da domani potrebbero emergere nuovi indagati e nuove ipotesi di reato. Un’operazione che ha permesso di scoperchiare il marcio che si nascondeva all’interno di un corpo che opera da sempre in ambienti molto difficili.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 Dicembre 2020
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