“Noi, invece, che abbiamo per patria il mondo, come i pesci il mare…”

Le classi quinte del “Torno” di Castano Primo alle prese con alcuni fra gli “ismi” più pericolosi del Novecento

Castano Primo generico

All’Istituto “G. Torno” di Castano Primo, nello “spazio conferenze” appositamente predisposto sulla piattaforma utilizzata dai docenti per la DAD, ritorna gradito ospite il Prof. Antonio Barberini, Responsabile del Dipartimento di Storia del Centro culturale “Filippo Buonarroti” di Milano.

A distanza di sei mesi dalla prima videoconferenza sul tema “Che cosa possiamo imparare dalla crisi pandemica”, giovedì 3 dicembre dalle 10 alle 11.30, il relatore torna ad affrontare un’altra delle problematiche “calde” del dibattito storico-economico, quella relativa alle migrazioni, sfatando alcuni fra i più diffusi stereotipi e pregiudizi relativi ai migranti e sollecitando a riflettere su alcuni fra i più insidiosi “ismi” del Novecento.
Parte da lontano il prof. Barberini, da quel “primo passo” (necessario a scendere dagli alberi) che, oltre 6 miliardi di anni fa, diede  avvio al processo stesso di ominazione, dal primo anello della lunga catena di migrazioni che,  dal cuore dell’Africa e a seguito della “rivoluzione agricola”,  condusse via via l’umanità a colonizzare l’intero pianeta. «Dove saremmo ora se non fossimo “migranti” per natura e se non avessimo fatto il “primo passo”?» domanda il relatore, sottolineando come di fatto le migrazioni siano la chiave del progresso dell’umanità, dell’aumento della ricchezza prodotta e del miglioramento delle condizioni d vita.

Per spiegare agli studenti le ragioni che stanno alla base delle migrazioni odierne, Barberini li pone di fronte alla drammatica evidenza dei numeri: 1,5 miliardi di persone (di cui 500 milioni di giovani) vivono con meno di 2 dollari al giorno; 168 milioni di bambini e adolescenti di età inferiore ai 15 anni sono costretti a lavorare, spesso in condizioni di schiavitù; 2,1 miliardi di persone non hanno acqua potabile in casa e 4 miliardi non dispongono di servizi igienici; in 47 Paesi del mondo ci sono guerre in corso; le probabilità di morte di un bambino africano sono 15 volte quelle di un bambino europeo.

«Che cosa cerchereste di fare? » è la provocazione rivolta ai ragazzi, invitati a mettersi nei panni dei loro coetanei provenienti dall’Africa o da qualsivoglia altro Paese arretrato del mondo. «Non migrereste in cerca di condizioni migliori? Anche a costo di rischiare la vita?».

Il relatore prosegue puntando l’attenzione sulle conseguenze di un’ipotetica e drastica  riduzione dei flussi migratori su un’Italia e un’Europa già in pieno “inverno demografico”, per usare un’espressione coniata dai sociologi per indicare il calo della natalità e la conseguente e progressiva senescenza delle popolazioni del “vecchio mondo”.

Demolite poi, a colpi di dati e statistiche le fake news più tristi e diffuse in relazione agli immigrati,  a cominciare da quella che li vorrebbe infetti e responsabili della diffusione del Covid 19 nel nostro Paese, l’ultima parte della relazione verte sull’etnocentrismo, attitudine tipicamente “selvaggia”, stando a Levi-Strauss,  e sulle varianti da esso derivate,  come il razzismo, la xenofobia, il nazionalismo e il sovranismo. Tanti gli interrogativi sollevati, gli spunti di riflessione e di approfondimento suggeriti agli studenti. Ce n’è davvero da “far tremar le vene e i polsi”, parafrasando Dante.

Ed è proprio citando il sommo poeta e,  in particolare, il De Vulgari eloquentia, Prima parte, Capitolo 6, che Barberini conclude il proprio intervento: «noi, invece, che abbiamo per patria il mondo come i pesci il mare». La frase, un adattamento in realtà del passo originale (Ma noi, la cui patria è il mondo come per i pesci il mare, benché abbiamo bevuto nel Sarno prima di mettere i denti e amiamo Firenze a tal punto da patire ingiustamente, proprio perché l’abbiamo amata…, ndr.), è altamente suggestiva e ci rivela un Dante Alighieri per certi versi inedito e sorprendente, un internazionalista ante litteram, seppur irrimediabilmente innamorato della “sua” Firenze.

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Pubblicato il 04 Dicembre 2020
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