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Tre “pietre d’inciampo” a Gallarate per ricordare tre vittime del nazifascismo

L'Anpi e l'Associazione Mazziniani ha avviato il percorso per posare le tre pietre che ricordino Clara Pirani Cardosi, Lotte Froehlich Mazzucchelli e Vittorio Arconti

Generica 2020

Tre “pietre d’inciampo“, per ricordare tre cittadini di Gallarate deportati nei campi di sterminio nazisti: è il progetto a cui lavorano da oltre un anno l’Anpi e l’Associazione Mazziniana Italiana, che hanno avviato il percorso per arrivare a posare – fisicamente – le pietre ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig. Ricorderanno Clara Pirani Cardosi e Lotte Froehlich Mazzucchelli, deportate perché ebree, e Vittorio Arconti, colpito in quanto operaio comunista.

«Nei primi giorni dell’ottobre del 2019, durante un incontro fra le sezioni gallaratesi della Associazione Mazziniana Italiana e di ANPI, rappresentate rispettivamente da Michele Rusca e Angelo Bruno Protasoni e da Michele Mascella e Guja Baldazzi, prendeva corpo l’idea di proporre anche nella nostra città la posa di alcune “pietre di inciampo”» spiega il comunicato di Anpi e Ami.

«Ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, le “pietre di inciampo” sono piccoli manufatti in bronzo, simili a un sampietrino, tesi a depositare nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. Il ricordo è perpetuato attraverso l’incisione dei dati anagrafici della vittima, restituendo individualità a chi si voleva ridurre soltanto a numero, e la posa dell’opera in siti significativi, opportunamente individuati, quali la prossimità all’ultimo indirizzo di residenza. Il passante, trovando sul proprio percorso questa “pietra d’inciampo”, e leggendo un nome e una data, è invitato a ricordare come certe persecuzioni e deportazioni non siano avvenute solo in luoghi lontani e con persone sconosciute, ma siano successe anche qui da noi, anche nella nostra città, anche con vittime che gli abitanti conoscevano e frequentavano nella vita quotidiana».

La proposta è stata portata verbalmente anche all’assessore alla Cultura Massimo Palazzi, «suscitandone l’interesse e l’incoraggiamento e per tanto si concretizzava in una richiesta formale di autorizzazione e patrocinio rivolta dalle due Associazioni al Sindaco dott. Andrea Cassani». A distanza di un anno autorizzazione comunale e patrocinio sono arrivati, col riconoscimento dell’alto valore educativo dell’iniziativa.

«Il progetto, il cui notevole impegno economico sarà sostenuto interamente dalle due Associazioni, può, quindi, finalmente partire e sarà realizzato, in relazione alle disponibilità dell’artista, nel corso del 2022. Si concretizzerà nella posa di tre manufatti dedicati, tra i deportati del gallaratese, a tre figure di particolare valore simbolico: due concittadine perseguitate perché di ascendenza ebraica, Clara Pirani Cardosi, condotta ad Auschwitz e assassinata nell’agosto del 1944, e Lotte Froehlich Mazzucchelli, arrestata a Meina il 15 settembre 1943 e assassinata nell’omonimo eccidio il 22 dello stesso mese, e un coraggioso oppositore politico, Vittorio Arconti, operaio comunista, prelevato dal posto di lavoro e deportato prima a Mauthausen, poi a Gusen e infine assassinato a Hartheim»

In quest’ultimo caso, quello di Arconti, c’è un ostacolo ancora da superare, perché «sono ancora in corso gli accertamenti per individuare il luogo dell’ultima residenza in città»: Arconti era originario di Lonate Pozzolo, ma viveva a Gallarate. L’aspetto del luogo di residenza è importante, perché sottolinea ulteriormente la singolarità delle singole vite, la loro presenza nelle città, il fatto che i più siano stati deportati da un giorno all’altro, strappati alla loro vita quotidiana.

«Le città europee dove si possono incontrare le “pietre di inciampo” sono moltissime, la maggior parte si trovano in Germania, ma ve ne sono anche nei Paesi Bassi, in Austria, in Repubblica Ceca e ve ne sono anche in diverse città e regioni italiane (in provincia di Varese a Tradate e Saronno, ndr). Ora anche Gallarate si unirà alle tante che, grazie ad iniziative locali, hanno voluto aggiungere un segno indelebile al ricordo delle vittime del nazifascismo, nella convinzione che, come recita la lettera con cui il Comune ha voluto concedere il suo patrocinio, “rappresenti al tempo stesso un monito rivolto alle nuove generazioni affinchè si rendano portatrici della memoria di questi eventi e si adoperino attivamente per evitare che tutto ciò possa accadere di nuovo”».

Posata la Pietra d’Inciampo in memoria del deportato Luigi Caronni

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 08 Dicembre 2020
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