Carlo Airoldi, il varesino che avrebbe potuto vincere la Maratona della prima Olimpiade moderna

Il ragazzo di 26 anni, che nel 1896 si recò ad Atene a piedi, venne ingiustamente squalificato. La sua storia in un romanzo disponibile gratis fino al 26 luglio

carlo airoldi maratona

All’inizio di ogni Olimpiade, ogni 4 anni, mi trovo a raccontare la storia incredibile di Carlo Airoldi, il giovane atleta che nel 1896 ad Atene avrebbe potuto vincere la prima maratona delle Olimpiadi moderne. Una storia fatta di lettere, di un viaggio infinito di duemila chilometri, di una corsa contro il tempo, di gloria e delusione allo stesso tempo. Una storia che sarebbe potuta entrare negli annali dello sport e fare grande l’Italia fin dalla prima edizione dei giochi olimpici. Una storia di cui si sapeva molto poco (una leggenda tra appassionati e qualche trafiletto sui giornali), fino a quando nel 2000 cominciai una serie di ricerche negli archivi delle biblioteche di Milano.

Questa storia l’ho raccontata nel romanzo “Il testamento del maratoneta. Carlo Airoldi, una storia vera“, che fino al 27 luglio 2021, proprio in concomitanza con l’avvio delle Olimpiadi di Tokyo, è disponibile gratis in ebook al seguente link.

La storia di Carlo Airoldi

Carlo avrebbe potuto vincere la prima Maratona delle Olimpiadi Moderne. Ma non gli fu permesso di compiere questa impresa: venne ingiustamente squalificato al suo arrivo ad Atene, dove era arrivato a piedi da Milano dopo aver percorso duemila chilometri a piedi perché non aveva soldi per pagarsi il viaggio.

Carlo Airoldi era un figlio di contadini, nato a Origgio in provincia di Varese. Fu il Comitato Olimpico a decidere di non farlo partecipare, ufficialmente perché le Olimpiadi non ammettevano professionisti e Carlo, l’anno prima (1895) aveva accettato un premio in denaro per aver vinto una gara di mille chilometri da Torino a Barcellona. Ma quei soldi gli erano stati dati per un motivo: stava vincendo la gara ma a pochi chilometri dall’arrivo un altro atleta ebbe dei crampi; Carlo se lo caricò sulle spalle e lo portò al traguardo. I giudici decisero di premiare il ragazzo italiano con qualche spicciolo, per poter tornare a casa in treno. Tanto bastò al Comitato Olimpico per squalificare Carlo dalla Maratona, gara simbolo delle Olimpiadi che poi, naturalmente, venne vinta da un greco, Spiridon Louis.

Come è stata ricostruita la storia di Carlo Airoldi

Questa in breve la storia di Carlo Airoldi. Ne venni a conoscenza nel 2000 quando dovevo presentare una storia come esame finale al corso di sceneggiatura alla Civica scuola del cinema di Milano. Per ricostruire tutto quanto accaduto passai diversi mesi a fare ricerche negli archivi delle biblioteche di Milano (Sormanni e Brera). Internet era nato da pochi anni, ma in rete non si trovavano informazioni su Carlo, per questo mi misi a fare ricerca alla vecchia maniera: per settimane guardi microfilm alla ricerca di informazioni sui quotidiano di fine ‘800.

Fino a trovare il filone giusto: le lettere che l’Airoldi scrisse al giornale “La bicicletta” per il suo viaggio a piedi da Milano ad Atene: Carlo infatti promise al direttore di quel giornale di inviare delle lettere da pubblicare, in cambio di un po’ di soldi per poter fare quel viaggio a piedi. Da quel momento in poi trovai anche le date delle sue imprese passate, come la Torino-Barcellona; cercai i giornali che parlarono di quell’impresa e ricostruii tutto. Alcune notizie, come il fatto che fosse nato a Origgio, erano un po’ confuse, perché tutti i giornali lo definivano “milanese”. Così andai in comune a Origgio e chiesi se esistesse il certificato di nascita, che mi venne consegnato dopo qualche mese di richieste.

Nel 2003 a Luino incontrai l’erede vivente di Carlo, Giancarlo Airoldi, che aveva quasi 80 anni. Andai a casa sua e lo intervistai: aveva l’abitazione piena di cimeli del nonno. Mi raccontò anche delle imprese del nonno dopo il fallimento della maratona e mi consegnò anche un diario con alcuni ritagli di giornale. E un’amarezza: “Non c’è nemmeno una targa che ricordi la sua impresa“.

«Non abbiamo nemmeno un posto dove ricordare nonno Carlo»

La pubblicazione del libro

Pubblicai nel 2004 una prima edizione della storia in occasione delle Olimpiadi di Atene, con Macchione Editore, dal titolo “La leggenda del maratoneta“. In quell’edizione inserimmo tutti i documenti storici trovati: articoli, lettere, fotografie. Lo presentammo proprio a Origgio, alla presenza del nipote Giancarlo, commosso per quella pubblicazione. Anche io ero molto emozionato.

“La leggenda del Maratoneta”: presentata nella sua città la storia di Carlo Airoldi

Nel 2013, con l’avvento di Amazon e della possibilità di distribuire online gli ebook, decisi di fare una nuova edizione del libro, raccontando la storia come se fosse un romanzo. Nacque così “Il testamento del maratoneta. Carlo Airoldi, una storia vera. Questa pubblicazione destò molto interesse: giornali nazionali, televisioni, radio, tutti iniziarono a parlare della storia di Carlo. Non so bene quando, venne creata la pagina di Wikipedia dedicata a Carlo, che riprende diversi passaggi dei due libri, oltre ad alcune foto pubblicate nella prima edizione, con l’ipotesi (avanzata nel libro) del complotto per non far partecipare l’Airoldi e far vincere un greco. Radio Deejay inserì il romanzo in una top ten con le migliori storie sportive pubblicate. Oggi, internet è pieno di articoli che raccontano la storia di Carlo.

Lo spettacolo teatrale con la Polisportiva di Origgio

Una nuova sorpresa arrivò nel 2016. La polisportiva di Origgio mi contattò per organizzare una serata dedicata a Carlo Airoldi. Una presentazione che fosse anche uno spettacolo teatrale. Ci mettemmo all’opera e nacque una serata con Livio Perucchetti, Fabrizio Vendramin e i responsabili della Polisportiva, che portò centinaia di ragazzi a conoscere la storia di Carlo. Qui di seguito trovate la registrazione di quella serata (portate pazienza per la qualità, erano le prime dirette Facebook):

Cosa rimane oggi

Ho ancora in mente una frase che mi disse il nipote Giancarlo Airoldi la prima volta che ci incontrammo: “Sì, se ne parlerà ogni quattro anni, quando ci sono le Olimpiadi, ma poi non rimarrà più nulla”. Forse, in questi anni, qualcosa di diverso abbiamo fatto per ricordare la storia di Carlo Airoldi, il ragazzo nato a Origgio che avrebbe potuto vincere la prima Maratona delle Olimpiadi Moderne.

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 21 Luglio 2021
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