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L’incredibile storia di una donna “normale”. Tanti auguri all’albizzatese Jole che compie 100 anni

Una festa per il paese di Albizzate e per tutti gli amici e i parenti che le stanno intorno. Le stesse persone che hanno ricostruito la sua storia fatta di piccole e grandi avventure degne di un romanzo

Jole Leone

Jole Leone compie cento anni. Una festa per il paese di Albizzate e per tutti gli amici e i parenti che le stanno intorno. Le stesse persone che hanno ricostruito la sua storia fatta di piccole e grandi avventure degne di un romanzo. Eccola raccontata:


Una calda mattina del 24 Agosto 1921, a Milano, venne alla luce la piccola Jole, figlia di un professore e di una delle responsabili della compagnia telefonica Italcable. Fu subito battezzata e poi prese la strada che l’avrebbe per sempre allontanata dalla sua città natale.

Fu accolta ad Albizzate dalla famiglia Monti. I Monti giunsero ad Albizzate al seguito del Notaio Pescini che propose loro di seguirlo nella sua proprietà nel Varesotto.

Il signor Monti si occupava della campagna, mentre la moglie Chiara accudiva la prole composta da otto figli.
Era da poco finita la Grande Guerra, erano tempi duri: fame e povertà imperversavano. Mamma Chiara accolse a balia la piccola Jole per una modica somma, regolarmente versata dalla famiglia Leone. Dopo due anni, i soldi smisero di arrivare. Papà Monti si recò a Milano, ma al vecchio indirizzo non trovò nessuno. Anziché accompagnare Jole al brefotrofio, la accolse amorevolmente in famiglia come una figlia: la figlia prediletta.
Solo alle elementari, Jole comprese, durante l’appello, di non essere figlia dei Monti.

Della sua istruzione si occupò negli anni successivi l’allora parroco Don Alessandro Viscardi. Poiché i soldi non erano mai abbastanza, Jole lavorò in alcune fabbriche e al servizio dei signori del Paese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo dell’occupazione, giunse l’ordine di chiamata alle armi dei giovani albizzatesi, fra i quali l’ultimo dei fratelli di Jole. Per proteggerli e salvarli dalla fucilazione, Jole si recava ogni giorno nei boschi, dove si erano nascosti, portando loro cibo, coperte e conforto. Cambiò il loro destino.
Più volte perquisita, ma con audacia e risolutezza non si fece mai intimidire, portò a termine il suo intento fino alla Liberazione. Un triste giorno Jole seppe che i fascisti passavano di casa in casa per arrestare i capi famiglia dei disertori.

La giovane nascose suo padre e si consegnò al suo posto. Venne condotta al Distretto Militare di Varese, minacciata e interrogata. Aveva il batticuore, ma non cedette. Fu arrestata e incarcerata. In carcere l’attendeva un comandante tedesco che reggeva in mano un fonogramma con l’ordine di consegnare i prigionieri e caricarli sul treno che li avrebbe deportati nei campi di concentramento.
Fu rilasciata e si salvò grazie all’intervento di Don Viscardi, Capitano degli Arditi e Uomo intrepido.
Nel corso degli anni ha ritrovato la sua famiglia d’origine che la stava cercando e con i suoi fratelli ha condiviso molti momenti sereni.

Per il resto della sua vita prestò servizio presso le Poste di Viale Belforte a Varese dove per lei i momenti di panico non erano ancora finiti: era sola in ufficio quando subì una rapina a mano armata. Reagì prontamente e consegnò l’incasso.

Un’esistenza degna di un romanzo non c’è che dire! Un corso della vita cambiato dal destino. Un lungo viaggio costellato di difficoltà e peripezie, altresì un’ispirazione e un insegnamento al coraggio, all’intraprendenza e alla temerarietà.

Oggi è un giorno speciale.
Compie l’ulteriore e sorprendente impresa: soffiare 100 candeline.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 Agosto 2021
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