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“Non basta l’ospedale unico, serve pensare la medicina territoriale”

Carmelo Lauricella, medico e candidato con Silvestrini, critica l'approccio della maggioranza. E rilancia proposte: "casa della salute", una delega specifica sulla sanità, una nuova rete tra associazioni

Ospedale Gallarate ingresso

La “casa della salute” per i servizi locali, ma anche una delega specifica sulla sanità e una nuova rete tra associazioni. Sono i punti di programma citati da Carmelo Lauricella, fino a pochi mesi fa medico ospedaliero, consigliere uscente per il Pd a Gallarate, oggi sostenitore di Margherita Silvestrini, la candidata sindaco del centrosinistra.

«La discussione sull’offerta sanitaria a Gallarate – premette Lauricella – continua a focalizzarsi sulla centralità dell’ospedale e sul suo livello di eccellenza: un discorso su cui l’attuale maggioranza continua ad avvitarsi, oscillando anche fra posizioni antitetiche sull’opportunità o meno di realizzare l’ospedale unico. Ci permettiamo di fare notare che questo discorso vada invece affrontato in maniera più seria e maggiormente ampia di quanto non stiano facendo Cassani e la sua giunta, che si limitano a parlare, parlare, parlare mentre l’offerta sanitaria territoriale scade vistosamente di mese in mese».

«L’ospedale unico non può essere l’unica risposta ai bisogni dei cittadini – tenendo conto del fatto che la sua ipotetica realizzazione richiederà diversi anni» die Lauricella, oggi candidato al fianco della candidata sindaca Margherita Silvestrini. «Occorre quindi mantenere, da un lato, ad un livello accettabile le prestazioni offerte dal nostro attuale nosocomio, il S. Antonio Abate, affiancando all’offerta di cura ospedaliera la valorizzazione della medicina di prossimità e dell’assistenza territoriale, offrendo risposte articolate che contemplino interventi socio-assistenziali, cure riabilitative, ambulatoriali, di supporto psicologico»

«Nella diga costituita dalla struttura sanitaria, infatti, non è quella ospedaliera l’unica crepa che necessita di attenzione immediata: il miglior ospedale cui dobbiamo ambire necessita – innanzitutto – di un filtro  adeguato in base alla patologia in arrivo, al fine di trattare in modo – efficace ed efficiente – solo i casi che necessitano di attrezzature e personale di qualità. Il miglior ospedale cui dobbiamo ambire, inoltre, deve permettere le dimissioni nei confronti di tutti quei casi che non necessitano più di un trattamento sanitario qualificato: solo in questo modo, le attrezzature e il personale dedicato saranno disponibili al trattamento di quelle che saranno le nuove patologie in arrivo».

«Così, l’ospedale di cui stiamo parlando necessita, di una struttura che, “in entrata”, selezioni la patologia meritevole di ricovero e tratti adeguatamente quella che non lo è; mentre,  “in uscita”, prosegua il trattamento ospedaliero in modo che il ritorno allo stato di salute sia il più possibile completo e definitivo» continua Lauricella.

La recente pandemia costituisce un esempio da manuale su come una struttura ospedaliera, avulsa da un contesto sanitario territoriale, sia inevitabilmente destinata o ad essere travolta da eventi straordinari.

L’ospedale unico Busto Arsizio – Gallarate divide Silvestrini e Cassani

«L’obiezione secondo cui l’amministrazione locale non abbia competenze sanitarie dirette è fin troppo prevedibile per giustificare il fatto che il suo spazio di manovra sarebbe nullo: tutt’altro, è proprio in circostanze come queste che si denotano la capacità, la creatività e la flessibilità di un’amministrazione. In questo ambito, il programma di Margherita Silvestrini contiene indicazioni precise. In primo luogo, l’impegno in materia di salute del cittadino andrebbe istituzionalizzato con la creazione di una apposita commissione consiliare permanente in dialogo con Regione, ASST e ATS e – altresì- con l’individuazione di una delega, il cui assegnatario naturale potrebbe essere l’Assessore al Welfare».

«Nell’ambito specifico tale Assessorato si occuperà di agevolare – con facilitazioni di tipo logistico e normativo – le iniziative di sanità territoriale: dai punti prelievo, alle aggregazioni di medici di assistenza primaria e pediatri di libera scelta.

«L’amministrazione comunale, inoltre, dovrebbe intervenire in modo che l’associazionismo ed il volontariato siano coinvolti in modo istituzionale e continuo nella cura della salute del cittadino, promuovendo iniziative capillari di cura e prevenzione».

Infine Lauricella richiama un aspetto di programma già evocato dalla candidata sindaca Silvestrini: «Con la casa della salute, infine si propone la realizzazione di spazi dove poter ricevere risposte ai bisogni sociali e sanitari e a cui accedere facilmente h24 con l’obiettivo di tutelare contestualmente la salute e il benessere delle persone».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 Agosto 2021
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