Con la delegazione Fai del Seprio alla scoperta di Vergiate e Cuirone

Tornano le Giornate Fai d'Autunno e per l'occasione sono previste visite a monumenti e luoghi comunitari. Appuntamento per sabato 16 e domenica 17 ottobre, visite su prenotazione

A Cuirone di Vergiate l'antico forno

Tornano le Giornate Fai d’Autunno e per l’occasione la Delegazione Fai del Seprio propone visite a monumenti e luoghi comunitari di Vergiate e della frazione Cuirone. Nel fine settimana di sabato 16 e domenica 17 ottobre i volontari della delegazione apriranno le porte a beni storici e artisti che erano stati riconosciuti dalla stessa popolazione come un patrimonio da salvaguardare (erano beni segnalati e votati nel concorso FAI “Luoghi del cuore”).

Ecco i luoghi che si potranno visitare, descritti nelle schede curate da Alessandro Iannello, Capodelegazione, coadiuvato da Antonella Franchi e Carlo Magni, membro della Delegazione e organizzatore degli eventi.

Vergiate

La chiesa di San Gallo a Vergiate
La chiesa di S. Gallo è un antico oratorio campestre sulla strada che da Vergiate porta alla frazione di Cimbro in località Torretta. L’area immediatamente attorno al piccolo edificio religioso è un sito archeologico importante, che, con gli scavi dei primi anni del XX secolo, ha restituito una stele con iscrizione nord-etrusca (il primo documento scritto dell’area varesina) e una villa di epoca romana. Gli scavi proseguiti negli anni ’30 consentirono di individuare con certezza tanto la parte rustica delle villa quanto la parte residenziale, dotata di locali per le terme, riscaldati e con pavimento in cotto. Purtroppo negli anni ’60 una lottizzazione, in spregio alla richiesta di tutela, ha intaccato quasi completamente l’area archeologica. Pur in assenza di documentazione storica specifica, la struttura romanica originaria, correttamente orientata est-ovest, e i materiali utilizzati (spesso di recupero della vicina villa romana) fanno risalire la fondazione tra la fine del IX e la prima metà del X secolo, con elementi costruttivi del XI.

L’intitolazione a San Gallo ha fatto pensare ad un rapporto con il cenobio svizzero di San Gallo, ma anche un documento del 1253, che riporta la raccolta di decime per la piccola chiesa vergiatese, non risolve i dubbi attorno a questo ipotizzato rapporto. Nel corso del tempo la chiesa ha subito alcune ristrutturazioni, come risulta dai resoconti delle visite dei Vicari foranei milanesi. All’interno, nonostante le ristrutturazioni, si leggono ancora una serie di affreschi, risalenti probabilmente alla seconda metà del XV secolo; i più interessanti e meglio conservati decorano l’arco trionfale e il catino absidale: nel primo è presente una Annunciazione, nel secondo la mandorla con la Maiestas Domini attorniata dai simboli degli Evangelisti. Altri affreschi sono presenti sulla parete settentrionale in due distinti riquadri con Crocifissione con la Vergine e San Giovanni oranti, mentre a sinistra piuttosto rovinato sono dipinte due figure di Santi con abito monacale, che alcuni identificano con San Gallo e San Colombano. Gli affreschi, che necessitano un intervento urgente di restauro, sono caratterizzati da un cromatismo dominato dal verde, ocra, rosso e giallo, rispettano un’iconografia abbastanza ricorrente nell’area varesina. La struttura romanica della piccola chiesa campestre, quasi sicuramente collocata su antichi itinerari di pellegrinaggio, il sito archeologico d’epoca romana, che, nonostante errati interventi edilizi, resta uno dei pochi dell’area alto milanese, la “epigrafe di Vergiate” (oggi conservata al Museo Archeologico di Milano) in caratteri leponzi e risalente al V secolo a.C., gli affreschi del tardo ‘400, che si avvicinano ad altri esempi del territorio, sono tutti motivi per una visita all’Oratorio di San Gallo, importante testimone dello scorrere dei secoli e del loro sedimentarsi e sovrapporsi in un unico sito, periferico forse ma sempre riconosciuto e marcato dalle varie popolazioni che lo hanno frequentato e abitato.

La chiesa di Santa Maria a Vergiate
L’area di Vergiate, frequentata fin dalla preistoria (come testimonia il cromlech della Garzonera, risalente alla cultura di Golasecca) e dall’epoca romana, vede nel Medioevo costituirsi il piccolo borgo di Vareglate – citato in documenti del XII secolo – e quelli di Sesona, Corgeno, Cimbro e Cuirone, oggi frazioni del capoluogo comunale. Di quei secoli rimangono alcune testimonianze nelle torri e nelle chiese; passato sotto il controllo dei Visconti e poi dei Daverio, Vergiate nel XIX secolo vide l’ampliamento del suo territorio comunale e l’aggregazione dei piccoli borghi vicini. L’industrializzazione arrivò prima con il settore tessile e poi con l’insediamento della SIAI Marchetti (poi Aermacchi, Agusta Westland) attiva nel settore aeronautico, che resta ancor oggi con il marchio Leonardo la maggiore presenza produttiva di Vergiate. La chiesa di Santa Maria, tra le più antiche di Vergiate, doveva essere la chiesa del castello medievale, come testimonia la sua collocazione tra le strette vie del nucleo vergiatese più antico e l’affiancarsi sul lato settentrionale di un cascinale rustico. Citata nel Liber Sanctorum Mediolani del XIII secolo, a partire dalla fine del XIV secolo ricevette cospicui benefici tanto dai Visconti quanto dalla nobile famiglia Daverio. Le diverse relazioni delle visite pastorali la ricordano sempre in discrete condizioni (salvo chiedere qualche attenzione ai problemi legati all’umidità del terreno) a riprova della devozione da parte della famiglia feudataria, del popolo vergiatese e della confraternita dei Disciplini, che qui tenevano le loro funzioni religiose e che probabilmente hanno creato il coro, snaturando la facciata della chiesa. La chiesa si presenta ancor oggi nelle sue dimensioni originali, con un’unica navata; la facciata ha subito una profonda trasformazione: infatti se nella parte inferiore sono ben visibili le antiche pietre e la porta con massiccia architrave, la parte superiore invece è stata inglobata in un ambiente sopraelevato, che all’interno diventa quasi un coro per assistere alle funzioni religiose. Interessante la muratura in pietre e ciottoli del fianco meridionale e della piccola abside quadrata, ravvivata da lesene in mattoni e da due profonde monofore gotiche. L’interno è molto semplice con le pareti intonacate che nascondono gli antichi affreschi, ricordati nelle relazioni delle visite cardinalizie; tuttavia spiccano le capriate lignee della volta, la parete d’ingresso al presbiterio, su cui insistono il Crocifisso e le due statue di Maria Addolorata e di San Giovanni (a comporre quasi una ‘sacra conversazione’), e l’arco trionfale ogivale in mattoni; la volta del presbiterio è a crociera con costoloni in cotto e interessante l’altare settecentesco con paliotto in scagliola; una cornice in marmo nero inquadra la tela della Assunta tra angeli e corolle di fiori, la cui collocazione ha finito per nascondere un affresco cinquecentesco della Assunzione della Vergine. La visita della piccola chiesa di Santa Maria offre un esempio di come anche centri abitati, talvolta resi anonimi dalla diffusione di una disordinata edilizia produttiva e commerciale lungo le arterie maggiori, o conosciuti unicamente per un’unica pur importante presenza (l’aeroporto legato allo stabilimento di ‘Leonardo’), conservano un po’ nascoste le testimonianze di un passato meritevole di conoscenza e conservazione.

La chiesa di San Materno a Cuirone
Il piccolo borgo di Cuirone, oggi frazione di Vergiate, è stato più volte votato bel Censimento dei ‘Luoghi del Cuore’; infatti, oltre ad un’invidiabile posizione ai piedi del Monte San Giacomo, collina morenica che costituisce il punto più elevato del Parco Regionale del Ticino, e in prossimità di una vasta area agricola, possiede monumenti del passato, ville un tempo residenze di campagna della borghesia lombarda, edifici testimoni della vita sociale (forno, lavatoio, circolo cooperativo) di una comunità ben definita, oltre ad un tessuto urbano ben conservato costituito da in gran parte da antiche cascine correttamente ristrutturate. La chiesa di San Materno, citata nel Liber notitiae di Goffredo da Bussero del XIII secolo, ha senz’altro origine più antica risalente all’epoca romanica. Lo denunciano la facciata, soprattutto nella parte inferiore, la monofora strambata della navata, i conci bugnati inserito in più punti e nel campanile. Sostanziali cambiamenti avvennero nel XVII secolo: infatti nel 1657 (come attesta una data apposta sulla muratura esterna) la chiesa venne ampliata con l’aggiunta di tutta la parte presbiteriale ed il rifacimento parziale della facciata. Gli ultimi lavori di restauro e ampliamento datano alla fine del XIX secolo. Nella relazione della visita pastorale del 1581 si ricorda come la piccola chiesa ha ‘in parte pareti affrescate’; queste decorazioni sono andate perse sia con l’usura del tempo sia con i rifacimenti del XVII secolo; di recente qualche saggio di restauro sulla parete destra ha riportato alla luce un lacerto di una Madonna col Bambino e un Santo (forse San Paolo), le cui forme si possono far risalire al secolo XV. Come già detto la visita a Cuirone ci riporta ad un tempo non troppo lontano, quando, anche in Lombardia, l’agricoltura era ancora l’occupazione principale degli abitanti di un piccolo borgo e la vita di comunità era particolarmente sentita. La chiesa costituiva uno degli elementi portanti della quotidianeità degli abitanti, quanto il forno comune, oppure il circolo e il lavatoio, luoghi d’incontro di uomini e donne, e la richiesta di una parrocchia autonoma per Cuirone (esaudita dalle autorità ecclesiastiche solo nel1966) era un punto d’orgoglio per tutti i
borghigiani. La modernità arrivò improvvisa il 2 agosto 1968 quando, in una giornata di pioggia e vento,
un’errata manovra del pilota portò un aereo a schiantarsi sul Monte San Giacomo; sul muro esterno della
chiesa di San Materno una lapide ricorda le vittime di quell’incidente, che portò Curione all’attenzione dei
media.

A Cuirone di Vergiate l'antico forno

Antico Forno di Cuirone
Il piccolo borgo di Cuirone, oggi frazione di Vergiate, è stato più volte votato bel Censimento dei ‘Luoghi del Cuore’; infatti, oltre ad un’invidiabile posizione ai piedi del Monte San Giacomo, collina morenica che costituisce il punto più elevato del Parco Regionale del Ticino, e in prossimità di una vasta area agricola, possiede monumenti del passato, ville un tempo residenze di campagna della borghesia lombarda, edifici testimoni della vita sociale (forno, lavatoio, circolo cooperativo) di una comunità ben definita, oltre ad un tessuto urbano ben conservato costituito da in gran parte da antiche cascine correttamente ristrutturate. L’antico forno tra origine dalla necessità che nei secoli passati le famiglie avevano di panificare periodicamente con minore dispendio possibile di risorse, di lavoro e di combustibile. Di qui l’esigenza di avere a disposizione un forno comunitario che a rotazione servisse a più famiglie del borgo. Il forno venne costruito all’inizio del XIX secolo su un fondo proprietà del conte Cesare Castelbarco, feudatario di Cuirone; passò poi nel 1810 al conte Giovanni Melzi; oggi viene utilizzato in occasione di feste popolari. Il forno è collocato all’interno di un piccolo fabbricato, di cui occupa circa metà della superficie; la parte anteriore è attrezzata con mensole per sorreggere le tavole su cui si appoggiano le forme di pane prima della cottura; sui lati si trovano le fascine da bruciare, gli attrezzi e una piccola vasca per la pulizia del forno stesso. La parte vera e propria del forno è costruita a forma di cupola la cui volta ed il piano di cottura sono ricoperti da mattoni refrattari; sopra la cupola e sotto il pino si trova un notevole spessore di sabbia finissima e terra refrattaria per una migliore coibentazione. Sopra la bocca del forno, ricavata da una lastra di pietra a forma pentagonale, si elevano una cappa in serizzo e una canna fumaria con un comignolo in mattoni, costruito sul colmo della copertura. Come già detto la visita a Cuirone ci riporta ad un tempo non troppo lontano, quando, anche in Lombardia, l’agricoltura era ancora l’occupazione principale degli abitanti di un piccolo borgo e la vita di comunità era particolarmente sentita. Pertanto proprio il forno è la testimonianza più viva di questa vita passata: ogni famiglia portava al mulino (edificio oggi purtroppo diroccato) il frumento, il mais, la segale per la macina, e poi le farine così ottenute al forno per la panificazione. Altri simboli di questi momenti comunitari erano il lavatoio (oggi collocato accanto alla chiesa parrocchiale) dove generazioni di donne di Cuirone hanno faticato per lavare i panni e i vestiti e per scambiare qualche pettegolezzo; e il circolo (oggi Cooperativa La Vittoriosa) dove invece gli uomini trovavano svago nel gioco delle carte, nel biliardo e in un bicchiere di vino.

Inoltre la Delegazione sarà presente a Cascina Costa di Samarate con l’apertura del
Museo Augusta, interessante collezione che raccoglie la produzione della storica casa motociclistica MV Agusta e della omonima fabbrica di elicotteri conosciuta internazionalmente.

Visite su prenotazione sul sito https://faiprenotazioni.fondoambiente.it, fino a esaurimento posti disponibili ed entro la mezzanotte del giorno precedente la visita. Per prenotarsi e prendere parte all’iniziativa è richiesto un contributo minimo di 3 €.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 Ottobre 2021
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