Operai, tecnici e ingegneri: le nuove tute blu determinanti nella svolta “green”

La transizione ecologica tra i temi del consiglio generale della Fim Cisl dei Laghi. Per l'innovazione e la sostenibilità, formazione e competenze dei lavoratori fanno la differenza

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Se agli imprenditori piace molto la definizione “capitale umano“, al sindacato piace ancora quella di “lavoratore”.  Le parole sono importanti, ma è anche vero che nelle transizioni epocali i confini, un tempo netti, tendono a sfumare. Durante l’ultimo consiglio generale della Fim Cisl dei Laghi, che si è tenuto a Villa Cagnola a Gazzada Schianno (Varese), al termine di una stimolante tavola rotonda, a cui hanno partecipato anche due imprenditori e due rappresentanti degli industriali di Como e Varese, Francesca Polti, dell’omonima azienda di elettrodomestici di Bulgarograsso, ha detto di preferire la definizione «risorsa umana» rispetto alla parola «lavoratore», perché mette in risalto «il valore e le potenzialità della persona». Al suo fianco era seduto il segretario nazionale della Fim Cisl, Roberto Benaglia, che ha replicato immediatamente con un sorriso: «Io preferisco decisamente la parola “lavoratore”».
Uno scambio di battute veloce e indolore, con la promessa di un futuro dibattito sull’argomento, degna chiusura di un confronto molto franco dal titolo “Metalmeccanici di Como e Varese: crescita e innovazione verso la transizione“.

Non è la prima volta che imprenditori e rappresentanti degli industriali partecipano ai consigli generali dei metalmeccanici della Cisl. Quello della Fim è un metodo collaudato. Spingere le relazioni industriali su un piano culturale permette franchezza e facilita l’apertura a soluzioni comuni, a volte inedite. Insomma, se un tempo si investiva molto nel conflitto, oggi si cerca il dialogo.

Per la Fim Cisl dei Laghi significa coinvolgere oltre cinquemila iscritti, tra Varese e Como, e tremila aziende, pari al 38% delle unità locali manifatturiere presenti in provincia di Varese, a cui se ne aggiungono altre duemila che operano nel distretto comasco. Un comparto nevralgico per l’economia insubrica, con un quota di export pari a 5,6 miliardi di euro. Caterina Valsecchi, segretaria della Fim Cisl dei Laghi, sa di avere una grande responsabilità perché in questo periodo storico quel valore industriale deve fare i conti con la transizione green. Il dialogo serve dunque a capire dove si sta andando e gli stessi rappresentanti di Confindustria Como e dell’Unione Industriali di Varese, Gabriele Meroni e Gianluca Bianchi, ribadiscono a più riprese la volontà delle aziende di intraprendere il percorso di transizione sostenibile con la collaborazione di tutti i portatori di interesse.

Non sarà facile come dirlo, ma le esperienze dell’imprenditrice Francesca Polti e di Vito Germinario, manager di Finnord, gruppo industriale di Jerago con Orago, sono una testimonianza interessante su ciò che sta accadendo. La pandemia per entrambe le aziende, come per molte altre, è stato uno stress-test che ha permesso di ripensare in modo diverso il loro futuro. Alla Polti il buon rapporto con il sindacato, la solidarietà interna all’azienda unita al senso di responsabilità della proprietà e dei lavoratori ha permesso di far fronte comune contro la crisi e di ripartire con slancio. Il gruppo Finnord con un’azione di reshoring ha riportato la maggior parte della propria attività in Italia, ricostruendo relazioni di fiducia con clienti e fornitori.

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Secondo Germinario, in questo quadro «è fondamentale la formazione perché l’innovazione dipende dall’interpretazione delle competenze». Il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici è stato tra i primi ad andare in questa direzione e a riconoscerlo sono entrambe le parti. «Il contratto ha fatto fare un balzo in avanti dopo 40 anni – ha detto Bianchi di Univa – Il sindacato , accogliendo il diritto soggettivo alla formazione, ha raccolto la sfida di Federmeccanica sapendo di abbandonare la confort zone. È un salto che richiede un nuovo approccio culturale».

Forse quel salto era già iniziato già prima della sua formalizzazione nel contratto. Il Cipputi con la tuta blu, l’operaio-massa creato dalla geniale matita di Altan, negli ultimi anni ha subito una metamorfosi nell’anima. «I dati dicono che gli impiegati non amministrativi hanno superato gli operai – ha detto il segretario generale della Fim Cisl – Oggi nelle aziende metalmeccaniche ci sono professionalità in crescita e le tute blu le indossano anche giovani ingegneri e tecnici di livello. È stata fatta una grande operazione culturale e strategica: le aziende per poter programmare il loro futuro devono sapere quali competenze hanno in casa, così come i lavoratori hanno il diritto di sapere quali sono le loro competenze. Purtroppo l’Italia è stabilmente al penultimo posto per la formazione continua degli adulti. C’è ancora tanto da fare».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 15 Ottobre 2021
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