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Dopo l’incendio all’inceneritore di Busto Arsizio: “Previsti 450 mila euro per la sicurezza”

Neutalia lo ha comunicato con una lettera al presidente della commissione territorio e ambiente, riunita proprio ieri sera per parlare di monitoraggio dell'aria. Critiche dal Pd: "Fatto inammissibile"

Incendio rifiuti vicinanze ex Accam

L’area dell’impianto di termovalorizzazione di Borsano in cui è avvenuto l’incendio non era sicura ed entro il 2022 sarebbe stata oggetto di un intervento di adeguamento alla normativa sulla sicurezza. A chiarire lo stato dell’arte dopo il preoccupante episodio di ieri (lunedì) che ha colpito la zona dei rifiuti ingombranti, sono la stessa Neutalia e la due diligence che la società Technohabitat aveva eseguito quando ci fu il passaggio da Accam al nuovo soggetto.

Nella commissione di ieri sera, dedicata proprio all’indagine sulla qualità dell’aria di Busto Arsizio, è stato il presidente Roberto Ghidotti ad informare i consiglieri, leggendo la lettera del presidente di Neutalia Falcone: «L’incendio si è scatenato attorno alle 14,25 nella zona dei rifiuti ingombranti, gestita da terzi. Non ci sono persone coinvolte e non sono stati interessati né l’impianto, né l’area rifiuti speciali. 450 mila euro sono stati già pianificati nel 2022 per la copertura e per la creazione di zone separate dei rifiuti. Dai rilievi istantanei di Arpa non è stato rilevato nulla a livello di inquinamento sul territorio. Verranno svolte ulteriori verifiche».

La consigliera Cinzia Berutti del Pd ha introdotto il tema della commissione di ieri sera che riguardava proprio l’indagine sulla qualità dell’aria in città che era stata votata praticamente all’unanimità (solo il sindaco si astenne) dal consiglio comunale il 23 marzo 2021: «Visto quanto accaduto oggi è ancora più urgente sapere a che punto è questo lavoro».

A rispondere è stato il dirigente del terzo settore Roberto Brugnoni che ha relazionato sulla situazione delle centraline che rilevano i livelli di inquinamento in città e sul territorio, gestite da Arpa, e ha consegnato ai commissari la relazione presentata dal responsabile di impatto di Neutalia, Emilio Conti sulle iniziative messe in atto dalla società per ridurre l’impatto ambientale. L’assessore ai Servizi Sociali Paola Reguzzoni e il collega all’urbanistica Giorgio Mariani, inoltre, hanno relazionato sulle attività in ambito di transizione ecologica nei loro rispettivi settori (ristrutturazione case popolari e progetto hydrogen valley). Palese l’insoddisfazione della consigliera Berutti che è tornata a proporre un’iniziativa dell’amministrazione per dotare la città di parecchie centraline in modo da monitorare costantemente, zona per zona, i miglioramenti e i peggioramenti della qualità dell’aria.

A seguito di quanto accaduto a Neutalia anche il capogruppo del Pd Maurizio Maggioni ha diffuso una nota nella quale dichiara “inammissibile” quanto accaduto: «L’incendio scatenatosi dentro l’area degli impianti Neutalia è inammissibile. Impianti che raccolgono ripartiscono, gestiscono ed inceneriscono quantità rilevanti di rifiuti di diversa tipologia devono essere sottoposti ad una gestione di altissima qualità, tale da impedire qualsiasi incidente possa esser immaginato. Le spiegazioni, comprese quelle che eventualmente facessero risalire “l’incidente” a cause dolose, non sono affatto giustificabili. I livelli di sicurezza e di prevenzione devono essere “totali” e l’incendio di ieri testimonia che non è cosi».

Maggioni sottolinea anche che «l’incendio è avvenuto nell’area dei rifiuti ingombranti, è d’obbligo ricordare quanto dichiarato nella “due diligence” di Tecnohabibat dell’aprile 2021: tale area non risponde se non parzialmente alle prescrizioni che la volevano compartimentata e coperta. Nell’aprile del 2021 si citava una progettazione già definita in base ad una prescrizione del 2018 ed in fase di attuazione. Oggi Neutalia dice che un ampio progetto è in fase di realizzazione. Ma se gli impianti non sono perfettamente a norma e se comunque sono suscettibili di incidenti facilmente presumibili, non devono funzionare: questo è quanto il Comune di Busto Arsizio deve pretendere senza nessuno sconto, a nome della cittadinanza, della sua sicurezza e salute».

Il Pd ha chiesto, come minoranza nella Commissione di ieri sera, che il sindaco relazioni con il supporto delle analisi e delle dichiarazioni dei servizi degli uffici competenti: «Aggiungiamo che il Comune deve agire in ogni sede e con gli strumenti amministrativi e giuridici opportuni perché l’impianto non possa funzionare se non con la completa attuazione delle nome e delle prescrizioni e comunque dei massimi sistemi di prevenzione».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 12 Aprile 2022
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