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Alessandro Maja dimesso dall’ospedale è in carcere a Monza

L’uomo si è chiuso nel silenzio, non è ancora stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip

Samarate omicidio

Prima in ospedale a Busto Arsizio. Poi il trasferimento a quello di Monza, sempre piantonato. Questa mattina, giovedì, prima dell’ora di pranzo, l’ulteriore spostamento, in carcere, sempre a Monza: Alessandro Maja è stato in osservazione nelle strutture ospedaliere che l’hanno accolto dopo il gesto tremendo di mercoledì mattina che ha tolto la vita alla figlia Giulia e alla moglie Stefania e che ha lasciato in fin di vita il figlio Nicolò, che rimane grave al reparto di rianimazione dell’ospedale di Varese. Maja è stato sentito nel pomeriggio di mercoledì dal pubblico ministero titolare delle indagini, Carlo Alberto Lafiandra, trincerandosi dietro il silenzio: si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il procuratore della repubblica di Busto Arsizio Carlo Nocerino ha confermato che Alessandro Maja, sentito in ospedale dalla pProcura ha preferito non parlare. Circa l’arma usata il procuratore ha parlato di un martello «e di un secondo oggetto insanguinato trovato nella casa, una sorta di lama», anche se sono attesi i primi riscontri del medico legale sui corpi per avere la conferma precisa della natura dei colpi inferti (nella foto la finestra della casa di via Torino 32 a Samarate dove Alessandro Maja è stato trovato dai soccorritori sporco di sangue e urlante attorno alle 7 di mercoledì 4 maggio).

Il figlio Nicolò, intanto, lotta in rianimazione a Varese: è grave ma stazionario. A Samarate è lutto cittadino e i compagni di scuola di Giulia Maja, a Gallarate dove la ragazza frequentava lo Scientifico vivono attoniti questa giornata di dolore.

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Pubblicato il 05 Maggio 2022
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