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Il profetico libro sull’usura di Sergio Barletta: “Diavoli Blues racconta il dolore degli imprenditori”

Nel giorno dell'uscita in libreria la Procura di Busto Arsizio ha comunicato l'arresto di 5 usurai che strozzavano alcuni imprenditori della zona. Diavoli Blues racconta proprio questo mondo

Generico 13 Jun 2022

L’ultimo libro di Sergio Barletta, calabrese d’origine e bustese d’adozione, si intitola Diavoli Blues (Porto Seguro Editore) e racconta una storia di usura. L’uscita del suo libro, complice il caso, è avvenuta lo scorso 27 maggio proprio nel giorno in cui la Procura di Busto Arsizio ha arrestato un gruppo di usurai che applicava tassi d’interesse altissimi ad alcuni imprenditori della zona, progettando addirittura un rapimento in caso di mancato pagamento degli interessi: «Nel mio libro racconto proprio una di queste storie sommerse e dolorose. Si tratta di un problema diffuso in tutta Italia, anche nel ricco nord quando le banche chiudono i rubinetti c’è qualcuno pronto a proporre una apparente via d’uscita che conduce nel baratro».

Prestiti con tassi da usura, cinque arresti in provincia di Varese

Il libro ha già fatto il giro di diverse località calabresi dove è stato presentato insieme a sindaci, prefetti, giornalisti ed esponenti di associazioni anti-racket. La criminologa Chiara Penna l’ha definito “un manuale di criminologia”. Prossimamente verrà presentato anche a Cuggiono (nell’ambito della festa del Solstizio il 26 giugno), ad Arconate nell’ambito della Settimana della Cultura e poi ancora a Milano e Varese.

SINOSSI

Potrebbe appartenere ai generi di romanzi di formazione e scoperta della sofferenza che porta un giovane liutaio in una realtà capace di leggere al di là della superficie, quale tema decisivo che è il “dolore”, di cui un certo sistema malavitoso che tange pure le istituzioni, diventa il paradigma estremo. Il tema dominante è quello dell’usura.

Raffaele, poco più che ventenne, apprende l’arte di liutaio dal nonno paterno e decide di aprire una bottega per la costruzione degli strumenti a pizzico nel cuore del centro storico di Cosenza (la città non viene mai nominata, restando nell’indeterminatezza). Forse l’ultimo dei liutai.

Il suo talento comincia ad essere riconosciuto in ogni parte del pianeta. Gli vengono commissionati chitarre, mandolini, banji da ogni parte d’italia e pure Oltreoceano da musicisti famosi. La madre Alfonsina si ammala di cancro e per poter tentare di salvarle la vita, si rende indispensabile ricoverarla in una struttura ospedaliera specialistica di Roma, ove dovrà essere sottoposta ad intervento chirurgico, teso ad eliminare il male. Perchè ciò possa essere possibile, c’è bisogno di una certa somma di denaro che Raffaele non possiede. Figlio unico con il padre disoccupato che può contare solo sull’irrisorio reddito di cittadinanza di duecentottanta euro al mese. Il giovane liutaio si rivolge ad una banca e ad alcune finanziarie che gli negano un prestito di cinquemila euro, poiché non è in grado di prestare garanzie. Il direttore della rivalerci ad un usuraio suo conoscente, da cui Raffaele ottiene un primo prestito ad interessi da cui Raffaele ottiene un primo prestito ad interessi da capogiro.

Per poter far fronte alla restituzione del capitale, dopo aver pagato le rate degli interessi, è costretto a chiedere un ulteriore prestito ad altro strozzino. Anche questa volta, non riesce nella restituzione. Seguono minacce, pure di morte, fino a quando l’usuraio compie un atto di ritorsione ammazzando il padre di Raffaele con alcuni colpi di pistola. La sua avvenente amante fioraia cinquantenne, lo convince a rivolgersi ad una Fondazione governata dalla Curia vescovile, nata proprio per aiutare chi si trova stretto nella morsa dei sanguisuga. L’aiuto però, è subordinato alla denuncia dell’intera vicenda che Raffaele, deve sporgere presso la Prefettura.

Viene istruita la pratica, mentre vengono tratti in arresto gli usurai e loro complici. Il direttore della banca oggetto d’indagine, insieme ai membri del consiglio di amministrazione, reagisce dando segnali di qualche squilibrio mentale. Intanto a Raffaele, gli viene offerta la protezione come da protocollo e viene segretamente ospitato in un Convento di Frati Minimi in una località del Tirreno in attesa di essere trasferito in un luogo lontano dalla Calabria, con un nome nuovo e con una nuova carta d’identità.

Gli distruggono la bottega con diversi candelotti di dinamite. Non ha più forze e tenta di togliersi la vita con un cappio ricavato dalle corde dalla sua inseparabile chitarra blues. I Frati lo scoprono e gli salvano la vita ma a quel punto perde il senno. Viene
soccorso e ricoverato nel reparto di psichiatria del nosocomio cittadino, ove il destino vuole che incontri (senza che si conoscano a vicenda), il direttore della banca che gli aveva negato il piccolo prestito, anch’egli sotto cura per disturbi mentali.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 Giugno 2022
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