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Il barista e l’agricoltore di Cuggiono che giocavano a fare i “narcos” dalla pistola facile

Dietro lo spaccio al dettaglio nei boschi c'erano un agricoltore italiano e un barista albanese che tiravano le fila rifornendo regolarmente un marocchino. Giro d'affari da quasi 10 mila euro al giorno

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Dietro la frenetica attività di spaccio nei boschi tra Lonate Pozzolo, Buscate e Cuggiono c’erano due italiani ed un albanese, piuttosto noti nel piccolo centro del milanese. Andrea Bergamini, classe 1979 e titolare di un’azienda agricola in paese, e Ilir Luzaj (detto Elia), classe 1970 titolare del bar Infinity e uscito dal carcere nel 2019 sempre per droga. Dietro le loro attività lecite si nascondeva il volto oscuro dei fornitori di cocaina per la coppia Abdellah Elharti e Maria Rosaria Tolu, reali obiettivi del tentato omicidio dal quale è scaturita l’indagine.

Sono i primi due i principali indagati finiti in carcere nell’operazione della Procura di Busto Arsizio (sostituto procuratore Flavia Salvatore) insieme ai Carabinieri della Compagnia bustocca che hanno lavorato per oltre due anni con l’obiettivo di ricostruire un pezzo del complesso mondo dello spaccio nei boschi, realtà ormai di rilievo nazionale per i numeri che è arrivato a produrre grazie ad una clientela sterminata di consumatori soprattutto di cocaina ed eroina.

Dall’operazione portata a termine ieri (cinque le persone arrestate mentre una risulta ancora latitante, ndr) è emerso uno spaccato di malavita che mischia diversi mondi. Bergamini, coadiuvato da un altro italiano classe 1970, e Luzaj riuscivano a procurarsi quantitativi importanti di stupefacente che poi smerciavano in parte a singoli clienti e in parte ai fantasmi dei boschi che gestivano diverse piazze di spaccio tra Lonate Pozzolo, Buscate e la stessa Cuggiono.

Parliamo di un giro d’affari da circa 9-10 mila euro al giorno al dettaglio, numeri importanti che oliano una macchina complessa fatta di pali (spesso italiani), accompagnatori (anche loro clienti), collaboratori che facevano da spola tra l’interno del bosco e le vie attorno dove avveniva la cessione.

Il rumore dei colpi di pistola, però, è quello che ha fatto alzare le antenne della Procura che ha lavorato incessantemente per arrivare all’individuazione del livello superiore allo spaccio al dettaglio. Il suono delle armi, che sempre più spesso riecheggia nei boschi del Varesotto da nord a sud, senza distinzione, è segno di una situazione instabile all’interno dei vari gruppi di spacciatori ma anche tra di loro. Ci si spara per i debiti accumulati come per l’occupazione di una zona che prima era di qualcun’altro.

Sono sempre più frequenti, dunque, gli omicidi o i ferimenti fino a convincere il procuratore di Busto Arsizio Carlo Nocerino a creare una task force che è stato chiamato “Osservatorio permanente” attraverso il quale mettere a fattor comune le varie inchieste che stanno nascendo da questi fatti di sangue.

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 19 Luglio 2022
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