Varese News

L’esempio

di Laura De Filippo

Nerviano ricorda Paolo Borsellino a 30 anni dalla strage di via D'Amelio

L’espressione del tuo viso è particolare, mi sfugge, è indefinibile. Racconti di quando fosti scelto per andare a
Palermo, nella scorta al Magistrato. Poi la designazione cambiò e finisti in quella della moglie. A distanza di trent’anni nei tuoi occhi ancora il rammarico di non essere stato destinato a lui. O di sollievo, per un destino che ti risparmiò la vita. Le lacrime di oggi mostrano quel sentimento, intatto nel tempo, appoggiato in fondo all’anima, custode di un vissuto.

Il mio ricordo. È il 19 luglio 1992, il telegiornale dà la notizia e su di noi giovani, e su tutti gli italiani veri, piomba un macigno di silenzio, terrore, sgomento. Il realizzarsi di quelle parole pronunciate pochi mesi prima, di fronte alla bara del suo amico, “ora tocca a me”. Le immagini di via D’Amelio, come quelle dell’autostrada per Capaci, mostrano macerie, come nei luoghi di guerra, un orrore così lontano, e invece è casa nostra. Paolo, Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio, Emanuela, Agostino, Walter, Vincenzo e Claudio rappresentarono quel dovere sancito dai padri costituenti,

Art. 4 Costituzione – 2° comma
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
e lo svolsero con onore e orgoglio fino al sacrificio più grande, per un progresso comune.

Il 23 maggio e il 19 luglio 1992 scossero le coscienze. Quell’anno decisi di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza, o come si dice “in legge”. Volevo sapere da dove veniva quella determinazione di svolgere il proprio dovere. E così è stato. La nostra Costituzione mi emoziona ogni volta che la leggo e la spiego. Ho la fortuna di trasmettere la bellezza della legge fondamentale dell’ordinamento italiano ad altri. Mi piace chiamarla col suo nome istituzionale. Provo a immaginare e spiegare il pensiero di chi ha scritto quelle parole come una missione indissolubile dalla natura umana, una nobile passione, che non dà tregua e riposo, che piega a ogni sacrificio e rinuncia. O cosa provavano Paolo e Giovanni aprendo gli occhi al mattino con un dovere pesante da assolvere, incarnando appieno quel pensiero costituente con la scelta di una visione al di là delle piccolezze del quotidiano. L’intimo entusiasmo di un lavoro espresso nei fatti, nella vita di ogni giorno. Possiamo e dobbiamo farlo anche noi.
Grazie.

Racconto di Laura De Filippo (www.ilcavedio.org)

Tutti i Racconti della Domenica 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 Luglio 2022
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore