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Busto Arsizio salvi la Cascina dei Poveri: “Qui nacque la Beata Giuliana Puricelli”

Abitata fino agli anni '60 ha visto nascere la religiosa che dà il nome al quartiere. A fianco c'è una chiesa del '600 che i bustocchi contribuirono a restaurare 35 anni fa

Salvare il luogo dove nacque (probabilmente) la Beata Giuliana Puricelli è la missione del professor Tito Olivato, insegnante del liceo Candiani di Busto Arsizio, creatore insieme ai suoi studenti del Pedibustis e scrittore che ha dedicato anche un libro alla sua storia.

Nei giorni scorsi ne abbiamo parlato in questo articolo, insieme ad altre testate del territorio, e molti hanno firmato per questo luogo sulla pagina dedicata nel sito de “I luoghi del Cuore del Fai” (qui il link). Non basta. Il professor Olivato sta creando un comitato che organizzerà una serie di iniziative volte a promuovere la votazione in modo da far salire questo luogo in classifica e accedere ai finanziamenti messi a disposizione per i luoghi più votati.cascina dei poveri busto arsizio

L’area, infatti, va protetta dalla possibile realizzazione del nuovo ospedale unico di Busto Arsizio e Gallarate che sorgerà proprio nei terreni adiacenti: «Con tutta probabilità il cantiere inizierà nel 2029 e il destino della cascina e della chiesetta non è certo. Quello che vorrei fare è sensibilizzare i vari enti coinvolti perchè diventino parte integrante del progetto e non un problema».

La cascina è stata abitata fino alla fine degli anni ’60 e proprio durante la nostra intervista al professore abbiamo incontrato la signora Gallazzi che ci ha raccontato di aver vissuto i primi dieci anni della sua vita proprio all’interno della cascina: «Era bellissimo perchè si svolgeva una vita comunitaria. Tutti si aiutavano uno con l’altro».

La seicentesca chiesa di San Bernardino, invece, è stata restaurata alla fine degli anni ’90 del secolo scorso grazie allo sforzo di molti cittadini di Busto Arsizio che acquistarono in pochi giorni 800 milioni di vecchie lire di b.o.c., i buoni emessi dal Comune di Busto Arsizio per raccogliere la cifra necessaria al restauro.

«Ora i bustocchi sono chiamati nuovamente ad impegnarsi per salvare questa porzione di città sia per l’importanza religiosa che per quelle radici profonde che partono dalla dura vita agricola degli avi. Un passato che non va dimenticato» – conclude Olivato.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 23 Agosto 2022
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