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Perché oggi mi sono vestita così

Racconto di Gianluca Fiore

tempo libero generica

Dio che mal di testa… la bocca impastata mi blocca un bestemmione, ma l’intenzione c’era tutta. Fammi ragionare, il letto è quello mio, il soffitto pure, il comodino è il solito, il piumone è quello che ho cambiato settimana scorsa. Beh, almeno realizzo che è casa mia.

C’è qualcosa che non va, il pigiama mi dà un senso di fastidio, non so perché. Strana consistenza. Sembra una stoffa diversa… apro gli occhi a fatica, e riesco comunque a vedere che porca vacca non è un pigiama! È un tutù – rosa, per di più! E ho pure dei collant bianchi da vera ballerina del Bolshoi!

Ma come minchia mi sono conciato? Schizzo – si fa per dire – fuori dal letto e apro l’armadio per vedermi allo specchio. Dio mio, che è successo? Un rinomato principe del foro, nei suoi sessanta tonanti, appesantito dai troppi vizi, con barba sfatta, calvizie più che incipiente, due zampette da trampoliere, incastonato in un tutù rosa da saggio delle bambine di terza elementare! Siedo, sconcertato, sul bordo del letto.

Come sono finito dentro questa roba? Faccio ordine ai pochi ricordi a cui il mio cervello – evidentemente appesantito da una nottata di bagordi – mi consente di accedere.

Dunque, ieri… ah già, ieri era il mio compleanno e siamo andati al Gilda tutti assieme, un branco di amici disgraziati, eh certo saranno stati loro a combinarmi qualche scherzo… ma poi? E chi si ricorda più che è successo? L’ingresso del locale, entriamo, le luci, la musica e poi… boh, no ricordo più nulla. Dio che mal di testa, è meglio che mi prenda un’aspirina e mi faccia un caffè. Vado in cucina, accendo la macchinetta e mi siedo sconfortato su uno sgabello. Tocco sospirando con fare interrogativo questo tessuto misterioso che mai avrei pensato di indossare. Un suono penetrante mi entra nel cervello come un trapano: il telefono. Chi è che rompe adesso? Rispondo, è lo smilzo, amico da sempre. Mi fa: ahò, ah Carla Fracci!

Ma che stai a dì, ma che Carla Fracci? Senti smilzo famme ‘na cortesia mi spieghi che è successo ieri sera? Me so svejato stamattina cor tutù addosso. Ma che ho fatto? Anzi che m’avete fatto, perché sono convinto che dietro c’è lo zampino vostro…

Nostro? Fa lui. Hai fatto tutto da solo. Ieri sera siamo andati a festeggiarti al Gilda, c’era una serata con le Drag Queen, e a un certo punto – eri già mezzo brillo e mi sa che dentro al drink non ce stava solo l’arcole – hai provocato quella che stava a ballà, uno stangone arto du metri co’du zinne che pareva ‘namongorfiera e j’hai fatto ahò ma la sai fa’ la spaccata? E quella t’ha sfidato! Hai fatto pe’ sali’ e quello t’ha detto eh no bello, pe’ salì sur palco te devi d’acchittà. Du minuti e sei ricomparso co ‘n tutù rosa che parevi un confetto. E uno due tre: ‘na spaccata che manco Nurejev. Tutti a applaudì, a fischià, a dì facce er bis. Beh c’è voluto ‘n attimo per riarzatte, eh. Ma stavamo tutti a pisciasse sotto dalle risate… pronto? pronto, Arbe’, me senti? Oooohhh edajenun fa così… pronto… e dai che stasera cambiamo locale…

Racconto di Gianluca Fiore (www.ilcavedio.org)

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 Agosto 2022
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