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Dalla guerra in Ucraina alla marcia su Roma: il sabato di Duemilalibri che guarda alla storia

Gli appuntamenti di Duemilalibri di sabato 15 ottobre al Maga di Gallarate con gli inviati di guerra Biloslavo e Cremonesi, per finire con l'incontro con il giornalista Aldo Cazzullo e il suo libro "Mussolini il capobanda"

guerra ucraina

Domani, sabato 15 ottobre, inizierà il weekend di Duemilalibri, il festival letterario al museo Maga di Gallarate, che si concluderà domenica 16 ottobre: sarà una giornata densa di appuntamenti, a partire dall’incontro del mattino con le scuole incentrato sulla lettura e il fenomeno “booktok”.

La sera sarà dedicata alla storia, a partire da un evento contemporaneo come la guerra in Ucraina con gli inviati di guerra Fausto Biloslavo e Lorenzo Cremonesi, per poi proseguire con Aldo Cazzullo e l’incontro “Una marcia su Roma lunga cento anni” incentrato sul centenario della marcia su Roma.

Il programma

Si parte alle 10.30, con il consueto appuntamento con le scuole Tra “vecchia” carta e nuovi social: come leggono i ragazzi, insieme alle tiktoker Martina Levato e Francesca De Cecchi e la giornalista Marta Perego. Per i lettori più giovani i giornali di carta e la critica “ufficiale” sono stati sostituiti dai social e gli influencer dei libri. Modera Antonio Sanfrancesco.

Il tardo pomeriggio sarà dedicato alla contemporaneità della guerra in Ucraina: “Ucraina, la guerra infinita”. La guerra, che credevamo ormai lontana, è tornata a sconvolgere l’Europa. Incontro con gli inviati speciali Fausto Biloslavo, autore di Ucraina. Nell’inferno dell’ultima guerra d’Europa (SignsBooks) e Lorenzo Cremonesi, autore di Guerra infinita (Solferino). Matteo Carnieletto.

Quando Putin ha invaso l’Ucraina a febbraio, Biloslavo si trovava nel Donbass, dove è stato testimone delle prime cannonate del conflitto: il libro è il resoconto di due mesi di guerra vissuti in prima linea – spesso sotto i colpi dell’artiglieria e i missili balistici di Mosca che sfrecciano nel cielo – coprendo i fronti più caldi, dalla sacca di Irpin alla città martire di Kharkiv, dall’inferno in terra di Popasna nel Donbass al fronte di Kherson.

L’opera dell’inviato del “Corriere della Sera” Cremonesi è invece di più ampio respiro: il conflitto armato è il punto di vista ideale per ripercorrere la sua storia e quella del mondo in cui viviamo. Dal racconto del nonno tornato in licenza per 24 ore dalle trincee del Carso per sposarsi ai bombardamenti di Kiev, dal lungo lavoro come corrispondente da Gerusalemme fino ai fronti battuti da reporter in Iraq, Libano, Afghanistan, Pakistan, Siria, Libia e Ucraina, dal primo viaggio in bicicletta in Israele da ragazzo all’inchiesta sulla tragica morte sul campo della collega Maria Grazia Cutuli: una sorta di grande romanzo di guerra che intreccia storia familiare e reportage in presa diretta e narra vicende, personaggi e luoghi memorabili degli ultimi quarant’anni. Storie di esodi, morte e distruzione che ci aiutano a capire meglio il passato recente, il mondo di oggi e quello di domani.

Si prosegue alle 21 con Aldo Cazzullo, autore del libro Mussolini il capobanda – perché dovremmo vergognarci del fascismo (Mondadori) e il moderatore Luigi Mascheroni:A cento anni esatti dalla marcia su Roma, il Paese non ha ancora fatto del tutto i conti con il fascismo. Mussolini è presentato come una figura di cui la maggioranza degli italiani si è fatta un’idea sbagliata: uno statista che fino al 1938 le aveva azzeccate quasi tutte; peccato l’alleanza con Hitler, le leggi razziali, la guerra. Cazzullo ricorda che prima di quella data Mussolini aveva provocato la morte dei principali oppositori: Matteotti, Gobetti, Gramsci, Amendola, don Minzoni, Carlo e Nello Rosselli. Aveva conquistato il potere con la violenza – non solo manganelli e olio di ricino ma bombe e mitragliatrici –, facendo centinaia di vittime.

Fin dal 1922 si era preso la rivincita sulle città che gli avevano resistito, con avversari gettati dalle finestre di San Lorenzo a Roma, o legati ai camion e trascinati nelle vie di Torino. Aveva imposto una cappa di piombo: tribunale speciale, polizia segreta, confino, tassa sul celibato, esclusione delle donne da molti posti di lavoro. Aveva commesso crimini in Libia (40mila morti tra i civili), in Etiopia (dall’iprite al massacro dei monaci cristiani) e in Spagna. Aveva usato gli italiani come cavie per cure sbagliate contro la malaria e per vaccini letali. Era stato crudele con tanti: a cominciare da Ida Dalser e dal loro figlio Benitino. La guerra non fu un impazzimento del Duce, ma lo sbocco logico del fascismo, che sostiene la sopraffazione di uno Stato sull’altro e di una razza sull’altra; idee che purtroppo non sono morte con Mussolini. Anche se Cazzullo demolisce un altro luogo comune: non è vero che tutti gli italiani sono stati fascisti. E l’antifascismo dovrebbe essere un valore comune a tutti i partiti e a tutti gli italiani.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 Ottobre 2022
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