Insulto razzista contro un giocatore 16enne, il Cas Sacconago lascia il campo a Gallarate

Ad apostrofare il giovane avversario l'allenatore della squadra di casa, poi espulso. Il presidente bustocco Gallazzi: "Cose che fanno male". Quello gallaratese Elmazi: "Aspetto la giustizia sportiva"

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Un insulto razzista, un 16enne apostrofato come “negretto” da un adulto, l’allenatore della formazione avversaria, una intera squadra di ragazzi che decide di averne abbastanza e lascia il campo per protesta. È quanto avvenuto ieri – domenica 16 ottobre – sul campo delle Azalee a Gallarate dove a dire “basta” è stato l’undici bustocco del Cas Sacconago impegnato contro i padroni di casa in una partita del campionato Allievi provinciali di calcio.

La partita in quel momento vedeva in vantaggio il Gallarate con il punteggio di 3-1, ma proprio le parole del tecnico di casa all’indirizzo di un giocatore di origine nordafricana del Cas hanno causato l’interruzione. Dopo alcuni momenti di tensione l’arbitro ha espulso l’allenatore gallaratese ma a quel punto gli ospiti hanno preferito restare fuori dal campo, per dar forza alla protesta a scapito del risultato sportivo e di eventuali provvedimenti del giudice. (Image by Mircea Ploscar from Pixabay)

QUI CAS SACCONAGO – È all’insegna dell’amarezza il commento di Lelio Gallazzi, presidente del CAS che non era sul campo al momento dell’accaduto ma che si è subito rapportato con i propri dirigenti presenti. «Idiozie che non dovrebbero succedere – spiega Gallazzi – Non è possibile che nel 2022 chi è chiamato a educare i ragazzi si lasci andare a espressioni simili e a discriminazioni: sono cose che fanno male al calcio, alle persone e all’intelligenza».

Gallazzi supporta anche la scelta della sua squadra: «I ragazzi e lo staff hanno reagito compatti, uscendo dal campo. Perché vanno anche bene le scuse a posteriori ma credo che sia molto più importante agire a priori, bisogna intervenire prima che le cose accadano. C’è davvero tanta amarezza».

QUI GALLARATE – La linea della società gallaratese è dettata dal presidente, Gezim Elmazi ed è netta: «C’è un arbitro, c’è un referto e ci sarà un giudice sportivo che prenderà i provvedimenti del caso. Mi affido alla giustizia sportiva perché queste sono le regole e solo allora vedremo cosa è successo».

Elmazi preferisce non andare oltre ma, come è evidente dal nome, anch’egli ha origini straniere: viene dall’Albania e da tanti anni si occupa di guidare la società. «Dico solo questo: io, con la mia storia personale, avrei potuto scrivere libri sul razzismo che ho dovuto affrontare, non un articolo di giornale. Non l’ho fatto, preferisco portare avanti la società con tutto l’impegno e i sacrifici del caso»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 Ottobre 2022
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