I compiti delle vacanze? Pochi ma buoni

La rubrica settimanale "Il prof tra i banchi", curata da Alberto Introini, tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane

Generico 09 Jan 2023

Eterna lotta
La discussione sull’utilità dei compiti a casa si riaccende a ogni vacanza: quella natalizia, quella pasquale o
estiva. Tra le 5 cose che i giovani proprio non sopportano delle vacanze invernali appena trascorse, ai primi due posti spiccano l’ultima festività e una tradizione scolastica: ovvero, l’Epifania (perché sancisce la fine delle due settimane di feste) e i compiti assegnati da svolgere a casa. I docenti, invece, tendono ad essere favorevoli ai compiti, per svariati motivi. Innanzitutto perché il Natale arriva giusto a metà della
programmazione dell’anno, in un momento delicato in cui si delineano i voti per le pagelle di gennaio e i corsi di recupero. E poi, perché pare inconcepibile che gli studenti passino due settimane inoperosi e senza alcuna attività di ricerca, di approfondimento o di rinforzo.

Tra i pochi alunni italiani a non aver avuto tale problema, vi sono quelli dell’Istituto comprensivo Manzoni di Lamezia Terme, in Calabria: niente compiti. Una circolare di metà dicembre della preside, Antonella Mongiardo, ha invitato tutti i professori a limitarsi a dare solo un ripasso degli ultimi argomenti svolti. A chi avesse voluto comunque assegnare i compiti, la circolare precisava che “la giustificazione del genitore per il mancato svolgimento dei compiti deve essere accettata, evitando reprimende o punizioni”.

Come a sottolinearne maggiormente la condanna, e in un certo senso a imporre la propria visione a tutto
il corpo docente dell’istituto. Ciò che fa più riflettere, però, è un sondaggio svolto su 3 mila studenti – di scuole medie e superiori – alrientro delle vacanze: secondo quanto riportato anche da Il Sole 24 ore (il 10  gennaio), solo 1 studente su 5 li ha svolti tutti e senza usare “scorciatoie” (copiare da un compagno o da internet). Il restante 80% li ha fatti solo parzialmente, o li ha ignorati del tutto (15%). A dare il maggior carico di compiti sono stati i docenti di matematica e italiano: a questo dato, mi sono sentito ancor più chiamato in causa.

Il minimo necessario, ma lo decide il prof
Per quanto mi riguarda, parto da alcune premesse.
Di norma decido io quali e quanti compiti dare durante le vacanze. Non sono rilevanti le richieste dei genitori, perché sono spesso discordanti tra loro: quella mamma ne chiede di più, quel padre di meno. Non sono le statistiche sugli studenti a influenzarmi, perché generalmente non sono gli adolescenti a direcosa  fare ai grandi. Non è nemmeno indicativo il diktat di una preside, dato che sono piuttosto insofferente alle decisioni calate dall’alto, in una professione in cui la libertà di pensiero è il fondamento. Non dimentico, infine, altri due aspetti, che invece orientano maggiormente le mie scelte.

Il primo. L’etimologia del termine “vacanza” ci riporta al latino “vacans”: che è vuoto, libero. Il che significa che la vacanza dovrebbe essere libera dal lavoro, dallo studio, dagli impegni usuali. Il secondo: i risultati si ottengono solo con l’esercizio; e un concetto, per essere interiorizzato, necessita di un tempo di approfondimento.

Sono due esigenze inderogabili e contrastanti, e pertanto bisogna mediare. Quel che dico sempre ai miei alunni è che, se si lavora bene e a buon ritmo durante le settimane di scuola, le settimane di vacanza saranno di vera vacanza, perché meritata. Ciò si è tradotto così: per Natale alle terze medie ho dato qualche esercizio di grammatica (giusto per non arrugginirsi sulle basi) e un romanzo da leggere; al liceo, un saggio di letteratura non troppo lungo – 50 pagine, ma piuttosto impegnative.

In proporzione all’età, so di alcuni bambini ai primi anni di elementare che hanno avuto un carico maggiore dei miei alunni di terza media: il che è una follia, oppure significa che alcune maestre non la pensano come me. Ma, in questo caso, potrei dire che la scuola ha sempre ragione…


Alberto Introini, dopo aver insegnato in vari licei della provincia di Varese, dal 2008 è docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Elvetico di Lugano (Svizzera). Ha due lauree, in Lettere-Filosofia (2002, Università Statale di Milano) e in Storia (2022, Università di Zugo, Svizzera). Iscritto dal 2004 all’Ordine dei Giornalisti di Milano, ha pubblicato 4 libri. Partecipa come relatore o moderatore a diversi eventi culturali nel nord Italia. La sua rubrica settimanale “Il prof tra i banchi” tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane.

Prof. Alberto Introini
Docente e scrittore
@intro.prof

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(foto Pixabay)

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Pubblicato il 19 Gennaio 2023
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