Giovanni Bianchi maestro di umiltà e dolcezza: l’addio tra Gallarate e l’Africa
Al funerale il ricordo del suo lavoro da artigiano, ma soprattutto quello della sua dolcezza e generosità
“L’amore è il segreto della vita e va diffuso”. Un insegnamento tra l’Africa e Gallarate, risuonato nella grande navata della basilica di Santa Maria Assunta, dove tantissimi sono venuti a salutare Giovanni Bianchi.
Anche in una città ognuno ha un posto, un ruolo, una professione che lo rende riconoscibile. È Giovanni Bianchi era prima di tutto, per molti, il pasticciere. Un mestiere – usiamo una parola antica – che svolgeva con cura, passione e dedizione.
Era un mestiere che lo portava dentro nelle case, nelle famiglie. Così che oggi in tanti associano il suo ricordo anche a momenti belli della propria vita, come hanno ricordato anche alla fine della cerimonia, quelli della pasticceria, la sua “ squadra e anche un po’ famiglia”,
Ma Giovanni Bianchi era anche molto più. Laedizione al lavoro e la sobrietà, così tipicamente lombarde, non nascondevano più di tanto la sua generosità in tanti ambiti. Per primo, l’attaccamento alla missione che finanziava in Uganda, da cui è arrivato il saluto più affettuoso e caldo, detto dalla figlia Alessandra: “Abbiamo perso un padre, un amico, un fratello che ci ha accompagnati per anni, le lacrime ci rigano il volto” scrive suor Dorina dall’Uganda.
“Da noi in Africa, la morte non esiste, ci si ricongiunge alla terra e allo spirito degli antenati . E il tuo spirito si è ricongiunto anche con i nostri antenati , perché tu sei parte della nostra famiglia”. Così che “nel raccolto dei campi, quando il vento spira da ogni lato, sentiremo il calore del tuo abbraccio. Nei sorrisi dei nostri bambini vedremo il tuo sorriso”.

Nell’omelia Don Michele Gatti, parroco di Caiello (erano presenti anche ex parroci del quartiere dove Bianchi abitava), ha ricordato che Giovanni
trovava sempre un punto di vista diverso da quello che ti aspettavi, un modo per riportare alla semplicità a cui non avevi pensata”. Ha ricordato “una vita intensa che gli aveva dato questa libertà di cuore e di spirito che sapeva trasmettere”.

I collaboratori della pasticceria hanno ricordato Bianchi come “maestro di umiltà, esempio di dedizione al lavoro, attento ai dettagli per rendere felici i suoi clienti”. La figlia Marta ha portato anche un delicato messaggio della sua famiglia allargata, amici con cui aveva costruito un rapporto appunto quasi familiare.
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