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26 gennaio 1943, a Nikolaewka la battaglia per tornare a casa da una guerra ingiusta

Fu l'epilogo della guerra d'invasione contro l'Unione Sovietica voluta dal fascismo. Ancora oggi una data che ricorda la follia delle guerre d'aggressione

Generica 2020

Il 26 gennaio è la data dalla battaglia di Nikolajewka, 1943. Nel terribile gelo dell’inverno gli Alpini riuscirono a rompere l’accerchiamento delle truppe sovietiche, dopo giorni e giorni di marce nella neve e scontri con i carri armati. Una battaglia per tornare a casa da una guerra ingiusta, l’invasione dell’Unione Sovietica, che seguiva l’attacco a Francia, Grecia, Jugoslavia.

Un’invasione voluta dal regime fascista di Benito Mussolini e che si concluse con la peggior disfatta militare della storia d’Italia: più di 75mila furono i morti – moltissimi sul campo, molti in prigionia – e i dispersi, oltre 40mila i feriti e i congelati. La battaglia più letale, la più grande tragedia collettiva del nostro Paese.

La disfatta in terra sovietica il regime cercò di nascondere le dimensioni della sconfitta nella “ritirata di Russia”. All’inizio di un anno che sarebbe stato cruciale, per molti alpini e soldati quello fu il momento della presa di consapevolezza della fragilità del regime, dello stato tragico della guerra fascista. Non per caso molti reduci di Russia diventeranno anche partigiani, dal settembre di quell’anno, anche avendo memoria dei soprusi da parte dei tedeschi.

Giovanni Bloisi Russia 2019
Il sottopasso della ferrovia di Nikolaewka, il punto più letale della battaglia del 26 gennaio 1943. Foto di Giovanni Bloisi

In alcuni paesi di montagna, terra di alpini, il nome di Nikolaewka risuona come il sacrificio di un’intera generazione scomparsa, nelle battaglie o nei campi di prigionia.
Le truppe alpine rappresentavano la retroguardia dello schieramento italiano e furono quelle che più pagarono: a Nikolaewka solo la Tridentina era in condizioni di combattere come reparto organizzato. In altre località sono altri i nomi di battaglie che ricordano le dimensioni di quella tragedia: Valuiki, Arbuzovka e altri. Nomi che sono diventati un monito contro la guerra, l’aggressione ad altri popoli, le dittature.

In provincia di Varese e nell’Alto Milanese molti soldati di leva furono inviati in Russia con il 3° Bersaglieri, il 37° Fanteria, la Divisione Alpina Cuneense, oltre ad altri reparti.

campagna di Russia
Genieri della 124° Compagnia, IV Misto Genio, impegnati nella posa di mine. In questo reparto c’erano anche ragazzi della zona del Varesotto

Il ricordo di Nikolaewka nel Varesotto

Oggi, lunedì 26 gennaio 2026, al Sacro Monte di Varese si tiene il pellegrinaggio degli Alpini per la commemorazione dei caduti e dispersi sul fronte russo. Si parte alle 18 dalla Prima Cappella, alle 19 ci sarà la Messa solenne nel santuario di Santa Maria del Monte. Celebrerà Mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi di Milano, con don Franco Gallivanone, vicario episcopale per la zona di Varese, Mons. Erso Monti, arciprete di Santa Maria del Monte e i cappellanni alpini. Accompagnerà la celebrazione il coro Ana della Sezione di Varese
Al termine la commemorazione ufficiale della battaglia di Nikolajewka

È previsto anche un incontro a Bardello.

Le storia della ritirata di Russia su Varesenews

VareseNews ha raccolto negli anni storie inedite su Nikolajewka e la ritirata di Russia: qui tutti gli articoli.
Chi avesse storia di famigliari o conoscenti da approfondire e raccontare può scrivere a roberto.morandi@varesenews.it

L’alpino Angelo, da Bardello alle nevi di Russia (Bardello)

Nikolaewka, storia di una via e della battaglia per tornare a casa (Cardano al Campo)

Le due guerre di Giuseppe Bianchi: dalla campagna di Russia alla prigionia in Germania (Somma Lombardo)

Le piastrine perdute sul fiume Don. Un velatese nella ritirata di Russia (Velate – Varese)

La guerra di Francesco e quella di chi è rimasto a casa (Induno Olona)

Memoria e fratellanza: 2700 chilometri in bici sulle tracce dei soldati in Russia (Varano Borghi)

Ragazzi di paese: sette ventenni dal Lago Maggiore alla ritirata di Russia (Taino)

Serafino e i fratelli alpini che si salvarono insieme (Gallarate)

“Tre mesi senza togliere le scarpe” (Saronno)

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 26 Gennaio 2026
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