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Cosa sappiamo dell’attacco Usa in Venezuela e dell’arresto di Nicolás Maduro

Un’operazione militare senza precedenti ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e all’intervento diretto degli Stati Uniti in Venezuela. Ecco cosa è successo nella notte, chi comanda ora a Caracas e quali scenari si aprono

Generico 29 Dec 2025

Nella notte tra venerdì e sabato gli Stati Uniti hanno lanciato una vasta operazione militare in Venezuela che si è conclusa con l’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro. Un’azione rapida, pianificata da mesi, che segna una svolta radicale nella crisi venezuelana e apre una fase di forte incertezza politica e internazionale.

L’operazione militare

L’“ora X” è scattata alle 4.46 italiane. In meno di cinque ore Maduro era già sotto custodia statunitense, trasferito su una nave militare Usa. All’operazione hanno partecipato oltre 150 velivoli – tra droni, elicotteri e bombardieri – decollati da basi terrestri e portaerei, con il supporto delle forze speciali Delta Force, entrate in azione nel complesso militare di Fuerte Tiuna, a Caracas.

I bombardamenti mirati hanno colpito infrastrutture strategiche come il porto di La Guaira, l’aeroporto di Higuerote e alcune postazioni militari, con l’obiettivo di neutralizzare la difesa aerea e garantire l’effetto sorpresa. Secondo Washington, l’azione è stata pianificata per ridurre al minimo i danni ai civili, anche se il bilancio delle vittime resta incerto.

L’arresto di Maduro

Gli incursori hanno fatto irruzione nella residenza presidenziale in meno di un minuto. Maduro è stato arrestato insieme alla moglie Cilia Flores e ammanettato da agenti dell’Fbi, che gli hanno notificato un mandato emesso dai magistrati di New York per accuse legate al narcotraffico e al terrorismo. Trasferito negli Stati Uniti, è ora detenuto nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, in attesa di processo.

Chi governa ora il Venezuela

Dopo la cattura di Maduro, la Corte Suprema venezuelana ha dichiarato il presidente “temporaneamente assente” e ha affidato la presidenza ad interim alla vicepresidente Delcy Rodríguez, senza dichiarare decaduto Maduro. Secondo la Costituzione, se l’assenza dovesse superare i 30 giorni, si dovranno indire nuove elezioni.

Durante una conferenza stampa di sabato sera, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti controlleranno il Venezuela gestendo una fase di transizione del potere, senza però chiarire modalità, durata né chi guiderà il Paese dopo Nicolás Maduro. Trump ha affermato che la vicepresidente Delcy Rodríguez sarebbe stata contattata e disponibile a collaborare, versione però smentita dalla stessa Rodríguez, che ha ribadito la propria fedeltà a Maduro e respinto ogni ipotesi di controllo statunitense.

Il presidente Usa ha inoltre annunciato che Washington assumerà il controllo dell’estrazione petrolifera venezuelana, sottolineando che le enormi riserve del Paese verranno rilanciate da aziende americane e che la vendita del greggio porterà benefici economici agli Stati Uniti. Trump ha giustificato l’intervento parlando di sicurezza regionale e accusando Maduro di guidare un’organizzazione legata al narcotraffico, in un quadro di motivazioni che restano in parte poco chiare.

Nonostante lo shock iniziale, nel Paese non si sono registrati disordini significativi e l’apparato statale sembra mantenere il controllo della situazione.

Il ruolo degli Stati Uniti

Il presidente Donald Trump ha rivendicato l’operazione come un’azione di “applicazione della legge” e non come un atto di guerra, affermando che gli Stati Uniti controlleranno il Venezuela nella fase di transizione e avranno un ruolo diretto nella gestione del settore petrolifero.

Washington ha intanto rimosso le restrizioni sullo spazio aereo nei Caraibi, segnale che non sono previsti nuovi attacchi immediati, e starebbe valutando un dialogo con Rodríguez, nonostante le sue dichiarazioni pubbliche di condanna dell’intervento Usa.

Un futuro incerto

L’operazione ha diviso profondamente la comunità internazionale e la politica statunitense: i repubblicani hanno celebrato il blitz, mentre i democratici ne contestano la legittimità per il mancato passaggio dal Congresso. Intanto diversi Paesi sudamericani hanno annunciato restrizioni contro gli esponenti del regime di Maduro.

Resta aperta la domanda centrale: l’intervento porterà davvero a una transizione democratica o segnerà l’inizio di una nuova fase di instabilità e controllo esterno? Le prossime settimane saranno decisive per capire se la caduta di Maduro rappresenterà una svolta storica o solo l’inizio di un’altra crisi.

Le reazioni e gli scenari politici

Lunedì si terrà una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiesta da Colombia, Russia e Cina.

I leader europei hanno reagito con grande cautela agli eventi in Venezuela. In generale, le prese di posizione sono state prudenti nel giudicare l’operazione degli Stati Uniti e più nette nel condannare il regime di Nicolás Maduro, già da tempo isolato a livello internazionale.

In Italia, Giorgia Meloni ha adottato una linea molto cauta, escludendo l’azione militare come strumento contro i regimi ma ritenendo legittimo un intervento “difensivo” contro minacce legate al narcotraffico, in linea con la narrativa dell’amministrazione Trump.

La Francia ha mostrato una posizione ambivalente: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha definito illegale l’operazione Usa, mentre il presidente Emmanuel Macron ha sottolineato soprattutto la fine del regime di Maduro, senza attaccare direttamente Washington.

Nel Regno Unito, il premier Keir Starmer ha criticato il regime venezuelano e salutato la sua fine, evitando però di esprimersi sull’intervento statunitense. Più prudente ancora la Germania: il cancelliere Friedrich Merz ha chiesto tempo per una valutazione giuridica, ribadendo il primato del diritto internazionale e l’obiettivo di una transizione ordinata.

La posizione più netta è arrivata dalla Spagna, con il premier Pedro Sánchez che ha respinto sia il regime di Maduro sia un intervento militare che violi il diritto internazionale.

A livello di Unione Europea, i vertici comunitari hanno espresso “forte preoccupazione”: António Costa e Ursula von der Leyen hanno ribadito l’importanza del rispetto delle leggi internazionali, senza però prendere una posizione esplicita sull’azione degli Stati Uniti.

L’articolo è stato realizzato attraverso fonti giornalistiche e social.

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Pubblicato il 04 Gennaio 2026
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