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Donne ebree e operai antifascisti: Gallarate ricorda le vittime del nazifascismo

C'era chi scioperava per pace e democrazia e chi pagò solo l'origine ebraica, ma c'erano anche i soldati deportati. Un percorso che richiama le sfide di oggi, con le guerre e il riemergere di forze autoritarie

Generico 26 Jan 2026

Donne ebree e operai antifascisti: sono le vittime della ferocia nazifascista a Gallarate, ricordate con le “pietre d’inciampo”. Sono stati ricordati con una iniziativa itinerante proposta da Anpi Gallarate, in collaborazione con la sezione locale dell’Associazione Mazziniana Italiana: un percorso che ha toccato appunto tre “pietre d’inciampo” posate dalle due associazioni nel 2022.
Un percorso che ha consentito di ricordare anche altre vittime delle deportazioni nazifasciste, legate a Gallarate.

L’iniziativa si è svolta nella mattinata di domenica 25 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria 202, con la partecipazione di oltre ottanta persone, in parte aggiuntesi anche durante il percorso, incuriosite.

La prima tappa è stata in via Mameli, nella zona oltreferrovia, davanti al punto dove sorgeva la casa di corte dove viveva Vittorio Arconti, operaio e militante comunista deportato a Mauthausen dopo lo sciopero alla Ercole Comerio nella vicina Busto (tra i partecipanti anche la nipote di Arconti, nella delegazione della Croce Rossa).

Qui Guja Baldazzi e Osvaldo Bossi di Anpi hanno rievocato le motivazioni degli scioperi del 1944, illustrando le richieste dei lavoratori: dall’aumento salariale alla distribuzione di generi di prima necessità, fino alla richiesta di sostituire i vertici del sindacato fascista. E soprattutto la richiesta di pace, richiamata e attualizzata da Bossi.

Generico 26 Jan 2026

Accompagnato anche dalla Polizia Locale e Polizia di Stato, il gruppo si è poi spostato in via Palestro, dove è posata la pietra in memoria di Clara Pirani Cardosi, davanti alle scuole Majno: ricordo di una donna ebrea deportata e uccisa ad Auschwitz, in un contesto in cui — come è stato sottolineato da Angelo Protasoni – non mancarono complicità italiane, a partire dai censimenti razziali del 1938 che consentirono ai nazisti di individuare uno ad uno gli ebrei in Italia.

Ultima tappa in piazza Garibaldi, dove è stata ricordata Lotte Froehlich Mazzucchelli., trucidata dai nazifascisti sul Lago Maggiore, per la sola colpa di essere ebrea (Frohelich era di origine tedesca, della Slesia, si era sposata con un avvocato e giornalista gallaratese).

Generico 26 Jan 2026

In piazza Garibaldi ha preso la parola Ennio Melandri, di Anpi, sottolineando come il ricordo debba andare anche ad altri nomi gallaratesi che pagarono con la vita la loro opposizione al regime: «Gallarate ha scontato altre vittime del nazifascismo: Luciano Zaro e Angelo Pegoraro, Mauro Venegoni, Gaetano Bottini, Guido Camussi, Egidio Checchi», quest’ultimo gallaratese ma commemorato da una pietra d’inciampo a Roma, davanti alla casa dove fu prelevato.

Un altro passaggio ha ricordato i soldati italiani deportati in Germania e sottoposti a infinite sofferenze, che sopportarono pur di non tradire l’Italia accettando l’arruolamento nella illegittima Repubblica Sociale fondata da Mussolini ostaggio dei tedeschi.

«Se la toponomastica ha tenuto memoria, quanti delle generazioni più giovani hanno consapevolezza?» si è chiesto Melandri, lanciando un monito alla memoria attiva.

Democrazia e pace sotto assedio

Malandri ha poi aggiunto una riflessione più ampia, collegando passato e presente: «Abbiamo vissuto ottant’anni di pace, in questo Occidente che si è arrogato il diritto di esportare, spesso con le armi, il proprio modello di società. E ora si spacca in due, gli Usa Trump da una parte, l’Europa dall’altra. Ma oggi ci rendiamo conto che stiamo perdendo i fondamentali. La legge della violenza e delle armi annichilisce ogni residuo di diritto internazionale. Il valore della democrazia viene sostituito dalla prepotenza narcisista del più forte. L’emarginazione e l’espulsione dei diversi sono diventate il toccasana di tutti mali. E la guerra non è più storia ma attualità».

Generico 26 Jan 2026

In questo quadro di guerre, «ci siamo divisi tifando per l’Ucraina o per la Russia, per la Palestina o per Israele» ha continuato Melandri. «E su quest’ultimo punto, Israele, chiudo con un richiamo a una differenza che mi sembra fondamentale, tanto più oggi che ricordiamo i sei milioni di ebrei sterminati nei campi nazifascisti e che l’antisemitismo trova sempre più terreno fertile nel sentire comune. Perché una cosa è l’antisionismo e altra cosa è l’antisemitismo. Una cosa è il regime di Netanyahu che ha massacrato decine e decine di migliaia di bambini e civili palestinesi a Gaza e in Cisgiordania e altra cosa è il popolo dello Stato d’Israele che con una certa frequenza riempie le piazze di manifestanti che ormai non ne possono più di questo massacro, che continua nonostante il vantato e fasullo armistizio di Trump. E i tanti ebrei sparsi per il mondo oggetto di un odio ingiusto».

La città di Gallarate prevede poi anche un momento ufficiale promosso dal Comune (vedi qui).

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 26 Gennaio 2026
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