Il gran pasticcio della tassa governativa sui pacchi: meno lavoro a Malpensa e più camion sulle strade. “Un boomerang”
È stata introdotta in Italia al 1° gennaio, prima che nel resto d'Europa, causando squilibri dannosi già registrati in queste settimane. Maria Chiara Gadda chiede a Giorgetti e alla maggioranza di intervenire
Doveva frenare il fast fashion – con l’impatto ambientale – e garantire nuove risorse alla manovra finanziaria, ma la tassa da due euro sui piccoli pacchi extra Ue sotto i 150 euro di valore, entrata in vigore dal 1° gennaio, rischia di produrre l’effetto opposto. La misura, voluta dal governo e anticipata rispetto a una futura disciplina europea, sta già mostrando conseguenze pesanti sul sistema logistico nazionale e in particolare sull’aeroporto di Malpensa, uno degli hub cargo più importanti del Paese. Aumentando al contempo il traffico su strada.
Secondo quanto segnalato da Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica, dall’inizio dell’anno lo scalo varesino ha perso oltre trenta voli cargo legati alle spedizioni di piccoli pacchi. Un calo che non equivale a una diminuzione delle merci in ingresso in Italia, ma a una loro riorganizzazione: i flussi vengono dirottati verso altri aeroporti europei – in particolare Liegi e Budapest, ma anche Francoforte, Colonia e Parigi – dove la tassa non è applicata. Una volta sdoganata nel primo Paese di arrivo nell’Unione europea, la merce diventa comunitaria e può raggiungere l’Italia su gomma, aggirando il balzello.
«La merce trova sempre la strada migliore», ha spiegato Andrea Cappa, direttore generale di Confetra. Il motivo è soprattutto economico: su un singolo volo cargo, il costo aggiuntivo dei due euro a pacco può arrivare fino a 20 mila euro, mentre il trasporto su camion da un hub europeo all’Italia costa poche migliaia di euro. Il risultato è un paradosso che unisce danno economico e ambientale: l’Italia perde traffici, fatturato e occupazione, i pacchi arrivano comunque e aumentano i camion sulle strade italiane.
Meno 40% in due settimane
I primi riscontri dell’Agenzia delle Dogane confermerebbero il fenomeno: nelle prime due settimane dell’anno il traffico delle spedizioni sotto i 150 euro avrebbe registrato un calo intorno al 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un dato che – tra l’altro – mette in discussione anche le stime di gettito della relazione tecnica alla manovra, che prevedeva entrate per oltre 120 milioni nel 2026 e 245 milioni a regime.
“La tassa sui piccoli pacchi voluta dal ministro Giorgetti ha dato il pacco al sistema italiano”
Sul tema è intervenuta con toni duri la vicepresidente dei deputati di Italia Viva, Maria Chiara Gadda, eletta nel Varesotto, territorio direttamente coinvolto dagli effetti della misura. «La tassa sui piccoli pacchi voluta dal ministro Giorgetti ha dato il pacco al sistema italiano della logistica e agli aeroporti. Da inizio anno Malpensa ha già perso oltre 30 voli cargo, un danno concreto, prevedibile e auto-inflitto», ha dichiarato.
Gadda ha sottolineato come l’assenza di un coordinamento europeo abbia reso la scelta italiana inefficace e dannosa: «Non serviva una sfera di cristallo per capire che, in un’economia di mercato, le merci viaggiano dove conviene di più. Anticipare una tassa nazionale senza una cornice europea significa spingere traffici, investimenti e lavoro verso altri Paesi UE, alimentando dumping interno e penalizzando le nostre imprese». Una critica che trova riscontro anche nelle prese di posizione di Assaeroporti, secondo cui la decisione di procedere in solitaria rischia di indebolire l’intero sistema aeroportuale nazionale.
L’Unione europea, infatti, si prepara ad adottare una misura analoga – un dazio da tre euro sui mini-pacchi – solo dal luglio 2026, con regole comuni che renderebbero più difficile il gioco delle triangolazioni. Proprio per questo Confetra ha chiesto al governo di rinviare l’entrata in vigore della tassa italiana e di lavorare a un allineamento europeo.
Nel frattempo, osserva ancora Gadda, «persino esponenti della maggioranza oggi ammettono che questa misura è controproducente. L’Italia perde competitività, mentre i colossi extraeuropei aggirano i vincoli e continuano a inondare il mercato». Un bilancio che la parlamentare definisce amaro: «Questo sovranismo è ormai una macchietta, purtroppo c’è poco da ridere visto che torna indietro come un boomerang sulle tasche di imprese, lavoratori e cittadini italiani».
Per il Varesotto e per Malpensa, il rischio è che una scelta nata per colpire il fast fashion finisca per indebolire uno dei principali motori economici del territorio, senza reali benefici né per le casse pubbliche né per l’ambiente.
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