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La memoria che non si spezza: Albizzate ricorda Gigi Bassani

Sono passati 25 anni dalla morte di Gigi Bassani, ma il suo ricordo continua a vivere, nella sua famiglia e nei progetti che ha contribuito a costruire. Una memoria che unisce affetti, impegno e gratitudine

Generico 19 Jan 2026

Sono passati 25 anni. Un soffio o un’eternità dentro un mondo che è profondamente cambiato. Il 26 gennaio 2001, alle 5:30 del mattino, il cuore di Gigi Bassani si fermò all’età di 46 anni, lasciando un vuoto profondo nella comunità di Albizzate e oltre.

Tanto tempo da quel giorno, eppure il ricordo di Gigi resta vivo in chi lo ha conosciuto, amato e stimato per la sua intensa vitalità, la sua energia e il suo impegno quotidiano per gli altri.

Domenica mattina don Roberto lo ha ricordato nella messa delle 10.30 per la giornata diocesana della famiglia. Un’occasione speciale per la comunità e il sacerdote nell’omelia del Vangelo di San Luca ha usato parole forti. “Ci sono famiglie che vivono il dolore della perdita di qualcuno che era caro e a volte ci si chiede la mia famiglia dov’è? Dove è finita. La morte trasforma la realtà, ma non cancella l’amore. La famiglia si è trasformata, è diventata memoria viva, legando ciò che la morte non può spezzare”.

Tante persone si sono strette vicine a Marta, ai figli Tomaso e Giorgio, a Sara e al piccolo Bruno che rallegra ogni giorno la vita dei genitori e della nonna. Lui non ha potuto conoscere il nonno Gigi, ma avrà tante occasioni per scoprirlo e capire la profondità delle parole di don Roberto quando ha parlato dell’importanza del vivere le proprie vite con un “senso di gratitudine e stupore”. Bruno avrà così modo di scoprire la bellezza di Gigi, un uomo la cui vita è stata feconda. Animatore di tante realtà, non era una figura comune: la sua passione per la politica, l’impegno sociale e la solidarietà lo accompagnava tanto quanto il suo amore per la famiglia.

“Abbiamo sempre tante cose a cui pensare, da fare. – Ha scritto in un messaggio sua moglie Marta. – Ma noi continuiamo a vivere fino a quando c’è qualcuno che ci ricorda. E, in particolare in queste giornate, Gigi è una presenza: non lo dimentichiamo”.

Anche se Gigi non è più fisicamente tra noi da venticinque anni, la sua eredità continua attraverso le persone e i progetti che ha contribuito a costruire, compreso il nostro VareseNews con cui aveva collaborato fino all’ultimo. Quanti lo hanno conosciuto ricordano con affetto il suo entusiasmo contagioso, la sua capacità di parlare con tutti e la profonda umanità che lo distingueva.

Ciao Gigi Bassani

Chi era Gigi Bassani

Luigi Bassani, per tutti semplicemente Gigi, era una di quelle persone che riescono a tenere insieme mondi diversi senza mai forzarli: la politica e l’amicizia, l’impegno e l’allegria, il locale e il globale. Viveva ad Albizzate, era sposato con Marta e padre di Tomaso e Giorgio. È morto improvvisamente il 26 gennaio 2001, a soli 46 anni, ma la traccia che ha lasciato continua ancora oggi a parlare per lui.

L’impegno sociale e civile è stato il filo conduttore della sua vita. Attivo fin da giovane nelle ACLI, di cui fu presidente di circolo ad Albizzate, partecipò alla fondazione de Lo Scandaglio e fu dirigente politico nei Democratici di Sinistra. Credeva nella politica come strumento quotidiano di relazione e responsabilità, mai come esercizio di potere. Allo stesso modo viveva il mondo scolastico, cooperativo e associativo: dalla cooperativa La Castellanza ai circoli di Carnago e Valdarno, fino all’impegno costante per il commercio equo e solidale, inteso come scelta concreta di giustizia.

Accanto a tutto questo, Gigi portava uno sguardo aperto sul mondo. Come cooperatore di ACRA lavorò a lungo in Nicaragua, dove coordinò progetti di sviluppo agricolo e visse per tre anni insieme alla famiglia. L’America Latina non fu per lui solo un’esperienza professionale, ma un luogo di legami profondi, che continuarono anche dopo la sua scomparsa attraverso progetti, borse di studio e iniziative nate in sua memoria.

C’era poi la musica, il canto, la voglia di stare insieme. Dopo l’esperienza nella corale La Dinarda, fondò la Balcon Band, un gruppo che univa la ricerca sulle tradizioni popolari al piacere semplice del fare festa. In questo, forse, si riconosce meglio il suo tratto umano: una vitalità contagiosa, la capacità di creare comunità, di tenere le persone unite con naturalezza, leggerezza e profondità.

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Marco Giovannelli
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La libertà è una condizione essenziale della nostra vita. Non ci può essere libertà senza consapevolezza e per questo l’informazione è fondamentale per ogni comunità.
Pubblicato il 25 Gennaio 2026
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