L’ex capo della Polizia Gabrielli a Gallarate: “La sicurezza non si fa con i follower”
Funzionario ai massimi vertici della sicurezza di Stato, è stato ospite del Pd, insieme al governatore della Toscana Giani. Alfieri: "La sicurezza non è tema della destra, ma servono risposte vere"
«Viviamo nel tempo della politica follower, dove si rincorre la pancia delle persone, ma la sicurezza non si fa con i like o con gli slogan». Con queste parole Franco Gabrielli, già capo della Polizia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, ha aperto il suo intervento a Gallarate, ospite del Partito Democratico per un incontro pubblico sul tema della sicurezza.
Gallarate, città dove da tempo il tema della sicurezza è al centro del dibattito politico e sociale, ha ospitato il confronto organizzato dal Pd, che ha visto intervenire anche il governatore della Toscana Eugenio Giani, il senatore Alessandro Alfieri e la consigliera comunale Margherita Silvestrini.
Gabrielli ha parlato di fronte a una sala gremita, toccando con forza il nodo centrale della questione: l’illusione che la sicurezza si possa ottenere solo inasprendo pene o creando nuovi reati. È la strada scelta dai nuovi Decreti Sicurezza: «Lo ha detto anche la Presidente del Consiglio: i risultati non sono soddisfacenti. Se continuiamo a pensare che la devianza si affronti solo con nuovi reati, i fatti continueranno a smentirci».
Alfieri: «Serve certezza della pena, non nuovi reati»
Nel corso dell’incontro, il senatore Alessandro Alfieri ha rimarcato: «Non abbiamo bisogno di nuovi reati, ma di certezza della pena. Dobbiamo affrontare le questioni della sicurezza senza inseguire la destra, senza scimmiottarla». Secondo Alfieri, il centrosinistra deve farsi carico delle ansie e delle paure dei cittadini, senza cadere nella trappola della propaganda.
A fargli eco, la consigliera comunale Margherita Silvestrini, che ha portato l’attenzione sulla situazione specifica della città: «A Gallarate abbiamo visto l’utilizzo di strumenti d’effetto ma poco efficaci. Misure spot e repressione non bastano se non si affrontano i disagi alla radice».

Gabrielli: «La sicurezza si fa con il controllo del territorio e l’integrazione»
Gabrielli ha tracciato una linea chiara su cosa significhi davvero occuparsi di sicurezza: «Serve una strategia con due occhi: uno rivolto al controllo del territorio, più efficace e coordinato; l’altro che guarda alle cause». In altre parole, «se si continua solo a contenere gli effetti, i numeri dimostrano che non funziona».
E poi l’affondo: «È naturale che se hai masse di persone marginalizzate si producano effetti negativi. Ma lavorare su questo richiede visione, tempo e fatica. Invece, troppo spesso si preferisce “buttarla in caciara”, come diciamo a Roma».
Il discorso dell’ex capo della Polizia ha toccato anche altri temi centrali nel dibattito attuale: «Sull’immigrazione si fa una gran confusione, si usano slogan che non trovano riscontro nella realtà. L’ordine pubblico e l’immigrazione sono questioni complesse, che richiedono risposte complesse, non semplificazioni».
Gabrielli ha risposto anche sul pericolo di comprimere gli spazi democratici: «Condannare la violenza è doveroso, ma non si può usare la violenza come pretesto per ridurre il dissenso», trasformando la sola protesta che porta i corpi delle persone in strada in una colpa e un reato. «Dovrebbe preoccupare tutti i sinceri democratici».
Infine, una riflessione su come la percezione del crimine sia spesso distorta: «Fa più notizia un borseggio che altre forme di illegalità molto più gravi. Eppure, è su quelle che si dovrebbe lavorare».
Di seguito l’intervista in video
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