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Processo all’ex sindaco di Ferno: “Condannate Gesualdi a dieci anni”. La difesa: “Non poteva sapere”

La Pm della distrettuale antimafia Cerreti ha presentato la sua richiesta di pena, nel processo nato dalle dichiarazioni del pentito Emanuele De Castro. La difesa ha chiesto l'assoluzione

tribunale busto arsizio

Va verso la conclusione il processo per voto di scambio politico-mafioso a Ferno, che vede tra gli imputati anche l’ex sindaco Filippo Gesualdi.

L’ex primo cittadino ha fornito una sua memoria difensiva, scritta, nel giorno in cui è arrivata anche la richiesta di pena da parte dell’accusa.

Il Pm della Dda Alessandra Cerreti ha chiesto 10 anni di carcere per l’ex sindaco – riconoscendogli attenuanti generiche – e 11 anni per Mario Curcio, il coimputato che secondo l’accusa faceva da tramite tra Enzo Misiano, il primo cittadino ed Emanuele De Castro, l’ndranghetista poi pentitosi (per Mario Filippelli chiesti 5 anni per turbativa d’asta).

De Castro aveva raccontato che la Ndrangheta portava avanti i suoi affari attraverso il sostegno politico (al momento del voto) all’amministrazione in cui erano presenti – come sindaco e consigliere – Gesualdi e Misiano
L’accusa ha insistito sulla credibilità del teste, già avvalorata in altre inchieste come Krimisa, e ha sostenuto la tesi che il voto di scambio si sia realizzato con la richiesta di attivazione di un parcheggio a pagamento a lunga sosta (a servizio dei viaggiatori dell’aeroporto di Malpensa) presentata da parte dello stesso De Castro.

La difesa di Gesualdi – affidata all’avvocato Gianluca Franchi – ha ribattuto su due livelli.
Da un lato sostenendo che l’ex sindaco non poteva sapere che Misiano fosse effettivamente il referente politico dell’organizzazione criminale.
E questo perché Enzo Misiano viene arrestato nel 2019 come referente del “locale “ di Ndrangheta sul territorio di Ferno, mentre i fatti risalgono al 2017: a quella data, sostiene la difesa, Misiano era il coordinatore politico legittimo di Fratelli d’Italia ed era dunque naturale che si interfacciasse con il sindaco, iscritto al partito. Alla data dei fatti – hanno ribadito – Misiano era incensurato e non era mai comparso né in Krimisa né in Bad Boys, le precedenti inchieste sul radicamento del “locale” di Legnano-Lonate Pozzolo, che controlla l’area.

Poi c’è il secondo livello.
La Pm Cerreti ha fatto riferimento alla formulazione del 416ter (Scambio elettorale politico-mafioso) successiva al 2019, secondo cui anche la disponibilità futura a soddisfare gli interessi integra la condotta punibile. 
La difesa ha invece opposto il principio della interpretazione più favorevole il reo: all’epoca dei fatti era ancora in vigore il “vecchio” 416ter, non ancora riformato (oltre a stabilire pene meno pesanti, da 4 a 12 anni anziché da 10 a 15 anni). Se viene applicato il 416ter non riformato, per l’accusa verrebbe meno «il castello accusatorio». È su questa base che l’avvocato Franchi ha chiesto l’assoluzione.

A metà marzo le repliche e la sentenza.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 23 Gennaio 2026
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