Tra le righe delle opere di Baraldi e del romanzo di Maggioni: così Samarate celebra la Memoria
Una proposta multidisciplinare per affrontare la Memoria a tutte le età e da diversi punti di vista. Iniziative per la cittadinanza e le scuole del territorio da domenica 25 gennaio a mercoledì 28
Ricordare non basta, se non serve a riconoscere i segnali del presente. È da questa consapevolezza che nasce il percorso promosso a Samarate per il Giorno della Memoria 2026: un intreccio di linguaggi e generazioni per difendere una Memoria condivisa e attiva. Un progetto diffuso che attraversa Villa Montevecchio e le scuole del territorio, chiamando la comunità a confrontarsi con il proprio passato. Un progetto condiviso da Anpi Samarate e Verghera e dal progetto Tra le righe, con il patrocinio del Comune di Samarate, che si sviluppa tra domenica 25 e mercoledì 28 gennaio.
Gli organizzatori si dicono concordi con il pensiero della storica Anna Foa: «Orrore per quanto accade a Gaza, ma il Giorno della Memoria va difeso». Un’affermazione che tiene insieme complessità e responsabilità storica. Celebrare la Memoria dello sterminio e delle persecuzioni non significa legittimare i crimini di guerra del presente, ma al contrario dotarsi di strumenti critici per leggerli e denunciarli.
La Legge 211 del 20 luglio 2000 che istituisce il Giorno della Memoria, parla chiaro: ricordare lo sterminio del popolo ebraico e dei deportati politici e militari italiani nei campi nazisti significa anche dare spazio a chi, «opponendosi al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita, ha salvato altre vite e protetto i perseguitati». Una memoria attiva, dunque, che non si limita alla commemorazione ma interroga il presente.
In questa direzione si colloca l’intero programma samaratese, che coglie in pieno lo spirito dell’articolo 2 della legge: cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione e riflessione, con un’attenzione particolare alle scuole di ogni ordine e grado.
Tra le righe delle opere di Baraldi
Immagini essenziali, colori netti, volti che emergono dal fondo. La mostra di Paolo Baraldi invita a fermarsi e osservare, lasciando che l’arte diventi uno spazio di riflessione sul significato della Memoria.
Il programma si apre domenica 25 gennaio alle 17.30 con l’inaugurazione della mostra, a cura di Laura Vasarri e Damiano Grassi, seguita da un rinfresco con prodotti offerti dal panificio Giannuzzi. L’esposizione sarà visitabile da lunedì 26 a mercoledì 28 gennaio, dalle 16.00 alle 19.00, a Villa Montevecchio.
Al centro del percorso l’installazione “BLA BLA BLA: il rumore dell’indifferenza”: cinque poster su fondo rosso acceso, attraversati dalla ripetizione ossessiva della scritta BLA. Un’immagine forte che richiama il confine tra parole e azioni e il rischio di un’indifferenza che, ieri come oggi, permette di voltarsi dall’altra parte.
A emergere dal rumore sono cinque ritratti di donne, simbolo di chi ha scelto l’azione e la responsabilità. Il poster, mezzo storico della propaganda, diventa così strumento di denuncia e invito a una Memoria consapevole e attiva.
Incontri e laboratori con le scuole
Accanto all’apertura al pubblico, il progetto riserva ampio spazio alla dimensione educativa. Nelle mattine di lunedì, martedì e mercoledì, la mostra diventerà occasione di incontro con le scuole medie di Samarate e San Macario, coinvolgendo le classi in un percorso pensato appositamente per gli studenti.
Le attività prenderanno avvio dalla presentazione delle opere esposte, seguita da un’introduzione storico-artistica a cura di Damiano Grassi. Da qui, gli alunni saranno accompagnati in un laboratorio che li porterà a riflettere sui confini a partire dal proprio corpo, dagli spazi condivisi e dai territori, interrogandosi sul significato dell’invasione dei confini altrui e sul ruolo delle regole come strumenti di tutela della convivenza civile.
Come sottolinea Damiano Grassi, curatore della mostra: «L’idea nasce da un pensiero condiviso tra me e Beatrice Carnevali. Volevamo offrire alla cittadinanza la possibilità di conoscere la realtà in forme diverse, cercando di incontrare i gusti di tutti. Non ci siamo fermati davanti alla lontananza dagli istituti: sarà la mostra ad arrivare a scuola».
Tra le righe del romanzo di Paolo Maggioni
Ci sono giorni che sembrano la fine di tutto e invece sono solo l’inizio di nuove domande. Il 29 aprile 1945, a Milano, è uno di questi. È attorno a quella domenica sospesa che Paolo Maggioni costruisce Una domenica senza fine, un romanzo che attraversa la caduta del fascismo intrecciando vite, scelte e ambiguità, senza offrire risposte semplici.
È in programma martedì 27 gennaio alle 20.45, data simbolica dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, la presentazione del romanzo di Maggioni. Il titolo rimanda proprio a quella domenica del 29 aprile 1945, quando in una Milano sospesa tra Repubblica Sociale Italiana e Resistenza partigiana si intrecciarono storie e destini diversi. Attraverso un intreccio di fatti storici e vicende verosimili, l’autore racconta una città attraversata da tensioni, paure e scelte decisive. Sarà davvero la fine vittoriosa di un periodo oscuro?
I temi e i passaggi più significativi del romanzo saranno approfonditi nel dialogo con Anna Aquilecchia, laureanda in storia dell’arte, e Amos Donadio, speaker di Radio Statale. Paolo Maggioni, noto giornalista Rai, sarà disponibile al termine dell’incontro per un firmacopie. Le copie del libro potranno essere acquistate direttamente in Villa Montevecchio, grazie alla collaborazione con Librando – libri in movimento.
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