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Cuori di legno e “cellule impazzite»: Filosofarti e il salvataggio dalla frenesia quotidiana

Atom Heart Network è la mostra di 3A per Filosofarti: un invito a rallentare e a ricostruire legami autentici oltre i modelli imposti

Atom Heart Network Gallarate

Un cuore di legno che pulsa contro la frenesia del mondo. Un gruppo di artisti non professionisti che dagli anni ’80 tessono reti umane invece di rincorrere modelli irraggiungibili. E un messaggio semplice e rivoluzionario: fermarsi ad ascoltare il battito.
Succede nell’associazione artistica alfa, 3A, guidata dal presidente Massimo Mastarelli, dove un percorso collettivo oggi si intreccia con il solco tracciato dall’«Atom Heart Network», titolo che riprende e rielabora quello della celebre suite dei Pink Floyd, «Atom Heart Mother».

Nel suo testo curatoriale, la critica Lara Scandroglio chiarisce fin dalle prime righe la matrice concettuale del progetto: «Il titolo Atom Heart Network riprende e rielabora quello della celebre suite dei Pink Floyd Atom Heart Mother del 1970, evocandone la tensione tra la forza primigenia del cuore: pulsante, vivo, governato dall’emozione e la ragione, che organizza, connette, decodifica».
Non si tratta di una semplice citazione musicale, ma di una dichiarazione di poetica. «Atom Heart Network indaga il concetto di rete come organismo vivente, spazio dinamico in cui nodi e flussi generano relazioni», precisa la critica, suggerendo un’idea di rete che respira, cresce, si trasforma. Non un sistema statico, ma un corpo collettivo attraversato da energie, scambi e rimandi continui.

È qui che si innesta la chiave di lettura dell’intero progetto: «Nodi, intrecci e legami presenti in ciascuna opera si connettono alle altre, dando forma a un’unità necessaria, in cui il singolo trova senso solo nel rapporto con il tutto». Ogni lavoro mantiene la propria autonomia espressiva, ma acquista pienezza dentro la trama comune, dove si sprigiona l’energia dell’opera realizzata dall’artista. L’identità individuale non si perde, si amplifica. In questa visione, l’arte diventa esercizio di relazione: un dialogo costante tra parti e insieme, tra io e comunità, tra battito personale e respiro collettivo.

Il cuore di legno e la rete umana

Ma qui la rete non è digitale. È fatta di sguardi, mani, materiali recuperati e sentimenti pronunciati senza paura. «Siamo tutte delle piccole cellule che vagano nel cosmo, attratte dalla frenesia quotidiana che non ci permette di essere quello che siamo», spiega il presidente. Una riflessione cruda, volutamente diretta. «Siamo costretti ad accondiscendere a modelli che non ci appartengono e ci allontanano gli uni dagli altri». Da qui l’invito: «Fermiamoci ad ascoltare la parte più piccola, i battiti del cuore. Tessiamo reti dove siamo tutti uguali».

Il simbolo della mostra è un cuore di legno, realizzato con «materiale più umile» ed «elementi di recupero». Un gesto che diventa scelta etica: «Annodare materiali che molte volte potrebbero andare in discarica, accumulare ciò che viene scartato per tessere una tela umana, guardarci negli occhi, amare i diversi che nei modelli che ci vengono proposti non vengono mai inclusi».
Non è solo arte, ma dichiarazione di intenti: «Fedeli al desiderio di far pulsare nuove reti, non reti digitali ma reti umane, legate da un sentimento che tutti hanno paura di nominare: l’amore». E ancora l’esortazione: «Prendiamoci un attimo per ascoltare il battito, riflettiamo, guardiamoci negli occhi, abbiamo considerazione dei diversi che fanno più fatica a sostenere questo ritmo di vita».

Il cuore dell’installazione diventa così manifesto: «Il nostro cuore è un cuore di legno, riciclato dai pallet: persone umili che si raggiungono e ci raggiungono, un nodo, un rapporto che ci ossigena». Una metafora di un’umanità che può rigenerarsi proprio a partire da ciò che è scartato.

Un dialogo che attraversa le edizioni, rinsalda legami, mette in relazione anche precedenti tema di filosofarti. Scandroglio afferma: «la proposta richiama anche il binomio ragione e sentimento – anima duplex ma anche multipla, contemporaneamente l’individuo e il tutto». In un tempo definito «un momento di involuzione delle relazioni», la risposta passa dall’arte: «Attraverso la ricerca estetica ci si arricchisce: è l’unico modo che abbiamo per tenere il passo con l’evoluzione, captando sfumature attraverso l’arte e il legame».

Ci sono «nodi da abitare, in sintonia da abitare», perché – spiegano – non tutto va sciolto: «Risolvere il problema? A volte le cose vanno accolte e vissute; poi, se si riesce, si lasciano andare sotto forma di energia». Un’energia che diventa motore, forza creatrice che si sprigiona attraverso la potenza dell’atto artistico e si rende visibile nel legame tra le opere e tra le persone.

Una mostra che è un invito collettivo: rallentare, ascoltare, guardarsi negli occhi. E ricordarsi che, prima di ogni rete, c’è un cuore che pulsa. Anche di legno.

La mostra sarà visitabile dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, con i seguenti orari: sabato dalle 16.00 alle 19.00; domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00.

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Pubblicato il 23 Febbraio 2026
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