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Il lunedì del ricovero, l’epilessia e l’Italia dell’82: una storia che mi ha salvato la vita

Dal primo ingresso all’ospedale di Gallarate alla diagnosi di epilessia del lobo temporale, mentre l’Italia giocava il Mondiale di Spagna: il racconto di una settimana decisiva, tra paura, cura e riconoscenza

epilessia

Il 14 giugno del 1982 era un lunedì. Lo ricordo bene perché il giorno prima mio cugino e la mia ragazza di allora mi piombarono in casa di sorpresa e con tono perentorio mi dissero: “Domani ti ricoveri in ospedale”.

Fu un fulmine a ciel sereno, anche se sapevo bene che prima o poi dovevo affrontare una situazione delicata. Loro furono perentori e malgrado le mie obiezioni non sentirono ragioni. Avevano già predisposto tutto e così al mattino entrai per la prima volta nell’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate.

Nel luglio di due anni prima ero in vacanza in tenda in Val Fondillo nel parco nazionale d’Abruzzo. Quel giorno avevamo fatto un’escursione lunghissima nella speranza di avvistare l’orso. Facevamo campeggio libero in un’area dedicata e nel cuore della notte ebbi una lunga crisi epilettica. Io non mi resi conto di niente, ma Anna si spaventò tantissimo e rientrammo subito a Viterbo dove feci tutti gli esami di rito, ma non trovarono niente.
La mia vita proseguì come prima diviso tra studio e lavoro. Stavo frequentando Scienze politiche all’Università statale di Milano. Ogni tanto avevo delle sensazioni strane. Percezioni extra sensoriali che mi portavano in una dimensione diversa dalla realtà che gli altri vivevano. Non mi preoccupai, ma con il tempo questa condizione si intensificava, fino a veder insorgere vere e proprie crisi. Straparlavo e in alcuni casi avevo veri e propri momenti di assenza.

Non sapevo cosa mi stese succedendo finché quelle crisi iniziarono a preoccupare le persone che mi incontravano. Vivevo da solo a Crosio della valle, un po’ isolato e questo non faceva che accrescere l’apprensione di amici e parenti. Finché arrivò la decisione di quel ricovero.

Fu una settimana straordinaria. Piena di energia, ma anche paure che a riguardarle oggi mi fanno sorridere e anche tenerezza. Non volevo prendere farmaci perché temevo che i sanitari volessero sedarmi o cambiare le cose nella mia testa. Quanta pazienza devono aver avuto. Mi aiutarono i mondiali di calcio. Il pomeriggio che entrai in ospedale si giocò Italia Polonia per i gironi dei mondiali di Spagna. Fu una brutta partita finita a reti inviolate. Passavo il tempo leggendo e soprattutto andando ad animare un gruppo di anziani ricoverati nel reparto di Neurologia dove ero ospite in una stanza con sei letti. Chiesi anche il permesso per uscire e andare a fare un esame all’Università. Me ne mancavano solo tre per finire e giovedì avevo Inglese 3. Ebbi una crisi durante la discussione e superato il. Momento di assenza la professoressa mi chiese cosa mi fosse successo e provai a raccontarle qualcosa. Fu sufficiente per prendere 30. Credo sia stato il voto più immeritato della mia vita. Mi sarebbe bastato 21 per essere felice. Il ritorno in ospedale mi confermava però la necessità di capire cosa stessi vivendo. Oggi viene facile fare una diagnosi, ma all’epoca era ancora difficile tanto più poi che sull’epilessia c’era uno stigma notevole.

Mi fecero ogni tipo di esami e nel fine settimana mi sottoposero a un elettroncefalogramma in assenza di sonno e poi nel sonno. Mi tennero sveglio per un’intera notte costringendomi a un’esperienza davvero difficile. Per non addormentarmi aiutavo il personale sanitario per quel che era possibile.

La diagnosi fu chiara: era epilessia. “L’epilessia del lobo temporale (ELT) – come recita Wikipedia – è la forma più comune di epilessia focale nell’adulto, spesso caratterizzata da crisi parziali con o senza alterazione della coscienza, frequentemente precedute da “aure” (emozioni, déjà vu, percezioni sensoriali)”.

Fu meno facile centrare da subito la terapia perché aveva bisogno di continui aggiustamenti. Ero fortunato perché la carbamazepina era ormai ben sperimentata e riduceva notevolmente il rischio di crisi. Ma queste non scomparirono e mi accompagnarono ancora per diversi anni.
Entrai in cura nel Centro per l’Epilessia dell’Ospedale di Gallarate. Il professor Remigio Montanini, scomparso dieci anni fa, era il primario di Neurologia e responsabile del centro che, insieme al Besta di Milano, era il luogo più importante in Italia per curare il Malcaduco o Male sacro o dei fanciulli come veniva chiamata.

In quell’epoca non esisteva ancora la risonanza magnetica e la Tac era uno strumento diagnostico utilizzato con grande attenzione perché raro e costosissimo. Ricordo così un periodo in cui studiavo molto quella particolare malattia e mi confrontavo con Montanini perché c’era una grande curiosità per capire come mai l’insorgenza in una forma particolare e a quell’età. Fu un periodo molto particolare, fatto di viaggi tra Crosio e Gallarate tre volte alla settimana per fare i dosaggi dei farmaci. Avevo le braccia piene di lividi e ogni tanto era difficile trovare le vene. Fu anche un’esperienza notevole perché il Centro aveva spazi ridotti ma un’attenzione preziosa verso le persone che lo frequentavano. Come in altri casi, quella situazione richiedeva una dose ulteriore di cura e loro ne avevano abilità e professionalità.

Poi otto anni dopo, come erano venute le crisi smisero di tormentarmi. Non si guarisce definitivamente dall’epilessia, ma a questo punto con la vita che ho condotto negli anni successivi, se non fosse davvero regredita sarei morto.

Uscii dall’ospedale il giorno dopo che l’Italia pareggiò con il Perù e la situazione si faceva grave. Il 23 giugno ci toccò il terzo pareggio con il Camerun, ma come finì è storia di tutto un popolo. Arrivammo a sorpresa in finale vincendo un mondiale che ancora oggi fa battere il cuore a tutti anche sapendo come andarono le cose in quei novanta minuti.

Gallarate per me, per tanti anni, fu quel Centro, che mi aspettava, prelevava il mio sangue e mi accompagnava con serenità a superare una malattia che ancora oggi è guardata con sospetto. Ho tanta riconoscenza per tutte le persone che ci hanno lavorato. Se sono qui a scriverne è anche grazie a loro.

Gallarate punto di riferimento lombardo per la cura dell’epilessia con più di 2.600 pazienti seguiti

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Pubblicato il 09 Febbraio 2026
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