Il sindaco di Gallarate risponde al PD: “Tariffe più eque per le famiglie, basta polemiche sulla disabilità”
Andrea Cassani difende le nuove compartecipazioni approvate nel 2023, parla di criteri basati sull’Isee e di risorse redistribuite in modo più democratico, respingendo le accuse della sinistra e rivendicando maggiori tutele per anziani e persone con disabilità
Il sindaco di Gallarate replica alle osservazioni dei gruppi di opposizione sulla questione degli aggravi delle tariffe («compartecipazione») richieste alle famiglie di disabili, anziani, genitori delle scuole materne.
Vanno a regime gli aumenti ai servizi per disabili e anziani a Gallarate. “Una città che esclude”
La posizione del sindaco Andrea Cassani:
Solo chi è cinicamente e disperatamente in cerca di visibilità come il PD e la sinistra può sfruttare la disabilità per far politica, ignorando che le nuove compartecipazioni hanno previsto per alcuni tariffe decisamente più basse del passato e per alcuni utenti accesso a dei servizi che prima non avevano.
Ma la sinistra di questo non parla e prova a sfruttare alcune famiglie con anziani o disabili per scopi politici ed elettorali.
Quindi, cercherò di riportare chiarezza sul tema, premettendo che le tariffe attualmente in vigore sono state approvate il 19 dicembre 2023 e non sono esattamente una novità.
Il PD racconta solo una fetta parziale del tema, quella che gli fa comodo, omettendo di evidenziare i benefici e la trasparenza che le nuove tariffe danno: è chiaro che chi in passato ha avuto molto di più di quello che qualsiasi altro comune darebbe, oggi possa essere risentito, ma di fronte alla necessità di aiutare più persone, pur comprendendo il livore di alcuni, noi ci accontentiamo dei “grazie” che ci arrivano dalle famiglie che ora ricevono aiuti dal Comune.
Anche perché, occorre forse evidenziarlo, ci sono famiglie che non hanno utilizzato la pensione e l’accompagnamento previsto dallo Stato per il familiare per compartecipare alla spesa, lasciando quasi interamente a carico del comune la persona con disabilità.
Come già detto, la simulazione delle compartecipazioni con la definizione di una quota democratica in base all’ISEE e con un tetto massimo alle spese serve per far sì che non vi sia la possibilità per gli assistenti sociali di scegliere a chi dare di più o di meno. Con le compartecipazioni votate più di due anni fa non è vero che le spese per tutte le famiglie sono aumentate: per quasi 1/4 dei disabili ricoverati h24, la compartecipazione è stata ridotta.
Una famiglia che compartecipava per oltre 26.000€ che ora compartecipa per soli 6.800€.
Un’altra che compartecipava per 12.500€ e ora compartecipa solo per 1.000€.
Mentre un’altra famiglia compartecipava per 5.000€ ora è tenuta a compartecipare per meno di 450€ all’anno.
Queste sono simulazioni fatte all’epoca con l’ISEE presentato e con i costi che avevano le strutture nel 2023.
Perché a qualcuno il Comune pagava molto di più e a qualcuno pagava molto di meno?
La norma tariffaria è servita a porre fine a queste “ingiustizie”.
Inoltre giova ricordare che tra coloro i quali hanno subito degli “aumenti” vi sono alcuni che hanno compartecipazioni maggiori di 14€ all’anno, di 41€ all’anno… oppure c’era chi compartecipava per 14.021€ e dovrà compartecipare per 14.897€ ma la persona con disabilità percepisce tra pensione e accompagnamento oltre 17.500€ all’anno.
E almeno una quindicina di cittadini disabili che hanno avuto aumenti di compartecipazione, ricevono tra pensione e accompagnamento più di quello che gli viene chiesto.
Il Comune a bilancio non ha tagliato risorse per anziani e disabili ma ha semplicemente stabilito che vi fosse una destinazione delle risorse più democratica per permettere a più famiglie di avere aiuti.
Vi sono delle famiglie che hanno ricoverato disabili e anziani in strutture molto onerose e vorrebbero che il comune si facesse carico di rette che, in alcune RSA, superano i 40.000€ all’anno!
Il comune aiuta le famiglie con risorse adeguate a sostenere le fragilità in strutture che abbiano dei costi nella norma: fino a 33.000€ all’anno per le strutture residenziali dei disabili e fino a 15.600€ all’anno per le strutture residenziali degli anziani. Con queste compartecipazioni comunali, a cui si aggiungono la pensione e/o l’accompagnamento che percepisce il soggetto fragile, si possono certamente trovare strutture che non necessitino di compartecipazione ulteriore delle famiglie.
Tuttavia se qualche famiglia (per scelta propria) desidera per i propri cari strutture differenti e più costose della media, è libero di sceglierle ma senza la pretesa che che se ne faccia completamente carico la collettività.
Come altresì non si può pretendere che il comune copra il costo di una struttura h24 e che si faccia carico anche di pagare rette per un servizio diurno ulteriore alla stessa persona!
Per i minori in comunità il comune arriva a mettere fino a 24.000€ all’anno e per le persone con disabilità che frequentano i centri diurni si arriva a 1.100€ al mese.
Da quest’anno inoltre introdurremo anche un contributo economico per i caregiver che si occupano di sostenere i propri cari in casa.
Siamo tra i comuni che destinano al sociale più risorse: la nostra nuova dirigente si occupava fino a pochi mesi fa di sociale in un comune lombardo più grande del nostro che a bilancio destinava molte meno risorse di noi alle persone anziane e con disabilità, e questa mi sembra già la risposta più significativa a chi ci critica.
Poi sappiamo bene che la norma non può ricomprendere tutte le casistiche e ci possono essere delle eccezioni, su cui il dirigente dei servizi sociali è intervenuto e potrebbe intervenire per aiutare maggiormente chi ha problematiche puntuali, ma una norma tariffaria trasparente e democratica serviva.
E anche sulle deroghe che decidono i dirigenti è opportuno evidenziare come la nuova dirigente reputi necessario che vi sia una imparzialità del settore sociale e noi concordiamo.
Poi ciascuno politicante è libero di fare le battaglie politiche che ritiene, ma l’amministrazione ha ritenuto che fosse giusto aiutare più persone e in modo equo, rispetto a poche famiglie in modo quasi totalitario.
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