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Immigrazione nel Varesotto, quasi la metà viene dall’Europa

In provincia gli stranieri sono 79.107, l’8,9% della popolazione complessiva. Ma al contrario della percezione, molta parte viene dal territorio del "vecchio continente". Grande il contributo alla natalità, ma resta la fragilità sul lavoro

infermieri peruviani e donazioni al del ponte

I dati presentati durante il convegno promosso dalla Cgil a Gallarate restituiscono un quadro chiaro: l’immigrazione in provincia di Varese non è un fenomeno emergenziale, ma una componente strutturale della società e dell’economia locale. A fotografarlo è il Dossier statistico immigrazione 2025, elaborato da Cgil Lombardia su dati Istat e Idos.

Al 1° gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti in provincia di Varese sono 79.107, pari all’8,9% della popolazione complessiva (882.592 abitanti). Un dato in linea con la media nazionale (9,1%) e in crescita del 4% rispetto all’anno precedente, segno di una presenza stabile e consolidata.

Operai e infermiere, muratori e impiegati, mediatori culturali e badanti, sempre più presenti anche con le loro famiglie e con un progetto di vita stabile.

Dove vivono gli stranieri in provincia

La distribuzione sul territorio mostra una forte concentrazione nei principali centri urbani. Il comune di Varese conta 10.599 residenti stranieri, seguito da Busto Arsizio (9.518) e Gallarate (8.008, quest’ultima ha la percentuale più alta). Numeri rilevanti anche a Saronno (4.674), Somma Lombardo (2.107) e Tradate (1.834), a conferma di una presenza diffusa e non circoscritta a poche aree, anche se sicuramente più incisiva nel Basso Varesotto.

Una popolazione più giovane

Dal punto di vista demografico, la popolazione straniera risulta decisamente più giovane rispetto a quella italiana. Il 72,5% degli stranieri ha un’età compresa tra i 18 e i 64 anni, contro il 58,6% degli italiani, mentre solo il 7,1% supera i 65 anni. Un dato che incide in modo significativo sugli equilibri demografici di una provincia caratterizzata da un forte invecchiamento della popolazione residente

Il contributo alla natalità è altrettanto evidente: nel 2024 su 5.471 nascite complessive in provincia, 806 hanno riguardato cittadini stranieri, pari al 14,7% del totale, mentre il saldo naturale degli italiani resta fortemente negativo. Senza la componente migratoria, il calo demografico sarebbe ancora più marcato.

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Per un altro verso, la natalità è il segnale di un investimento per una presenza stabile sul territorio: la provincia non è un luogo di transito, ma di insediamento.

Provenienze e cittadinanza

Per quanto riguarda le aree di provenienza, i dati smentiscono una percezione diffusa: infatti il 44,4% dei residenti stranieri arriva da Paesi europei, il 23,6% dall’Africa e il 18% dall’Asia. Quasi un residente straniero su cinque proviene da un Paese dell’Unione Europea, con la Romania in testa.
I primi cinque Paesi di origine sono Albania (9.288 persone), Romania (8.578), Marocco (7.305), Ucraina (5.791) e Cina (3.716).

Un altro dato significativo riguarda l’acquisizione della cittadinanza: tra il 2010 e il 2024 in provincia di Varese 37.705 persone hanno ottenuto la cittadinanza italiana, con un tasso di acquisizione pari a 42,1 ogni mille residenti stranieri, superiore alla media nazionale.

Scuola e nuove generazioni

I dati sulla scuola confermano che l’immigrazione è sempre più una realtà di seconde generazioni. Nell’anno scolastico 2023/2024 gli studenti non italiani in provincia di Varese sono 15.925, pari al 12,8% del totale degli iscritti. Di questi, oltre il 66% è nato in Italia, percentuale che sale all’82,3% nella scuola dell’infanzia e al 68,3% nella primaria. Un segnale evidente di radicamento e stabilità.

Il lavoro: presenza indispensabile ma fragile

Sul fronte occupazionale, il contributo dei lavoratori stranieri è centrale. In Lombardia gli occupati stranieri superano le 600mila unità; in provincia di Varese nel 2024 sono stati attivati 22.418 rapporti di lavoro per cittadini stranieri, in crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, il dato evidenzia anche forti elementi di fragilità: il 57% dei contratti è a tempo determinato e oltre un terzo riguarda professioni non qualificate

Le differenze reddituali restano marcate: il reddito medio annuo di un lavoratore straniero in Lombardia è di 15.901 euro, contro una media complessiva di oltre 25mila euro, con un divario ancora più ampio per le lavoratrici straniere

Oltre la retorica

Nel loro insieme, i dati provinciali presentati al convegno smontano la narrazione emergenziale e mostrano una realtà fatta di lavoro, famiglie, scuola e cittadinanza. Un quadro che, come sottolineato durante l’incontro, rende evidente come le politiche fondate sulla contrapposizione e sulla “remigrazione” risultino scollegate dalla realtà dei territori.

Numeri che aiutano a leggere l’immigrazione non come una minaccia, ma come una componente strutturale della provincia di Varese, già oggi decisiva per la tenuta demografica, economica e sociale.

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Pubblicato il 05 Febbraio 2026
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