Quantcast

La Cgil a Gallarate, la città del Remigration: “No all’esclusione. I diritti avanzano quando si è uniti””

A Gallarate quasi il 30% della popolazione è straniera o di origine straniera. Il sindacato ha rilanciato qui la sua visione di alleanza tra lavoratori in difesa dei diritti. Nel mezzo, anche un dibattito "a viso aperto" con il sindaco Cassani

immigrazione Cgil Gallarate

«La risposta alle derive identitarie e alla retorica della remigrazione non è l’esclusione, ma l’unione. Solo così si salvaguardano i diritti». La Cgil Lombardia ha scelto Gallarate per parlare di immigrazione. E non è un caso: è la scelta di presa di posizione andando nel luogo per certi versi più difficile per il dibattito.

In una città che sfiora il 30% di presenza di cittadini stranieri o di origine straniere.
E in una città che ha visto per ben due volte il passaggio dei sostenitori della remigrazione, l’idea di espulsione degli stranieri considerati non integrabili (e non solo di chi commette reati).
Il convegno Cgil – introdotto dalla segretaria generale della provincia di Varese Stefania Filetti – è stato pensato per rimettere al centro il tema dell’immigrazione come questione sociale, lavorativa e democratica, ma anche per avanzare la propria visione.

Al centro la presentazione del rapporto Idos sulla presenza di stranieri d’Italia e una presa di posizione per la riforma complessiva della normativa, nata dalle «lenti deformanti» con cui si è guardato al fenomeno, come ha detto Luca Di Sciullo, di Idos: da un lato l’idea (durata quasi un trentennio) di immigrazione come «emergenza», come fenomeno transitorio destinato a esaurirsi, dall’altro negli ultimi 25 anni di un «approccio securitario» che riduce al solo tema della sicurezza e tralascia il resto.

Mettere al centro inserimento sociale e lavorativo

Un approccio che alla fine ha prodotto norme incoerenti e senza visione complessiva: «Oggi governiamo l’immigrazione con un patchwork normativo». Di fronte a questi limiti, secondo Di Sciullo «mon serve chiudere le frontiere, serve invece governare il fenomeno guardando a due modelli: l’inserimento sociale e l’inserimento normativo».

La Cgil porta la sua visione, ma anche la realtà del fare sindacato, dove tra le rappresentenze, i delegati, i funzionari sono centinaia le persone straniere o di origine straniere, «scelti dai loro stessi colleghi», ha sottolineato Valentina Cappelletti, segretaria generale della Cgil Lombardia.

convegno cgil

Il confronto con i sindaci sugli strumenti di integrazione

Ad aprire il dibattito successivo è stato il sindaco di Gallarate Andrea Cassani, che ha detto che ci sono «zone ghetto» e che ci sono quartieri dove «non c’è integrazione a scuola», che ci sono zone «dove gli stranieri commettono crimini e spaccio», fino a un grave episodio di stupro.

Ma lo stesso sindaco ha raccontato che a volte c’è una ostilità per le semplice presenza di stranieri, anche quando non ci sono reati di mezzo: «Anche se non danno fastidio, c’è una sorta di diffidenza e difficoltà che mettono i cittadini sulla difensiva».

E nella visione che discende da questa ostilità, Cassani ha poi rivendicato fino in fondo la sua politica di governo locale: la scelta locale di detassare, aumentare il carico di compartecipazione sui servizi (come nel caso della Fondazione Scuole Materne) e di conseguenza rendere meno forte il welfare cittadino per rendere la città meno attrattiva verso le fasce economicamente più disagiate.

Di segno diverso l’intervento del sindaco di Varese Davide Galimberti, che ha posto l’accento sul valore dell’inclusione e dei diritti come fattori di stabilità. «L’esperienza ci dimostra – ha affermato – che l’esclusione e la marginalità producono insicurezza, mentre l’integrazione rafforza le comunità». Galimberti ha ricordato come oggi Varese intervenga su assistenza, educazione, sport e – per piccola quota complementare – sul tema del lavoro.
Sull’educazione ha ricordato l’investimento universale sugli asili nido (indipendentemente dalle fasce di reddito) e quello sullo sport, in accordo con le società sportive cittadine, come spazio di espressione per i più giovani.

Galimberti ha anche richiamato il tema dei Minori non accompagnati, «un tema che viene oggi scaricato su due soggetti, le forze dell’ordine e i Comuni», con tanto di arretrati per milioni di euro che lo Stato deve ai Comuni (per lo più le città).

Secondo il sindaco di Varese, il tema non può essere affrontato solo in chiave emergenziale: «L’immigrazione è una realtà strutturale e va governata con politiche lungimiranti», richeggiando parole sentite durante la presentazione del dossier nel corso della mattina.

Nel corso del convegno è intervenuto anche Carmelo Lauricella, delegato della Provincia di Varese, che ha richiamato la necessità di un coordinamento tra enti locali e livelli istituzionali diversi.
i concentriamo sul “matching” tra competenze e richieste dei datori di lavoro. «Più il migrante ha un lavoro dignitoso, meno cade in dinamiche di marginalità. Anche Confindustria e Camera di Commercio sostengono la formazione perché la mancanza di lavoratori competenti è un danno per le imprese».

L’analisi di contesto è stata affidata a Luca Di Sciullo, che ha offerto una lettura nazionale ed europea del fenomeno migratorio, supportata da dati e studi. Di Sciullo ha sottolineato come i flussi migratori siano parte integrante del sistema economico e del mercato del lavoro e ribadito come le narrazioni sulla “remigrazione” risultino prive di basi concrete, oltre che potenzialmente destabilizzanti sul piano sociale.

“I diritti aumentano quando si allargano”

La chiusura del convegno è stata affidata alla segretaria generale della Cgil Lombardia, Valentina Cappelletti, con un intervento che ha rappresentato il cuore politico dell’iniziativa. Cappelletti ha esplicitato il senso stesso del convegno, definendolo una risposta chiara a chi propone la divisione come soluzione. E insieme rispondendo apertamente al sindaco Cassani, che aveva registrato che «Cgil e Confindustria sull’immigrazione hanno la stessa posizione» e aveva contestato alla Cgil l’idea di una corsa al ribasso sulle retribuzioni (Cassani è stato a sua volta contestato per qualche secondo, con qualche fischio).

«La contrapposizione tra lavoratori – ha affermato – è la strategia più efficace per indebolire tutti. Mettere italiani e stranieri uno contro l’altro significa abbassare i diritti, i salari e la dignità del lavoro». Per la segretaria regionale, il tema dell’immigrazione va letto prima di tutto attraverso la lente del lavoro: «Dove non ci sono diritti, cresce lo sfruttamento. E lo sfruttamento colpisce tutti, non solo chi arriva da altri Paesi».

Cappelletti ha insistito con forza sull’idea di un’alleanza tra lavoratrici e lavoratori, indicando nel sindacato il luogo in cui questa alleanza può prendere forma. «La risposta alle derive identitarie e alla retorica della remigrazione non è l’esclusione, ma l’unione. I diritti o sono universali, o non sono», ha sottolineato.

Nel suo intervento non è mancata appunto una critica netta alle narrazioni che individuano nei migranti un capro espiatorio. «La storia del movimento sindacale – ha ricordato – ci insegna che i diritti avanzano quando si allargano e arretrano quando si restringono».

La dura esperienza degli emigrati italiani all’estero – a volte osteggiati dagli stessi sindacati locali, soprattutto in Belgio e Nord Europa – insegna che l’avanzamento dei diritti si può realizzare solo quando si supera la barriera che separa lavoratori “autoctoni” e lavoratori immigrati.

«La contesa tra nativi e stranieri sulle risorse del welfare nasce perché abbiamo interiorizzato che le risorse sono scarse, mentre il problema è la loro distribuzione» ha insistito Capelletti. «Non è la guerra tra poveri in graduatoria il problema, ma il fatto che la “coperta” sia corta perché tessuta con i fili presi sempre dalle stesse tasche».

 

Via Confalonieri, 5

Castronno

Tutti gli eventi

di febbraio

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 05 Febbraio 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore