Le Olimpiadi viste dai volontari. Beppe da Parabiago: “Da pensionato sentivo il dovere, esperienza bellissima”
Beppe Viganò, parabiaghese, ex sindacalista e voce di Radio Popolare, dal 25 gennaio è impegnato come volontario all’aeroporto di Malpensa nel team trasporti insieme ad altri residenti del territorio
«Un’esperienza molto positiva, che fa sentire utili, più giovani e internazionali». Beppe Viganò, parabiaghese, ex sindacalista e voce di Radio Popolare, dal 25 gennaio è impegnato come volontario all’aeroporto di Malpensa nel team trasporti in vista dei Giochi olimpici invernali.
Dal desk dove presta servizio racconta il clima che sta vivendo insieme ad altri volontari della zona, tra cui la legnanese Laura Dell’Acqua e il fotografo Beppe Fierro, anche lui di Parabiago. «Con Laura ci siamo ritrovati dopo vent’anni: avevamo i bambini nella stessa classe alla scuola materna. È stata una bella sorpresa», racconta Viganò, entusiasta dell’esperienza. «Un anno fa ho deciso di candidarmi, dando la mia disponibilità come driver e come addetto all’accreditation, e sono stato chiamato per dare una mano nell’accoglienza. Da pensionato mi è sembrato doveroso sostenere le Olimpiadi e mettere a disposizione il mio tempo».

La presenza minima richiesta ai volontari è di 9 giorni, fino a un massimo di 22. «Io ho iniziato il 25 gennaio e porterò a termine tutto il periodo. Nel team trasporti accogliamo atleti, giornalisti e membri del Comitato Olimpico. Non politici. Li riceviamo nella waiting room, parliamo un po’ di inglese e li accompagniamo verso treni e autobus dedicati, diretti alle sedi di gara o agli hotel».
In questi giorni, tra gli altri, hanno accolto anche l’intera squadra di hockey su ghiaccio della Lettonia. «Siamo tantissimi volontari, per la maggior parte giovani, attivi ed educati. Ci sono persone che arrivano da ogni parte del mondo, alcuni hanno già partecipato ad altre Olimpiadi. Ci sono anche volontari russi e ucraini che vivono e lavorano qui insieme, nonostante la guerra. Questo è molto bello».
Un clima fortemente internazionale che rende l’esperienza ancora più coinvolgente: «Si parlano tutte le lingue. Per noi “anziani” è come tornare più giovani», racconta sorridendo.
Tra gli incontri che hanno lasciato il segno, anche quello con Jared Firestone, atleta olimpico di skeleton, israeliano arrivato da solo a Malpensa.
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