Mostre, residenze artistiche e storia: Gibellina, la città siciliana capitale del contemporaneo nel 2026
È molto lontana dal Varesotto, ma era entrata sulle pagine dei giornali di questa zona perché concorrente di Gallarate per il titolo - appunto - di prima "capitale dell'arte contemporanea". Ecco cosa è previsto (e come andarci)
Vi ricordate di Gibellina capitale dell’arte contemporanea in Italia? Gibellina è molto lontana dal Varesotto, al capo opposto d’Italia, ma era entrata sulle pagine dei giornali di questa zona perché era diretto competitor di Gallarate per il titolo – appunto – di prima “capitale del contemporaneo”.
In finale la città del Cretto di Alberto Burri, la città ricostruita dopo il terremoto del Belice usando l’arte aveva avuto alla fine la meglio sulla pur ottima candidatura di Gallarate. E non era mancata anche qualche polemica successiva, con la reazione del sindaco gallaratese Cassani che aveva postato alcune foto di scorci urbani un p0′ degradati della città siciliana, aveva ridimensionato il ruolo artistico di Gibellina in anni recenti e aveva alluso a manovre di pressione: «Evidentemente ha premiato un modo di proporsi che a noi, con una spiccata “cultura del fare”, non appartiene».
Ma alla fine, come si apre questo 2026 di Gibellina all’insegna del titolo di “Capitale dell’arte contemporanea”? “Gibellina 2026” è stata inaugurata lo scorso 15-16 gennaio, sotto il titolo di “Portami il futuro” e sotto la direzione artistica di Andrea Cusumano.
Per tutto il 2026, la città sarà animata da un articolato calendario di mostre, residenze, eventi, progetti e attività incentrati sul valore sociale dell’arte e sulla cultura come strumento di rigenerazione e bene comune.
C’è un legame profondo con la storia di Gibellina: l’arte è stata motore di sviluppo, catalizzatore di coesione sociale e strumento di memoria collettiva, nella città ricostruita in forme completamente nuove e in nuovo sito dopo il terribile sisma del Belice del 1968.
Mentre le rovine di Gibellina Vecchia venivano coperte – come un sudario – dal cemento del Cretto di Alberto Burri (un’opera realizzata tra 1984 e 2016), la nuova Gibellina diventa “una città rinata dalle macerie grazie a un pionieristico e visionario processo di rigenerazione culturale e artistica voluto dal senatore Ludovico Corrao, prima come sindaco di Gibellina e successivamente come presidente della Fondazione Orestiadi, che oggi evolve in un progetto simbolico per l’intero Paese, capace di immaginare nuove forme di trasformazione sociale attraverso il dialogo con gli artisti”, che hanno realizzato opere nell’arco di decenni, con una fase particolarmente intensa negli anni Ottanta (Foto di apertura: parte della mostra “Proteste prima del futuro”, dedicata alle lotte sociali per la ricostruzione)
Il programma di Gibellina 2026 però non è solo memoria di una stagione, ma punta anche a fare di Gibellina “l’epicentro di una cultura mediterranea rinnovata, fondata sul valore della persona e della collettività, e sul principio che arte e cultura siano un diritto partecipativo e un bene inalienabile”.

L’attività nell’arco di quest’anno è organizzata in cinque aree di intervento: Mostre; Residenze; Arti performative; Educazione e partecipazione; Simposi, conferenze e giornate di studio.
Le mostre di Gibellina 2026
A volo d’uccello, il programma espositivo include le video-installazioni di Masbedo e di Adrian Paci,
che abiteranno lo spazio scultoreo del Teatro di Pietro Consagra; un dialogo tra le opere di Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo offrirà uno sguardo capace di ispirare le giovani generazioni di artisti; la mostra Mediterranea promossa da Med-Or Italian Foundation, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea, Telespazio ed e-GEOS; la collezione di arte contemporanea della famiglia Galvagno, fondatrice di Elenka, proporrà un focus su artisti siciliani già affermati, mentre quella del collezionista Peppe Morra racconterà il suo percorso di mecenate e promotore culturale.

Nel corso dei dodici mesi sarà inoltre presentata un’installazione dell’artista parigino Philippe Berson, che scelse la Sicilia come luogo di vita e di lavoro. A questo si affianca il progetto dei prìsenti, drappi processionali realizzati da grandi artisti, tra cui Pietro Consagra, Alighiero Boetti e Giulio Turcato.
Mona Hatoum, William Kentridge, Shirin Neshat, Anna Maria Maiolino, Amalia Pica, Regina Josè Galindo, Santiago Sierra, Zehra Doğan, María Magdalena Campos Pons, Holly Stevenson, Paolo Icaro, Olu Oguibe, Mustafa Sabbagh e Akram Zaatari, saranno protagonisti della mostra Domestic Displacement, che mette insieme opere di artisti la cui poetica verte e riflette sulla familiarità dello spostamento, inteso come decontestualizzazione e nuova collocazione.
Grazie alla collaborazione con Riso – Museo d’arte moderna e contemporanea di Palermo, sarà riallestita, dopo anni, l’opera ambientale Circle of Life di Richard Long; mentre l’artista cinese Liu Bolin si confronterà con le ferite lasciate dal terremoto.
A questo articolato panorama si affiancano le fotografie e le installazioni di un’edizione speciale del festival Gibellina Photoroad; un reportage dedicato agli artisti contemporanei del Ghana; una mostra fotografica di Giuseppe Ippolito sul rapporto con il Grande Cretto di Alberto Burri e Atlante Elimo con le mappe di Alessandro Isastia e i disegni di Marzia Migliora; riflessioni sul Mar Mediterraneo e sull’Outsider Art; pratiche artistiche legate alla memoria e narrazioni dedicate alle geografie del territorio.
Residenze artistiche
Tra l’ex chiesa di Gesù e Maria, progettato da Nanda Vigo restaurato e riaperto per l’occasione, e la sede della Fondazione Orestiadi, troveranno spazio per avviare i loro processi artistici condivisi Lucia Veronesi, Flavio Favelli, Sislej Xhafa, Giorgio Andreotta Calò, Pietro Fortuna, Jonida Xherri,
Khaled Ben Slimane, Sonia Besada, Lucio La Pietra e Igor Grubic.

Parallelamente, il collettivo Stalker, Francesco Lauretta, Luigi Presicce, Virgilio Sieni, le performance dello Zoukak Theatre, Alberto Nicolino e il simposio di arti Diwan attiveranno pratiche partecipative per costruire comunità, coinvolgendo pubblico e abitanti in progetti condivisi.
Arti performative
Tra teatro e performance artistiche, cinema e musica, le arti performative abiteranno luoghi storici ed emblematici della città e del territorio, interrogando il pubblico su temi sociali urgenti e invitandolo all’accoglienza e al dialogo tra culture. Un insieme di pratiche che mescolano drammaturgie visive e onore, nella costante prospettiva di restituire spazi e significati a una comunità che cresce attraverso l’arte. Tra i protagonisti, artisti nazionali e internazionali come Regina José Galindo, Roberto Andò, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò, insieme a interventi site-specific, tra cui quello del collettivo Shaken Grounds – Sismography of Precarious Presences, e a rassegne che intrecciano cinema, musica e arte contemporanea – dalla quarantacinquesima edizione del Festival delle Orestiadi a BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo – dando vita a un programma performativo diffuso e multidisciplinare.
Educazione e partecipazione; simposi e convegni
Una parte centrale del progetto Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 riconosce nel coinvolgimento attivo della comunità cittadina e delle scuole, uno dei suoi elementi fondanti.
Muovendo dai numerosi esempi storici di ricostruzione sociale attraverso le arti, questa sezione del programma è dedicata a laboratori, attività di formazione, progetti intergenerazionali e percorsi rivolti alle comunità.

In collaborazione con istituti di ricerca e università nazionali e internazionali – tra cui Luiss, Iulm
Università La Sapienza di Roma, Università di Palermo, Accademia di Belle Arti di Palermo, Accademia di Brera e Accademia di Belle Arti di Venezia – Gibellina diventerà un centro nevralgico del dibattito sulla contemporaneità. Sede di un Comitato Consultivo Nazionale sull’Arte Contemporanea, la città si configurerà come luogo di confronto e condivisione delle principali istanze dell’arte contemporanea italiana.
Dove si svolge Gibellina 2026?
Tra le sedi principali figurano la ex Chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo – oggi centro sociale e spazio
di relazione – il Palazzo di Lorenzo e i Giardini Segreti di Francesco Venezia, la Chiesa Madre di
Ludovico Quaroni e Luisa Anversa, il Sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes, il
Teatro e le grandi opere urbane di Pietro Consagra, insieme alla Fondazione Orestiadi e al Baglio Di
Stefano, al MAC Ludovico Corrao, e al Grande Cretto di Alberto Burri, luogo-simbolo della memoria
civile e del paesaggio.
Accanto a questi poli si attiva un insieme di sedi e spazi diffusi – info point, centri di ricerca, luoghi
rurali e paesaggistici, edifici storici e spazi di prossimità – che includono il Cresm, il lago, le Tenute
Orestiadi, l’Epicentro della Memoria Viva e altri luoghi del territorio
Gibellina e la Sicilia Occidentale: come andare e cosa vedere
Il programma di Gibellina 2026 è un’occasione buona per scoprire la Sicilia Occidentale e il territorio del Belice.
Ci sono le città come Trapani, Marsala e Mazara del Vallo, l’archeologia di Selinunte e Segesta, le affascinanti rovine delle altre città disabitate (come Poggioreale Vecchia) con il sisma del Belice del 1968, aree d’interesse ambientale come lo Stagnone. E ancora le memorie garibaldine, con un cammino dedicato, e il patrimonio del vino Marsala.

Il modo più agevole per andarci è in aereo, con i voli da Malpensa, Linate e Orio al Serio, su Palermo o Trapani.
Il volo più comodo dal Varesotto è il Malpensa-Trapani, che è attivo nella stagione summer 2026, da fine marzo (la summer, in aviazione, comprende primavera ed estate).
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