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“Servono più Forze dell’Ordine”: l’assessore alla Sicurezza di Busto Arsizio chiede l’intervento dello Stato

L’assessore alla Sicurezza di Busto Arsizio, Matteo Sabba, esterna il suo pensiero sul Controllo del Vicinato e sul tema delle “ronde” di cittadini, argomento "caldo" nelle ultime settimane. Sabba puntualizza anche la necessità che lo Stato intervenga, incrementando le Forze dell’Ordine

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Ladri, criminalità, ma anche sicurezza e senso civico. Tante le discussioni che in questo periodo stanno attraversando la nostra provincia, in correlazione ad un perpetuarsi di furti che –come capita talvolta – a “ondate” colpiscono la popolazione.

A innescare il dibattito, l’iniziativa di alcuni citadini di Gorla Minore, che hanno deciso di ritrovarsi di notte, in auto, per quelli che hanno definito “presidi pacifici”, con lo scopo di mostrare ad eventuali malintenzionati la loro presenza attenta sul territorio. La speranza è che ciò faccia da deterrente contro i furti.

Una scelta che ha fatto tanto discutere, le Autorità, il resto della popolazione e che ha coinvolto anche il Comandante della Polizia locale di Olgiate Olona, Alfonso Castellone, che ha voluto evidenziare la rilevanza di un’altra iniziativa, un altro modo di rispondere alla criminalità: il Controllo del Vicinato.

I gruppi di CdV si stanno diffondendo sempre di più e sono 64 i comuni in provincia di Varese in cui i cittadini scelgono di credere in questo progetto, per tenere gli occhi aperti sul territorio e su quello che avviene, senza “scendere in strada”, ma dando fiducia alla rete che si innesca fra vicini di casa.

Il Comandante ne ha parlato anche in una intervista alla web tv di Materia, annunciando che nuovi comuni sono in procinto di aderire all’iniziativa.

 

Controllo del Vicinato, contro i furti la riscoperta del senso di comunità

 

In questo parapiglia di discussioni e riflessioni su un tema tanto sentito, è intervenuto anche l’assessore alla Sicurezza di Busto Arsizio, Matteo Sabba, che ha voluto porre sotto i riflettori il suo pensiero sulla questione:

Anzitutto, riconosco la grande utilità e il valore del Controllo del Vicinato: è uno strumento importante di collaborazione tra cittadini e istituzioni, fondato sulla segnalazione e sulla prevenzione, che in molti territori ha dato risultati concreti.
Detto questo, occorre evitare semplificazioni. I cittadini sono liberi di passeggiare, muoversi e presidiare i propri quartieri nel rispetto della legge. Definire automaticamente “illegale” ciò che viene etichettato come “ronda” rischia di creare un cortocircuito comunicativo. È illegale sostituirsi alle Forze dell’Ordine, esercitare funzioni di polizia o organizzare attività strutturate senza le necessarie autorizzazioni prefettizie. Non è illegale, invece, che cittadini disarmati osservino, si parlino, si coordinino e segnalino situazioni sospette.
Il punto vero è un altro: i furti continuano, le Forze dell’Ordine – per ragioni strutturali e numeriche – sono spesso sottodimensionate rispetto alle esigenze del territorio, e il disagio dei cittadini è reale.
Proprio per questo, come istituzioni e Forze dell’Ordine, dovremmo accelerare nella predisposizione di un vademecum chiaro e uniforme per le amministrazioni comunali, condiviso con la Prefettura, che definisca:

  • cosa possono fare i gruppi spontanei di cittadini;
  • cosa non possono fare;
  • come devono interagire con polizia locale e forze statali;
  • quali strumenti di coordinamento e formazione attivare.

La sicurezza partecipata non deve essere vista come un’alternativa alle forze dell’ordine, ma come un supporto ordinato e regolato.
Ignorare o liquidare il fenomeno rischia di produrre l’effetto opposto: se i cittadini percepiscono abbandono, tenderanno a organizzarsi comunque. È responsabilità delle istituzioni accompagnare questi processi, incanalarli e renderli compatibili con il quadro normativo.
La sicurezza è un bene pubblico. E il coinvolgimento dei cittadini, se ben governato, può essere una risorsa, non un problema.

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L’assessore alla Sicurezza di Busto Arsizio, Matteo Sabba

L’assessore alla Sicurezza lancia dunque un messaggio forte allo Stato, chiedendo interventi più mirati.

A tutto questo va affiancato un appello chiaro e non più rinviabile allo Stato.
La sicurezza non può reggersi sulla buona volontà dei cittadini o sull’abnegazione degli operatori in divisa.
Servono più Forze dell’Ordine, in numero adeguato rispetto ai territori e ai carichi reali di lavoro. Servono strumenti all’altezza, a partire dalle cose più banali ma decisive: la benzina per gli automezzi, i mezzi efficienti, le attrezzature operative, le dotazioni tecnologiche, fino alla formazione continua.
E serve anche un tema che troppo spesso viene evitato: gli stipendi. Non è accettabile chiedere professionalità, rischio, disponibilità e sacrificio a uomini e donne in divisa senza un riconoscimento economico adeguato. La dignità del lavoro passa anche da qui.
Infine, non si può parlare seriamente di sicurezza senza affrontare il nodo del sistema carcerario. Le carceri oggi sono traboccanti, in condizioni spesso critiche, e l’assenza di nuovi istituti e di una programmazione seria mina l’efficacia stessa della risposta penale. Senza posti adeguati e senza strutture moderne, il rischio è quello di vanificare il lavoro di chi previene, controlla e arresta.
Lo Stato deve investire molto di più nella sicurezza: nelle persone, nei mezzi, nelle strutture.
Solo così la collaborazione dei cittadini, il Controllo di Vicinato e la presenza delle Forze dell’Ordine potranno rafforzarsi a vicenda, invece di essere messi artificialmente in contrapposizione.

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Pubblicato il 24 Febbraio 2026
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