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Solidarietà e lavoro insieme: a Cardano la Casa del Popolo e il Consorzio Agricoltori Cardanesi uniscono le forze

La cooperativa degli agricoltori, nata nel 1937 per noleggiare la macchina da trebbia, faticava a proseguire. Così si è andati verso una fusione: una storia che continua

Cardano al Campo generico

Nel 1907 a Cardano al Campo, oggi cittadina industriale e di servizi vicino a Malpensa, una volta l’anno i circoli cooperativi – cattolici, socialisti, repubblicani – mettevano da parte le differenze per una superiore esigenza: noleggiare la “machina da batt”, la trebbiatrice che si usava nel periodo del raccolto.

Sono passati cento e passa anni e la tradizione della collaborazione tra realtà associative c’è ancora, in forme diverse: la cooperativa Casa del Popolo e la cooperativa Consorzio Agricoltori Cardanesi si sono fuse tra loro. Operazione allo studio da tempo e formalizzata il 14 gennaio scorso: tecnicamente è la Casa del Popolo che assorbe al suo interno il Consorzio (non è la prima fusione a Cardano). Il cui punto vendita continuerà a operare in paese, per le esigenze locali.

Il Consorzio esiste dal lontano 1924, dal 1937 era in forma di cooperativa.
Come per altre cooperative, la diminuzione naturale del numero dei soci (attualmente ne sono rimasti 38) e il mancato ricambio generazionale hanno messo a rischio la continuità.  Lo scenario «avrebbe potuto portare allo scioglimento della cooperativa agricoltori e alla sua successiva liquidazione con la devoluzione del patrimonio a favore dei fondi nazionali cooperativistici», spiega Enrico Franzioni, ex presidente della cooperativa Casa del Popolo che per due anni ha seguito il progetto di fusione.

Le due Cooperative infatti, hanno intrapreso questo percorso «che permette al patrimonio di persone e di immobili di restare all’interno della comunità cardanese e di proseguire uniti il proprio lavoro di cooperazione». Va detto che il rapporto era già storico: da sempre la sede sociale del Consorzio Agricoltori cardanesi è alla cooperativa Casa del Popolo e tutta la documentazione dalla sua fondazione è già conservata negli archivi della Casa del Popolo. Archivi che sono stati sistemati e sono diventati patrimonio storico grazie al finanziamento del Ministero della cultura nel 2024.
Tutti i soci del consorzio hanno potuto conoscere ed esprimere il loro parere sulla unificazione e nelle due assemblee del 14 gennaio hanno sancito così la fusione delle due cooperative.

Come detto alla Casa del Popolo sono conservati i documenti che consentono una ricostruzione di tutta la storia iniziata dal 1924.
Anticipata, dicevamo, da quella più antica collaborazione per il noleggio della “machina da batt”, simbolo storico che un secolo dopo è stato ritratto anche in un murales sul punto vendita tra via San Francesco e via Mantegazza.

Nella cooperativa si facevano le assemblee e si eleggevano i consiglieri e presidente che organizzavano i lavori per la stagione della trebbiatura. La trebbiatrice “cardanese”, che era costruita dalla ditta Orsi, doveva essere pronta per la stagione e perfettamente funzionante, gli operai addetti ai lavori dovevano essere affidabili e di buon comando e, infine, tutti materiali di consumo acquistati dovevano essere pronti per l’uso.
Veniva fatto pagare una cifra secondo la quantità del prodotto conferito e quella quota serviva per pagare gli operai addetti e la manutenzione della macchina utilizzata. Il costo al quintale per cereale trebbiato era giusto il necessario per consentire di pagare gli addetti alla trebbiatura e di far sì che la Cooperativa potesse avere una sede (il consorzio in via san Francesco) e gestire le varie attività.

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Ogni contadino socio pagava una quota di iscrizione perpetua, chiamata azione o certificato nominativo; negli anni il valore è mutato sino ad oggi che ha il valore di euro 25

In documenti restituiscono anche un quadro dell’agricoltura di allora: «Con i dati relativi al 1942 vediamo come i cereali che venivano coltivati erano il frumento, la segale e l’avena come dice il verbale di quell’anno». Per esempio quell’anno la stagione era stata buona, con 2168,57 quintali di frumento, 522,89 quintali di segale, 116,55 di segale. Nel complesso 2808 quintali di cereali, frutto di coltivazioni su una superficie di 115,9 ettari (pari a 165 campi da calcio).

Oltre alla macchina da battere altre macchine erano messe a disposizione degli agricoltori: le macchine da semina, la pressapaglia, la svecciatoio (separa le impurità) e, inoltre, si incentivava la coltura delle patate e l’allevamento del baco da seta nonché l’utilizzo dei fertilizzanti per aumentare la produttività dei terreni.

«L’agricoltura resta ancora, sino alla metà degli anni ‘50, un’attività che dà reddito a tante famiglie cardanesi, poi l’industria diventa l’asse portante dell’economia delle famiglie con l’agricoltura che passa progressivamente a essere un’attività secondaria, limitata il più delle volte a un piccolo podere o all’orto di uso famigliare» continua Franzioni.

Un patrimonio di comunità: gli archivi alla Casa del Popolo di Cardano

 

Sempre dai documenti risulta che nella trebbiatura del 1954 vi son 474 “bollette” di trebbiatura ma certo, in quell’anno, non vi sono 474 agricoltori a Cardano; infatti la maggior parte delle “bollette” sono di cardanesi che, dopo il lavoro in fabbrica, coltivano piccoli appezzamenti (1 o 2 pertiche) un po’ come piccolo ulteriore introito, un po’ per abitudine e tradizioni famigliari. In queste 474 richieste di trebbiatura (61 fuori paese, dai Ronchi, Bettolino, Arnate, Samarate e Gallarate centro) si trebbiano 2118 quintali di frumento, 54 di segale e 261 di avena. Significativo come solamente 7 bollette di trebbiatura superino i 15 quintali.

La trebbiatrice si utilizza regolarmente sino agli inizi degli anni ‘70 dopodiché l’abbandono dell’attività agricola e l’utilizzo di macchine più moderne, come la mietitrebbiatrice, ne determinano l’abbandono. L’ultima trebbiatura documentata dai registri è del 1969 e sono solo 16 le bollette di trebbiatura emesse con un raccolto di 31,68 quintali di frumento e 21,30 quintali di avena.

Successivamente il consorzio, sino agli anni ‘80, continua a gestire in proprio la vendita di prodotti e attrezzi agricoli e concimi. Dal 1981 l’attività commerciale è stata affittata a privati e i gestori, che si sono ad oggi succeduti e che hanno ampliato via via gli articoli disponibili, hanno portato “il Consorzio” a essere conosciuto e apprezzato anche fuori dal nostro Comune.

Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio Agricoltori si è concentrato sulla gestione e manutenzione dell’immobile e delle aree circostanti, compreso il rifacimento del tetto con investimento non da poco, 80mila euro. Ma il Consorzio ha promosso anche attività per tenere vivo il ricordo della passata attività agricola con incontri nella scuola media. visivamente anche con il già citato murales dedicato alla machina da batt (realizzato nel 2018 sul muro esterno dello stabile).

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L’assemblea per la fusione

A quasi novant’anni dalla costituzione come cooperativa, ora il Consorzio continuerà a vivere dentro la variegata Casa del Popolo.
Con il suo punto vendita sempre attivo in via San Francesco. 

 

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 05 Febbraio 2026
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