A Besnate una serata di Filosofarti tra memoria, reti e pace: dalla Bosnia una lezione ancora attuale
Nella sala consiliare di Besnate, Filosofarti intreccia memoria, giornalismo e impegno civile: dalla Bosnia con Francesca Milano, Roberto Morandi e Marco Giovannelli una riflessione viva su guerra, riconciliazione e costruzione della pace
Nella sala consiliare del Comune di Besnate, l’incontro di Filosofarti ha acceso i riflettori su un tema tanto complesso quanto urgente: la Bosnia, la memoria dei conflitti balcanici e il valore concreto della riconciliazione. Un appuntamento intenso, costruito attorno a storie, relazioni e progetti nati dall’incontro tra giornalismo, impegno civile e cooperazione.
A introdurre la serata sono stati il sindaco Giovanni Corbo e l’assessore alla cultura Giuseppe Blumetti che ha poi dato la parola a Marco Giovannelli, direttore di VareseNews, seguito dall’intervento di Francesca Milano, vicedirettrice di Open, e infine da Roberto Morandi, giornalista di VareseNews. Tre voci diverse, ma unite da un filo comune: raccontare come, anche a partire da esperienze apparentemente lontane, sia possibile costruire reti capaci di generare consapevolezza, solidarietà e pace.

Il coraggio di riportare al centro una storia ancora viva
In apertura, Giovannelli ha voluto ringraziare il Comune di Besnate e gli organizzatori di Filosofarti per aver scelto di portare al centro del programma una serata tutt’altro che scontata. Parlare oggi della Bosnia, dei Balcani e delle ferite aperte dalla guerra significa infatti confrontarsi con temi che sembrano lontani, ma che invece continuano a interrogare profondamente il presente.
Il direttore di VareseNews ha insistito sul fatto che la vicenda bosniaca non appartiene soltanto al passato: è una storia che continua a parlarci, soprattutto in un tempo segnato da nuovi conflitti e da un’assuefazione crescente alla guerra. Da qui il senso di una serata che ha voluto rimettere al centro non solo la memoria, ma anche la capacità di leggere il presente attraverso le connessioni tra persone, luoghi e progetti.

Il memoriale del genocidio a Srebrenica
Materia, un laboratorio di relazioni
Ampio spazio è stato dedicato anche a Materia, il nuovo spazio culturale nato a Sant’Alessandro, frazione di Castronno, negli ambienti di una scuola chiusa tre anni fa. Giovannelli ha raccontato come l’idea di far rinascere quel luogo sia partita dall’ascolto e dal confronto con esperienze esterne, tra cui proprio quella di Francesca Milano e quella di Paolo Ferrara di Terre des Hommes.
Materia, ha spiegato, non è solo un luogo fisico, ma un laboratorio fatto di competenze, passioni e relazioni. Un “hardware” che vive grazie a un “software” di conoscenze e incontri. Ed è proprio in questo intreccio di nodi e reti che si colloca anche il percorso che ha portato VareseNews a occuparsi con sempre maggiore intensità della Bosnia.
Tra gli incontri decisivi c’è stato quello con Mario Boccia, fotografo e giornalista che documentò l’assedio di Sarajevo e che, nel tempo, è diventato una figura centrale nel racconto di queste esperienze. Da lì si è sviluppata una trama di relazioni che ha coinvolto giornalisti, attivisti, operatori culturali e realtà cooperative, fino ad arrivare al progetto del libro solidale 2025.

La ragazza che corre a Sarajevo durante l’assedio. Foto di Mario Boccia
La storia della cooperativa Insieme
Il cuore della serata è stato il racconto della cooperativa Insieme, al centro anche di un podcast realizzato da Cora Media per Coop Lombardia e raccontato da Francesca Milano. Una storia che comincia tra il 2001 e il 2003 a Bratunac, accanto a Srebrenica, uno dei luoghi simbolo della tragedia bosniaca.
La cooperativa nasce da un’intuizione semplice e radicale: far lavorare insieme donne bosniache musulmane e donne serbe, molte delle quali segnate da lutti, perdite e povertà. Donne che, fino a pochi anni prima, si guardavano con sospetto e ostilità, perché portavano sulla pelle le ferite del genocidio e della guerra.
A unirle, però, è stata la necessità di ricostruire una vita. La cooperativa ha offerto loro un lavoro concreto: la coltivazione, trasformazione e vendita di frutti di bosco, marmellate e succhi. Un’attività produttiva vera, nata in un territorio economicamente fragile e quasi privo di prospettive.
Milano ha raccontato come il processo di riconciliazione non sia stato immediato, né facile. All’inizio quelle donne lavoravano fianco a fianco senza parlarsi. Poi, lentamente, nei momenti più semplici — durante le pause caffè, davanti a una tazza condivisa — hanno cominciato a raccontarsi e a riconoscere nel dolore dell’altra qualcosa di simile al proprio. Da lì è nato un dialogo capace, negli anni, di superare persino le etichette identitarie. Oggi, nella cooperativa, non conta più distinguere chi sia serba e chi bosniaca: conta il lavoro comune, la dignità ritrovata, il futuro costruito insieme.

Una pace costruita nella quotidianità
Nel suo intervento, Francesca Milano ha sottolineato un aspetto fondamentale: la pace, in questa esperienza, non è un concetto astratto. È una pratica quotidiana, concreta, fatta di turni in fabbrica, di filiere produttive, di piccoli gesti di fiducia. È una pace che non cancella il passato, ma lo attraversa senza permettergli di distruggere il futuro.
Emblematico, in questo senso, il racconto dell’11 luglio, giorno della commemorazione del genocidio di Srebrenica. In quella data le lavoratrici bosniache si assentano per partecipare al ricordo dei propri morti, mentre le colleghe serbe coprono il lavoro anche per loro. Un gesto silenzioso, ma potentissimo, che racconta meglio di molte parole cosa significhi riconciliazione.

Milano ha ricordato anche come la guerra non finisca davvero con la firma degli accordi di pace. Le sue conseguenze continuano a vivere nei territori e nelle persone per decenni. Ancora oggi, a quasi trent’anni dal genocidio, si ritrovano resti umani nelle fosse comuni e si procede con le identificazioni tramite DNA. Una ferita che resta aperta, e che rende ancora più prezioso il valore di esperienze come quella della cooperativa Insieme.

Il libro solidale e il sostegno concreto
A chiudere il cerchio del racconto è stato Roberto Morandi, che ha allargato lo sguardo al contesto storico della Bosnia e al significato del progetto sostenuto dal libro solidale 2025, giunto al venticinquesimo anno di vita.
Morandi ha ricordato come, accanto alla violenza dei nazionalismi che portarono alla disgregazione della Jugoslavia, sia esistita anche una parte di società civile che non ha mai smesso di credere nella convivenza. Da quella cultura pacifista, e dall’incontro con figure come Rada e Skendar, fondatori della cooperativa, nasce una storia che oggi continua a produrre effetti reali.

Il libro solidale di quest’anno, dedicato alla pace e alla Bosnia, finanzierà infatti un intervento molto concreto: l’installazione di pannelli fotovoltaici per sostenere la cooperativa Insieme e ridurre i costi energetici di una realtà produttiva fortemente dipendente dalla corrente elettrica, necessaria per la lavorazione e la conservazione della frutta.
Non solo memoria, dunque, ma un aiuto tangibile a una comunità che continua a resistere, produrre e creare legami in uno dei territori più fragili dell’Europa.
Una storia che parla ancora al presente
Nel suo intervento conclusivo, Morandi ha ribadito che quella della Bosnia non è una storia chiusa. È una realtà che continua a essere attraversata da tensioni, fragilità istituzionali, disuguaglianze e povertà. Ma è anche un luogo in cui esistono esperienze capaci di indicare una strada diversa.
La cooperativa Insieme, nata nel luogo forse più difficile immaginabile, dimostra che la pace può essere costruita anche a partire dal lavoro, dall’economia, dalla dignità e dalla capacità di riconoscere l’umanità dell’altro.
«Una community che, fatta di nodi, fa rete per sostenere una communitas, una cooperativa, che essa stessa è costituita da nodi MA che i nodi, quelli etnici e relazionali, li scioglie». È il commento della professoressa Cristina Boracchi direttrice di Filosofarti.
La serata di Besnate ha così mostrato tutta la forza di un intreccio tra giornalismo, cultura e impegno civile. Un incontro che non si è limitato a ricordare il passato, ma ha saputo restituire al pubblico una domanda attualissima: come si costruiscono oggi le reti capaci di opporsi alla guerra e di generare futuro?
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