Con la guerra calano i voli a Malpensa. Il sindacato: “Chiedono dimissioni anticipate in cambio di futura riassunzione, inaccettabile”
Emerge il tema dell'impatto della crisi dei voli, legata alla guerra scatenata da Usa e Israele. A farne le spese i lavoratori in somministrazione dei servizi di terra, denuncia la Felsa Cisl. Che avverte il colosso Dnata: "Una soglia che non siamo disposti a superare"
Con la guerra calano i voli a Malpensa, ci sono rotte ridotte al lumicino da un mese. E arriva anche l’impatto sui lavoratori dello scalo.
Felsa-Cisl interviene con durezza sul comportamento di Dnata – operatore dei servizi di terra a Malpensa – nei confronti dei lavoratori somministrati impiegati all’aeroporto di Malpensa, assunti tramite le agenzie Adecco e Gi Group. Al centro della denuncia sindacale, una richiesta rivolta ai dipendenti a termine in seguito alle ricorrenti cancellazioni di voli legato alla guerra in Medio Oriente.
Secondo quanto riferito dal sindacato, “l’azienda ha imposto alle agenzie di chiamare i lavoratori con contratto a termine […] per proporre loro di dimettersi volontariamente, in anticipo rispetto alla scadenza prevista, perdendo quindi anche diritto a NASPI oltre alle tutele contrattuali, in cambio della garanzia di una nuova assunzione […] a partire dal 1° giugno”.
Una proposta che, evidenzia Felsa-Cisl, viene presentata come libera ma che di fatto lascia poco margine di scelta: “chi vuole lavorare quest’estate, quando ci sarà il picco, deve dimettersi ora e fare due mesi senza stipendio”. In questo modo, prosegue il sindacato, “il contratto diventa quindi un ‘premio’ a chi si dimostra a totale disposizione delle esigenze aziendali, anche a discapito del proprio stipendio e dei propri diritti maturati”.
Felsa-Cisl parla apertamente di una “pratica inaccettabile che crea un precedente preoccupante” e invita i lavoratori coinvolti “a confrontarsi con le organizzazioni sindacali per non rimanere soli in balia di questa logica impositoria”.
Nel comunicato viene inoltre sottolineato come in Dnata sia già ampio il ricorso alla flessibilità: “contratti a termine di varie durate, contratti part time verticale, contratti staff leasing”. A questo si aggiungono, nelle ultime settimane, “ferie imposte, riduzioni di orario, e altri interventi finalizzati a una riduzione del costo del personale”. Misure che il sindacato dichiara di comprendere nel contesto di difficoltà, ma con un limite preciso: “arrivare a chiedere le dimissioni a chi ha un contratto a termine rappresenta una soglia che non siamo disposti a superare”.
A chiarire la posizione è Alberto Trevisan, coordinatore territoriale Felsa-Cisl: “Noi come Felsa Cisl ì crediamo nella contrattazione della flessibilità e abbiamo sempre dato apertura per trovare soluzioni che consentano di governare le difficoltà aziendali, tutelando i dipendenti. Quello che Dnata e le agenzie stanno proponendo è invece la flessibilizzazione dei contratti, che possono essere modificati o addirittura interrotti in base alle situazioni contingenti, per rispondere ai bisogni aziendali”.
Pur condannando con fermezza quanto segnalato, il sindacato chiede ora un confronto immediato con l’azienda e le agenzie coinvolte: “riteniamo necessario un confronto urgente con Dnata, Gi Group e Adecco per comprendere l’impatto di questa misura e tutelare tutti i lavoratori coinvolti”. Da qui la richiesta di “attivazione immediata di un tavolo negoziale” per affrontare in modo organico la situazione dei lavoratori somministrati e individuare soluzioni che permettano di gestire la crisi “senza ledere la dignità dei lavoratori coinvolti”.
Il caso denunciato dal sindacato degli interinali mostra anche per la prima volta pubblicamente l’impatto della crisi dei voli, legata alla guerra scatenata da Usa e Israele, sui lavoratori dello scalo di Malpensa, che ha nel suo portfolio destinazioni diversi voli verso l’area del Golfo e dell’Asia Centrale.
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