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Dalla generazione sandwich: “Ho ricoverato mia madre per non finire a odiarla”

Il racconto di una donna di Gallarate: "Per anni è stata la mia terza bambina "in affido". Quando in piscina ho iniziato a sperare di affogare, ho capito che non potevo più fare l'infermiera senza competenze. Il ricovero è stata una scelta di non ritorno"

generica

«Speravo di affogare in piscina, solo per potermi fermare». Inizia da questo istante di buio profondo il racconto di una donna di Gallarate, 55 anni, colonna portante di una famiglia composta da due figli quasi adolescenti, un marito e due genitori anziani.

È una tra le oltre 300 voci raccolte dall’indagine di VareseNews sulla cosiddetta “Generazione Sandwich”. Una storia che racconta la metamorfosi forzata di chi si ritrova, improvvisamente, a dover fare da madre ai propri genitori, senza avere gli strumenti per gestire il peso di una cura che non ammette pause.

La terza figlia “in affido”

Per sei anni, I. ha gestito la demenza della madre e la fragilità del padre ultranovantenne, incastrando un lavoro a tempo pieno con una routine estenuante. «Per due anni mia mamma è stata come una terza bambina, non convivente ma in affido» racconta. Una metamorfosi dei ruoli che l’ha portata a essere “madre di sua madre”, tra docce fatte in casa finendo per bagnarsi tutta e quella frase, “mi stai portando all’asilo”, pronunciata ogni mattina davanti al centro diurno.

Il welfare a pagamento

Nonostante una posizione economica stabile e due stipendi in casa, il senso di solitudine è stato totale. «Abbiamo avuto la fortuna di poter studiare e avere stabilità, ma non è giusto che la cura sia tutta a carico del privato. Si deve sperare di non ammalarsi, o di avere i risparmi, altrimenti è una tragedia». Il dito è puntato contro uno stato che incassa le tasse ma non restituisce servizi: dalla 104 negata all’assenza di figure di riferimento istituzionali. «Quando hai un bimbo ci sono i nonni. Quando si ammala un genitore, sei solo».

La scelta di non ritorno

Il punto di rottura è arrivato con una caduta. Lì, la decisione più difficile: il ricovero a tempo pieno. «L’ho fatto perché avrei finito per odiarla e per odiarmi. Nessuno di noi nasce infermiere, psicologo o badante. Non abbiamo le competenze per curare certe malattie».

Oggi la serenità è tornata, ma il prezzo è un senso di colpa che ha impiegato mesi a sbiadire. «Mi manca la nostra routine, ma so che oggi mia mamma è assistita da chi sa farlo meglio di me. Il destino ha deciso per me quando ero allo stremo».

Il racconto continua

Frammenti di vita che confermano che il “carico di cura” non è solo un numero, ma un impatto diretto sulla salute, sul lavoro e sulle prospettive di vita di chi assiste. Vuoi raccontarci anche tu la tua storia? Bastano tre minuti: le vostre risposte ci permetteranno di costruire una mappa del carico di cura nel Varesotto.

L’EVENTO A MATERIA

La stagione delle “schiacciate”. Racconti e riflessioni sui cinquant’anni delle donne

Un incontro con Laura Turuani, psicoterapeuta nel centro Minotauro, per presentare il suo libro Le schiacciate. Vivere i cinquant’anni a testa alta tra lavoro, figli adolescenti e genitori anziani. Edizioni Solferino. Un racconto lucido e partecipe delle donne intorno ai cinquant’anni, strette tra lavoro, figli adolescenti e genitori anziani. Storie vere che parlano di stanchezza, perdita e iper-responsabilità. Ma anche di consapevolezza, solidarietà femminile e nuove possibilità di equilibrio.

A questo tema è dedicato l’incontro con Laura Turuani, in programma il prossimo 26 marzo alle 21:00 a Materia di Castronno. Prenota qui il tuo posto

Via Confalonieri, 5

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Pubblicato il 01 Marzo 2026
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